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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20246/2025 del 30/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in quattro motivi: 1) vizio di procedimento e inutilizzabilità delle dichiarazioni "spontanee" rese dal coindagato Guidoum in stato di fermo (si deduce che non fossero realmente spontanee e fossero auto-incriminanti); 2) inutilizzabilità del decreto di intercettazione urgente del 25/05/2024, per carenza del presupposto dei "gravi indizi" e per incongruenze rispetto agli atti; 3) vizio di motivazione sulla gravità indiziaria: la tesi del mandato attribuito a Spinelli sarebbe congetturale e non dimostrata (mancano prove del ruolo di capo della piazza di spaccio e dell'esistenza del litigio precedente); 4) vizio di motivazione circa la contestazione dell'aggravante dei motivi futili (si sostiene che, se certe captazioni fossero prese in considerazione, la reazione sarebbe stata da intendersi come risposta a una minaccia seria e non per motivi futili).

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso. Sul piano sostanziale: ha ritenuto utilizzabili, nei limiti di legge, le dichiarazioni rese da Guidoum (art. 350, co.7 c.p.p.), ha dichiarato il secondo motivo inammissibile per manifesta infondatezza ritenendo corretto il presupposto oggettivo per le captazioni (gravi indizi di reato) e la riferibilità della Fiat 500 allo Spinelli; ha respinto il terzo motivo affermando che il Tribunale ha dato una motivazione logica, completa e non meramente congetturale sulla sussistenza di un «mandato» e sulla partecipazione morale di Spinelli (anche in relazione al principio di aberratio ictus); infine ha ritenuto che non sussistono profili di illegittimità nella contestazione dell'aggravante per motivi futili, data la sproporzione tra l'episodio iniziale e la reazione violenta. Confermata, dunque, l'applicazione della custodia cautelare in carcere e la valutazione di gravità indiziaria formulata dal Tribunale.

Norme richiamate

  • art. 309 cod.proc.pen.

    Norma richiamata per la costituzione del Tribunale chiamato a confermare il titolo cautelare; uso formale per la composizione del collegio

  • art. 350, comma 7 cod.proc.pen.

    Le dichiarazioni rese dall'indagato possono essere considerate "spontanee" e utilizzabili nei limiti della disposizione anche se rese in condizione di fermo; la sola condizione di fatto (fermo) non esclude automaticamente la spontaneità né la capacità del dichiarante di orientare le proprie scelte dichiarative

  • art. 273 cod.proc.pen.

    Il requisito dei "gravi indizi di colpevolezza" per l'applicazione delle misure cautelari implica una valutazione prognostica di elevata probabilità di condanna sulla base degli elementi acquisiti; gli "indizi" vanno valutati nella loro natura (diretti o critici) e proiettati sulle regole di giudizio della decisione finale in chiave di ragionevole previsione di condanna

  • art. 292, comma 2, lett. c cod.proc.pen.

    Richiamata in relazione alle modalità del giudizio cautelare: il giudice deve esaminare gli elementi indiziari secondo i criteri previsti per la decisione incidentale sulla libertà

  • art. 533, comma 1 cod.proc.pen.

    La regola della decisione di condanna (oltre ogni ragionevole dubbio) è un parametro cui il giudice cautelare deve riferirsi in via mediata per valutare la tenuta prognostica del quadro indiziario

  • art. 530, comma 2 cod.proc.pen.

    Richiamata in materia di incertezza e contraddittorietà come elemento da considerare, in via mediata, nella prognosi cautelare sulla tenuta del quadro probatorio

Massime di principio

  • Le dichiarazioni rese da un coindagato in stato di fermo non sono automaticamente inutilizzabili: va valutata la spontaneità e la capacità di autodeterminazione alla luce dell'art. 350 co.7 c.p.p.; la mera condizione di fermo non le esclude di per sé.
  • Le intercettazioni (captazioni) disciplinate come attività di investigazione urgente richiedono il presupposto dei "gravi indizi di reato" in senso oggettivo (esistenza di gravi indizi che giustifichino l'attività), non la prova della colpevolezza di un preciso soggetto; la contestabilità dell'atto è ridotta se esistono elementi oggettivi che giustificano l'indagine (es. immagini che ricondurrebbero un veicolo a un indagato).
  • In sede cautelare la "gravità degli indizi" va intesa come valutazione prognostica: il giudice deve motivare in modo completo, logico e non contraddittorio come gli elementi acquisiti possano far ragionevolmente prevedere una futura condanna (tenendo conto, in via mediata, delle regole del giudizio di merito).
  • Una ricostruzione fondata su più elementi concatenati (videoregistrazioni, posizioni temporali di indagati su veicoli, contenuti di captazioni, elementi di contesto come gestione di una piazza di spaccio) può legittimamente fondare la conclusione della sussistenza di un "mandato" o di una partecipazione morale, purché la motivazione renda chiaro il nesso logico tra i fatti.
  • L'aberratio ictus (colpire una persona diversa dall'obiettivo) non esclude la partecipazione morale all'azione criminosa: l'errore esecutivo non incide sull'elemento soggettivo del promotore/mandante quando l'azione concordata era idonea a produrre il risultato lesivo previsto.
  • La qualificazione di un'aggravante per motivi futili può essere sostenuta quando la reazione è manifestamente sproporzionata rispetto all'evento scatenante e indica una volontà di affermare predominio o ritorsione, e pertanto va valutata complessivamente nel quadro indiziario.

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