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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9930/2025 del 12/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza che confermava il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione di Euro 22.475 rinvenuti nella disponibilità del figlio indagato per detenzione illecita di cocaina. Hanno dedotto: (1) carenza o apoditticità della motivazione circa la riconducibilità delle somme a VERSACE Giulio; (2) la non confiscabilità delle somme rispetto al reato contestato, lamentando che la detenzione non è idonea a costituire fonte di illecito arricchimento; (3) mancata sussistenza del fumus commissi delicti per insufficienza di indizi concreti; (4) omessa motivazione sulla proporzionalità della misura.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che il Tribunale di Bologna avesse fornito motivazione adeguata e non apodittica circa l'attribuzione delle somme a VERSACE Giulio (somma rinvenuta nella sua camera, incompatibilità con redditi dichiarati, assenza di rivendicazioni credibili da parte dei genitori, presenza di banconote false indicativa di collegamenti criminali). Per le altre censure (confiscabilità, fumus, proporzionalità) la Corte ha rilevato il difetto d'interesse dei ricorrenti, essendo caduto il primo e necessario motivo di rivendicazione; conseguentemente ha dichiarato i ricorsi inammissibili e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Richiamato quale norma che regola il riesame del sequestro richiesto dai terzi interessati; costituisce la base processuale dell'istanza di riesame presentata dai genitori

  • Giurisprudenza - Sez. 2, n. 49739 del 10/10/2023 (Mannolo)

    Principio secondo cui il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro è ammesso solo per violazione di legge intesa anche come vizi motivazionali tanto gravi da rendere incomprensibile l'itinerario logico del giudice; principio applicato per limitare la sindacabilità in cassazione dei provvedimenti cautelari reali

  • Giurisprudenza - Sez. 2, n. 41861 del 03/10/2024 (Tuccillo) e Sez. 6, n. 15673 del 13/03/2024 (Pezzi)

    Giurisprudenza richiamata in merito alla discussa questione circa la possibilità per terzi di contestare i presupposti del sequestro: esistono orientamenti contrastanti; la Corte ha comunque ritenuto qui che, essendo infondato il primo motivo (riconducibilità delle somme), i terzi non avessero interesse a proseguire sui restanti motivi

Massime di principio

  • In caso di sequestro di somme trovate nella disponibilità dell'indagato, la collocazione materiale (es. nella stanza o nelle tasche) e la mancanza di spiegazioni credibili dei terzi costituiscono elementi decisivi per l'attribuzione della titolarità
  • La revisione in Cassazione degli ordini di sequestro preventivo è limitata: sono ammissibili solo i vizî di legge o vizi motivazionali così gravi da rendere incomprensibile l'iter logico del giudice; le censure meramente critiche sulla valutazione degli elementi probatori sono spesso inammissibili
  • Se il primo motivo volto a rivendicare la proprietà o la non riconducibilità delle somme risulta manifestamente infondato, i terzi possono perdere l'interesse a proseguire sul tema della confiscabilità, del fumus commissi delicti o della proporzionalità
  • Per contestare la confiscabilità collegata a reati di detenzione di droga, è utile dimostrare con elementi concreti e documentali che le somme non derivano dall'attività illecita o che il reato contestato non è idoneo a generare l'accumulazione contestata
  • Tempestività e coerenza delle rivendicazioni sono importanti: l'assenza di immediata e credibile rivendicazione da parte del titolare apparente (o la mancata dichiarazione al momento del sequestro) indebolisce la posizione dei terzi
  • Elementi indiziari accessori (es. presenza di banconote false, incongruenze reddituali) possono essere valorizzati dal giudice come indici di collegamento dell'indagato a circuiti criminosi e quindi utili a giustificare misure reali

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