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Cassazione Civile, Ordinanza n. 19280/2025 del 14/07/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

I superstiti di un uomo ucciso da criminalità organizzata, poi riconosciuto in sede penale come vittima di errore di persona ed estraneo ai contesti criminali, avevano chiesto al Ministero l'erogazione dei benefici previsti dalla legge n. 302/1990. L'Amministrazione aveva negato il beneficio ritenendo insussistenti i requisiti soggettivi, in particolare per i rapporti di parentela e affinità della vittima con soggetti gravati da precedenti penali. Il Tribunale aveva accolto il ricorso dei superstiti ritenendo non maturata la decadenza; la Corte d'appello, invece, aveva accolto l'appello ministeriale, ritenendo: a) ammissibile il gravame; b) non maturata la decadenza perché il termine di tre mesi decorreva dal passaggio in giudicato della sentenza penale; c) fondato però il diniego del beneficio, poiché la disciplina applicabile richiedeva che il beneficiario fosse del tutto estraneo ad ambienti e rapporti delinquenziali e la parentela/affinità con soggetti con precedenti penali costituiva indice sintomatico sufficiente di non estraneità. I superstiti hanno proposto ricorso per cassazione con quattro motivi: nullità della sentenza e violazione dell'art. 342 c.p.c. per asserita inammissibilità dell'appello ministeriale; violazione dell'art. 2 quinquies d.l. n. 151/2008 per avere la Corte applicato la lett. b) invece della lett. a) e per aver valorizzato la parentela come indice di intraneità; omesso esame di fatti decisivi relativi a delibere ministeriali e risultanze istruttorie che avrebbero attestato la loro estraneità; violazione degli artt. 2727 e 2729 c.c., dell'art. 115 c.p.c. e dell'art. 3 Cost. per uso indebito delle presunzioni e disparità di trattamento. Il Ministero, con ricorso incidentale, ha insistito sull'eccezione di decadenza, sostenendo che il termine biennale originario fosse spirato già nel 1994 e che la domanda del 2015 fosse tardiva.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso principale. Ha ritenuto ammissibile l'appello del Ministero, poiché conteneva una critica sufficientemente specifica alla decisione di primo grado secondo i principi consolidati sull'art. 342 c.p.c. Ha poi confermato la decisione di merito della Corte d'appello nella parte in cui aveva applicato la lett. b) dell'art. 2 quinquies del d.l. n. 151/2008, reputando corretta la valorizzazione della non totale estraneità della parte beneficiaria ad ambienti e rapporti delinquenziali e non sindacabile in cassazione la valutazione probatoria compiuta dal giudice di merito. Ha escluso i vizi di motivazione apparente, contrasto irriducibile e omesso esame di fatti decisivi, ritenendo che le censure mirassero in realtà a una nuova valutazione del materiale istruttorio. Ha respinto anche il ricorso incidentale del Ministero, ma senza esaminarlo nel merito per difetto di interesse, essendo il ricorso principale risultato infondato. Le ricorrenti principali sono state condannate in solido al pagamento delle spese del giudizio di legittimità e all'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 342 c.p.c.

    L'appello è ammissibile se consente di individuare con chiarezza le questioni e i punti contestati della sentenza, con una parte volitiva e una argomentativa che confuti le ragioni del primo giudice, senza formule sacramentali o necessità di un progetto alternativo di decisione.

  • art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c.

    La motivazione è nulla solo in presenza di anomalia motivazionale costituzionalmente rilevante, non quando la parte contesti soltanto la valutazione del materiale probatorio.

  • art. 111 Cost.

    È richiamato in relazione al dovere di motivazione della decisione, ma la censura è respinta perché la sentenza impugnata espone un percorso argomentativo intelligibile.

  • art. 2 quinquies d.l. n. 151/2008

    Per i benefici ai superstiti occorre la totale estraneità ad ambienti e rapporti delinquenziali; la norma può essere applicata anche quando non sia provata una partecipazione attiva, essendo sufficiente una non estraneità desunta da elementi sintomatici.

  • art. 6 legge n. 302/1990

    Il termine per proporre l'istanza di beneficio, nel regime ritenuto applicabile dalla Corte, decorre dal passaggio in giudicato della sentenza penale e non dal solo fatto-reato.

  • art. 12 legge n. 302/1990

    È richiamato nel motivo incidentale per sostenere il termine decadenziale originario biennale, ma il ricorso incidentale è respinto per difetto di interesse conseguente al rigetto del principale.

  • art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

    Non consente di veicolare censure che mirino solo a ottenere una diversa lettura del merito probatorio, salvo anomalie motivazionali radicali.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    La violazione di legge non può essere usata per sollecitare una nuova valutazione dei fatti o delle prove.

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    L'omesso esame è configurabile solo se manca la considerazione di un fatto storico decisivo, non quando siano state trascurate singole risultanze istruttorie.

  • art. 2727 c.c.

    Le presunzioni semplici sono ammissibili anche quando il convincimento si fondi su un solo indizio, purché grave e preciso.

  • art. 2729 c.c.

    La valutazione dei requisiti di gravità, precisione e concordanza delle presunzioni è rimessa al giudice di merito ed è sindacabile in cassazione solo nei limiti del vizio motivazionale tipizzato.

  • art. 115 c.p.c.

    La censura sul cattivo uso delle massime di esperienza o delle prove non legali non integra di per sé un vizio di legittimità se mira soltanto a una rivalutazione del merito.

  • art. 3 Cost.

    La doglianza di disparità di trattamento è respinta perché basata su una diversa valutazione di fatto non consentita in sede di legittimità.

  • art. 13, comma 1 quater, d.P.R. n. 115/2002

    Sussistendo la soccombenza, è dovuto l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 13, comma 1 bis, d.P.R. n. 115/2002

    È il parametro richiamato per quantificare l'ulteriore importo dovuto in caso di rigetto dell'impugnazione.

Massime di principio

  • L'appello è specifico e ammissibile quando, pur senza formule rituali o un progetto alternativo di sentenza, consente di individuare con chiarezza il capo impugnato e le ragioni di dissenso rispetto alla decisione di primo grado.
  • Nel giudizio di legittimità non è consentito trasformare le censure di violazione di legge, nullità o omesso esame in una richiesta di nuova valutazione del compendio istruttorio e dei fatti storici.
  • L'omesso esame denunciabile ex art. 360, n. 5, c.p.c. riguarda un fatto storico decisivo e discusso tra le parti; non basta lamentare la mancata considerazione di singoli documenti o di una diversa lettura delle prove.
  • In tema di presunzioni semplici, il convincimento del giudice può fondarsi anche su un solo indizio, purché grave e preciso; la verifica della sussistenza dei requisiti di legge appartiene al merito ed è censurabile in cassazione solo nei ristretti limiti dell'anomalia motivazionale.
  • Per i benefici destinati ai superstiti di vittime di reati di tipo mafioso o violento, la nozione normativa di estraneità agli ambienti delinquenziali può essere desunta anche da elementi sintomatici familiari e relazionali, se il giudice di merito li ritiene congruamente significativi nel caso concreto.
  • Se il ricorso principale viene respinto, il ricorso incidentale proposto sulla sola questione preliminare o pregiudiziale può restare assorbito o comunque privo di interesse all'esame nel merito.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniProveDanno non patrimoniale
RamiProcesso civileResponsabilità civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicatoPrescrizioneNullità

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