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Sentenza

Sentenza del 14/09/2016 n. 18004 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Agenzia delle Entrate aveva emesso un avviso di accertamento per l'anno 1999, contestando ricavi e acquisti non dichiarati ai fini IRPEF, IVA e IRAP. L'accertamento si basava su appunti e documentazione extracontabile rinvenuti presso la società S. s.r.l., dai quali risultavano cessioni di beni a favore della ditta del contribuente. Il ricorrente sosteneva che tali appunti non avessero valore probatorio sufficiente, che mancassero elementi certi e che fosse stata applicata una percentuale di ricarico non corretta, oltre a denunciare carenze e contraddittorietà nella motivazione della sentenza regionale.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittimo l'accertamento induttivo fondato sulla contabilità extracontabile rinvenuta presso un terzo, considerata presunzione grave, precisa e concordante. Una volta fornita tale prova presuntiva dall'Amministrazione, spettava al contribuente dimostrare l'inesistenza o l'infondatezza delle operazioni contestate, ma tale prova non è stata fornita. La Corte ha inoltre escluso vizi di motivazione e ha dichiarato inammissibile la censura relativa alla percentuale di ricarico, poiché mirava a ottenere un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in 7.000 euro oltre eventuali spese prenotate a debito.

Norme richiamate

  • Art. 2697 del codice civile

    Disciplina l'onere della prova. Nel caso concreto, la Corte ha ritenuto che l'Amministrazione avesse assolto il proprio onere mediante presunzioni qualificate, trasferendo sul contribuente l'onere di dimostrare l'infondatezza della pretesa fiscale.

  • Art. 39, comma 1, lettera c), del D.P.R. n. 600 del 1973

    Consente la rettifica del reddito anche quando l'incompletezza della dichiarazione risulta dai verbali relativi a ispezioni eseguite nei confronti di altri contribuenti.

    La norma consente un accertamento induttivo basato anche su documentazione extracontabile e su elementi emersi da verifiche svolte presso terzi, purché tali elementi integrino presunzioni gravi, precise e concordanti.

  • Art. 54 del D.P.R. n. 633 del 1972

    È stato richiamato dal contribuente in relazione alla rettifica dell'IVA. La decisione ha ritenuto utilizzabile, ai fini della rettifica, la documentazione extracontabile idonea a dimostrare operazioni non registrate.

  • Articoli 2709 e seguenti del codice civile

    La Corte ha affermato che nella nozione sostanziale di scritture contabili possono rientrare anche documenti informali o appunti che registrino quantitativamente o monetariamente atti d'impresa o risultati economici, inclusa la cosiddetta contabilità in nero.

  • Art. 132, comma 2, n. 4, del codice di procedura civile

    La motivazione della sentenza è sufficiente quando consente di ricostruire l'iter logico della decisione; non è necessario confutare analiticamente ogni argomento della parte, purché le ragioni accolte siano coerenti e incompatibili con le tesi respinte.

  • Art. 360, comma 1, n. 5, del codice di procedura civile

    Il vizio di motivazione non può essere utilizzato per chiedere alla Corte di cassazione una nuova valutazione delle prove o del merito della controversia. La Corte può verificare la logicità e sufficienza della motivazione, ma non sostituirsi al giudice di merito nella ricostruzione dei fatti.

Massime di principio

  • La documentazione extracontabile, anche rinvenuta presso un soggetto terzo, può fondare un accertamento fiscale se contiene dati specifici e coerenti sulle operazioni commerciali del contribuente.
  • La cosiddetta contabilità in nero può costituire, anche da sola, una presunzione grave, precisa e concordante, idonea a invertire sul contribuente l'onere di fornire una prova contraria concreta.
  • La regolarità formale della contabilità del contribuente non è sufficiente a neutralizzare elementi extracontabili attendibili provenienti da verifiche presso terzi.
  • Per contestare efficacemente un accertamento presuntivo è necessario produrre elementi documentali o spiegazioni specifiche che dimostrino l'inesistenza, l'erroneità o la non riferibilità delle operazioni contestate.
  • La partecipazione alle verifiche e la mancata formulazione di contestazioni specifiche nel verbale possono essere valutate dal giudice come elementi contrari alla successiva contestazione del contribuente, anche se non equivalgono automaticamente a una confessione.
  • La percentuale di ricarico e gli altri criteri di ricostruzione dei ricavi appartengono normalmente al merito della controversia; in cassazione possono essere censurati solo per effettivi vizi giuridici o per una motivazione radicalmente illogica o apparente.
  • Una sentenza d'appello può richiamare la motivazione del primo giudice, purché esponga un percorso logico comprensibile e chiarisca le ragioni per cui conferma o modifica il risultato precedente.

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