Cassazione Penale, Sentenza n. 22233/2022 del 08/06/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso straordinario per errore di fatto ex art. 625-bis c.p.p. avverso la sentenza della Corte di Cassazione dell'11/02/2021 che aveva dichiarato inammissibile il precedente ricorso straordinario relativo alla pronuncia della Prima Sezione penale n. 30010/2020. Il ricorrente contestava, in particolare: 1) la mancata qualificazione come "nuove prove" delle dichiarazioni rese da Clemente Vinciguerra in incidente probatorio nel 2016 (soprattutto con riferimento alla data e al contesto delle confidenze rese da Nunziata); 2) l'errata attribuzione della specifica confidenza sulla manovra evasiva del camionista al Vinciguerra anziché all'Addeo; 3) l'omessa o insufficiente valutazione della natura temporale e del contesto della presunta confessione resa da Nunziata all'Addeo; 4) l'omessa considerazione delle dichiarazioni di Vinciguerra relative al coinvolgimento di Nunziata in rapine seriali; 5) una questione di legittimità costituzionale dell'art. 34, comma 1, c.p.p. (per incompatibilità del giudice che decide il ricorso straordinario) in rapporto agli artt. 111 e 117 Cost. e all'art. 6 CEDU. Il ricorrente sosteneva che tali errori avessero inciso sull'ammissibilità della revisione della condanna all'ergastolo per omicidio volontario, tentativo di rapina e reati in materia di armi.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso straordinario inammissibile. Motivazione essenziale: il rimedio straordinario ex art. 625-bis c.p.p. è destinato a denunciare errori materiali o di fatto percettivi decisivi commessi dalla sentenza che si impugna; non è lo strumento per rimettere in discussione valutazioni di merito o motivazioni (vizi di travisamento della prova o di giudizio). La Corte ha ritenuto che: 1) le censure del ricorrente vertevano primariamente su valutazioni critiche della motivazione e sull'effetto demolitorio delle prove nuove, non su un errore percettivo decisivo; 2) alcuni degli errori denunciati erano già presenti in precedenti decisioni e, quindi, non costituivano "nuovi" errori imputabili alla sentenza impugnata; 3) la presunta inesatta attribuzione di un particolare (Addeo vs Vinciguerra) era stata riconosciuta ma giudicata non decisiva rispetto all'esito complessivo, che si fondava su una pluralità di riscontri (dichiarazioni di Addeo, fallimento dell'alibi, precedenti rapine, perizia balistica, calunnie ammesse dall'imputato); 4) la questione di incompatibilità del giudice di cui all'art. 34 c.p.p. è stata ritenuta infondata nella parte dedotta e conforme ai parametri costituzionali e convenzionali. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato alle spese processuali e ad una somma a titolo di contributo.
Norme richiamate
art. 625-bis cod. proc. pen.
Il rimedio straordinario ex art. 625-bis è ammesso solo per errori materiali o di fatto (percettivi) decisivi nella decisione, non per contestazioni di valutazione o di motivazione; inoltre, nel caso di ricorso contro una sentenza di Cassazione che decide un precedente ricorso straordinario l'oggetto è limitato agli errori commessi dalla stessa Cassazione nella decisione del primo ricorso.
art. 34, comma 1, cod. proc. pen.
La Corte ha ritenuto non fondata la questione di illegittimità costituzionale sollevata rispetto alla incompatibilità del giudice che decide il ricorso straordinario; l'assegnazione secondo le tabelle della Corte non determina, di per sé, violazione degli artt. 111 e 117 Cost. o dell'art. 6 CEDU, salvo specifiche ragioni di ricusazione non prospettate nel caso.
artt. 111 e 117 Cost.
Richiamati nella doglianza di illegittimità costituzionale per sostenere l'incompatibilità del giudice, ma la Corte ha ritenuto la disciplina conforme agli standard costituzionali nella fattispecie esaminata.
art. 6 CEDU
Invocato in relazione ai principi di equo processo e giudice imparziale; la Corte ha ritenuto che la doglianza non dimostrasse una violazione concreta di tali diritti nel caso esaminato.
Massime di principio
- Il ricorso straordinario per errore di fatto ex art. 625-bis c.p.p. è uno strumento molto limitato: è ammissibile solo per errori materiali o percettivi e solo se tali errori sono decisivi per l'esito della decisione impugnata.
- Non costituiscono oggetto del ricorso straordinario le critiche all'apprezzamento complessivo delle prove o i vizi di motivazione/travisamento della prova: quelli sono profili riservati al giudizio di merito o ad altri rimedi ordinari.
- Quando si impugna una sentenza di Cassazione che ha deciso un precedente ricorso straordinario, il nuovo ricorso può riguardare soltanto errori nuovi commessi dalla Cassazione nella decisione del primo ricorso, non errori che avrebbero dovuto essere tempestivamente dedotti nel primo ricorso.
- Se la censura è relativa all'assegnazione del giudice (possibile conflitto di interesse o mancanza di imparzialità), occorre proporre tempestiva istanza di ricusazione; una mera osservazione sulle "tabelle" di assegnazione senza atti di ricusazione non è sufficiente a integrare l'incompatibilità.
- Perché una prova "nuova" sia idonea a modificare l'ammissibilità della revisione o l'esito del giudizio è necessario dimostrare non solo la novità, ma anche la sua incisività demolitoria rispetto al nucleo probatorio decisivo; prove che incidono solo su riscontri secondari spesso risultano insufficienti.
- L'attribuzione erronea di un dettaglio probatorio (es. quale testimone abbia riferito un particolare) può essere rilevante solo se dimostrabile come errore percettivo decisivo; se l'errore è invece meramente valutativo o non incide sulla decisione, il ricorso straordinario è inammissibile.
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