Sentenza n. 13323/2026 - Roma, Sezione 1T
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di iscrizione nella white list, contestuale informazione antimafia interdittiva e atti conseguenti, inclusa l’avvio del procedimento di cancellazione dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali
Esito
Favorevole al resistente (prefettura)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società ha impugnato il rigetto della domanda di iscrizione nell’elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa, unitamente all’informazione antimafia interdittiva adottata dal Prefetto di Roma ai sensi dell’art. 89-bis del d.lgs. 159/2011. Sono stati inoltre impugnati la comunicazione prefettizia del provvedimento, la comunicazione dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali relativa all’avvio del procedimento di cancellazione, il parere del Gruppo Interforze Antimafia e gli atti istruttori presupposti e connessi. Dal testo della sentenza non risultano esposti nel dettaglio i singoli motivi di legittimità dedotti dalla ricorrente. Nel corso del giudizio è stato depositato il successivo provvedimento di iscrizione della società nella white list della Prefettura di Roma; la difesa erariale ha quindi chiesto la declaratoria di cessazione della materia del contendere. È stato altresì rappresentato che il Tribunale di Roma, Sezione Misure di Prevenzione, aveva dichiarato inammissibile l’istanza di ammissione al controllo giudiziario, in ragione della pendenza di un sequestro di prevenzione.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. La successiva iscrizione della società nella white list ha fatto venir meno l’interesse attuale della ricorrente alla decisione sull’impugnazione del precedente diniego e dell’informazione antimafia interdittiva, sicché il giudizio è stato definito in rito senza esame dei motivi di legittimità. Il Collegio ha ritenuto non necessario dichiarare la cessazione della materia del contendere, qualificando l’esito come sopravvenuta carenza di interesse. Le spese di lite sono state compensate.
Norme richiamate
art. 89-bis d.lgs. 159/2011
Richiamato quale base normativa dell’informazione antimafia interdittiva impugnata.
art. 34-bis, comma 6, d.lgs. 159/2011
Richiamato in relazione all’istanza di ammissione al controllo giudiziario dichiarata inammissibile dal Tribunale di Roma.
art. 20 d.lgs. 159/2011
Richiamato quale base del sequestro di prevenzione pendente, ritenuto incompatibile con l’istanza di controllo giudiziario.
art. 35, comma 1, lettera c, c.p.a.
Applicato per la definizione del giudizio mediante declaratoria di improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse.
art. 73 c.p.a.
Richiamato per l’avviso dato in udienza alle parti circa la possibile definizione del giudizio per sopravvenuto difetto di interesse.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato tra le disposizioni processuali applicate nella definizione del giudizio.
Massime di principio
- La sopravvenuta iscrizione dell’impresa nella white list può determinare il venir meno dell’interesse attuale alla decisione sul ricorso contro il precedente diniego di iscrizione e la connessa informazione antimafia interdittiva, con conseguente improcedibilità del giudizio.
- Quando una sopravvenienza elimina l’utilità concreta che il ricorrente potrebbe trarre dalla pronuncia richiesta, il giudice amministrativo deve dichiarare il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, senza esaminare nel merito i motivi di legittimità.
- La declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse è distinta dalla cessazione della materia del contendere: la prima presuppone il venir meno dell’interesse alla decisione, mentre la seconda richiede il venir meno della situazione controversa in termini tali da soddisfare integralmente la pretesa azionata.
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