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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6590/2024 del 14/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte di Appello di Brescia che confermava la condanna per ricettazione inflitta dal Tribunale di Mantova. Il ricorrente deduceva: 1) vizio di motivazione e inosservanza di norme processuali per la mancata valutazione di un'istanza di rinvio per legittimo impedimento (PEC inviata) e per l'omessa considerazione di una memoria del 08/03/2023 e della rinuncia al mandato di un difensore; 2) violazione di legge e vizio di motivazione per il mancato riconoscimento della continuazione tra il reato di ricettazione e i reati di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, sostenendo l'identità del disegno criminoso derivante dalla guida di un'auto rubata e dalla fuga per sottrarsi all'arresto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Prima, ha ritenuto manifestamente infondata e aspecifica la censura sul legittimo impedimento perché nella documentazione non risultava una vera istanza di rinvio allegata alla PEC; la difesa non ha confutato questo rilievo. Ha poi considerato aspecifico e indeterminato il rilievo sulla memoria dell'08/03/2023 e sulla rinuncia del difensore, per mancanza di spiegazione del vizio contestato. Quanto alla presunta continuazione tra i reati, la Suprema Corte ha rilevato che si tratta di una diversa valutazione di merito non riferibile a vizi di legittimità ex art. 606 cod. proc. pen., per cui anche tale motivo è inammissibile. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare alla Cassa delle ammende la somma equitativamente fissata in euro 3.000.

Norme richiamate

  • artt. 178, 179, 604, comma 4, cod. proc. pen.

    Richiamate dalla difesa in relazione all'istanza di rinvio per legittimo impedimento; la Corte osserva che tali rimedi formali devono risultare in atti (istanza concreta e documentazione di supporto), altrimenti la censura è priva di fondamento.

  • art. 591, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    Usato per motivare l'inammissibilità: il ricorso deve essere specifico e confrontarsi con le argomentazioni del giudice di merito; l'ignorare ragioni esposte nella decisione porta all'aspecificità e all'inammissibilità.

  • art. 606, cod. proc. pen.

    Limita i motivi di cassazione ai vizi di diritto espressamente elencati: questioni che si risolvono in mera rivalutazione del merito o della valutazione delle prove non sono sindacabili in Cassazione, perciò le doglianze che rappresentano una lettura alternativa dei fatti sono inammissibili.

Massime di principio

  • Per far valere un legittimo impedimento è necessario proporre una istanza formale e documentata che risulti negli atti; una PEC generica senza allegati/istanza non è sufficiente.
  • In Cassazione la doglianza deve essere specifica e confrontarsi direttamente con le ragioni del giudice di merito; l'ignorare le argomentazioni rese dal giudice comporta inammissibilità per aspecificità (art. 591 c.1 lett. c).
  • Le questioni che consistono in una diversa valutazione del fatto o della prova (es. chiedere che sia ritenuta la 'continuazione' tra reati sulla base di una diversa lettura del comportamento) non sono tipicamente sindacabili in Cassazione ai sensi dell'art. 606 e vengono dichiarate inammissibili se presentate come mera rivalutazione del merito.
  • Quando si censura omissione di motivazione il ricorrente deve indicare concretamente quale motivo non è stato valutato e perché la mancata valutazione incide su un vizio di diritto; la semplice affermazione di omissione, priva di specifiche, non basta.
  • L'inammissibilità può comportare condanna alle spese e sanzioni alla Cassa delle ammende se la Corte ravvisa profili di colpa nella determinazione del motivo di ricorso.

Testo integrale

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