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Sentenza

Sentenza n. 1615/2026 - Venezia, Sezione 2

per l'annullamento • del provvedimento prot. SUPRO 0342836 trasmesso a mezzo SUAP il 21.7.2025 con cui veniva rigettata l'istanza di premesso di costruire in sanatoria prot. n. 173184 del 4.12.2024 avente ad oggetto l'installazione di una "pergola a struttura metallica con alette orientabili"; • del provvedimento Rif. Ufficio Abusi prot. n. 2023/AB/0039 del 27.8.2025, notificato il 17.9.2025 e denominato Ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi ai sensi dell'art. 31 del D.P.R. 6 giugno 2001 n.380 e s.m.i., con cui veniva ordinata alla ricorrente la demolizione di " una struttura edificata nell'area scoperta pertinenziale all'appartamento sito al piano terra dell'immobile al civ. 10 di via Capuzzo " e ritenuta consistente in " una tettoia con copertura in lame metalliche ombreggianti tipo 'brise-soleil', avente dimensioni approssimative di ml.4,00 x3,30 ed altezza di ml.2,50 " e il ripristino dello stato dei luoghi; • nonché di ogni altro atto presupposto, connesso, consequenziale e comunque coevo, ivi espressamente compresi, in via incidentale, l'art. 11, commi 3 e 4, delle N.T.O. del vigente P.I. del Comune di Treviso, nella parte in cui annovera nel computo del volume urbanistico lordo i porticati privati per la superficie eccedente la superficie coperta del 25% (lett. e ed f del punto 4.1.1.), e l'art. 96 del Regolamento Edilizio del Comune di Treviso, nella parte, al comma 4, in cui non considera opere di arredo pertinenziale i gazebo e le coperture leggere di arredo nonché i pergolati, le tende a pergola e le pergotende; per l'adozione delle misure più idonee a tutelare la situazione giuridica soggettiva dedotta nel presente giudizio, nonché per la richiesta di condanna dell'Ente resistente al risarcimento di tutti i danni subiti e subendi dal ricorrente in conseguenza dell’emissione dei provvedimenti impugnati

Giustizia amministrativa202501900

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Veneto - Venezia, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di permesso di costruire in sanatoria relativo a una struttura tipo pergotenda e conseguente ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (proprietario)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha impugnato il diniego della domanda di permesso di costruire in sanatoria e la conseguente ordinanza di demolizione, deducendo, tra l'altro, la violazione dell'art. 6 d.P.R. 380/2001, della l.r. Veneto n. 16/2007 e della d.g.r. n. 509/2010, nonché eccesso di potere per carenza e insufficienza dell'istruttoria, travisamento dei fatti, contraddittorietà, illogicità e irragionevolezza. Ha sostenuto che il manufatto, addossato all'abitazione, aperto sui lati, non ancorato al suolo e dotato di lame metalliche orientabili con funzione di protezione solare e dagli agenti atmosferici, fosse qualificabile come pergotenda o elemento di arredo pertinenziale e rientrasse nell'attività edilizia libera, senza necessità di permesso di costruire. Ha inoltre contestato la qualificazione comunale dell'opera come tettoia o pergolato, rilevando difformità tra verbale di sopralluogo e comunicazione di avvio del procedimento quanto a denominazione, superficie e misure. Sono stati dedotti anche vizi relativi all'applicazione degli artt. 31 e 36 d.P.R. 380/2001, alla disciplina regionale per l'abbattimento delle barriere architettoniche, alla motivazione del diniego e all'illegittimità derivata dell'ordinanza demolitoria, nonché una questione di legittimità costituzionale. La ricorrente ha chiesto anche il risarcimento dei danni derivanti dagli atti impugnati.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso quanto alla domanda di annullamento, ritenendo fondato il primo motivo e assorbendo gli ulteriori motivi perché dalla loro trattazione la ricorrente non avrebbe potuto ottenere ulteriore utilità. Il manufatto, caratterizzato da una copertura non edilizia costituita da lame metalliche orientabili tipo brise-soleil, dall'assenza di pareti laterali e dall'impossibilità di creare uno spazio stabilmente chiuso, è stato qualificato come pergotenda e ricondotto alla fattispecie dell'art. 6, comma 1, lett. b-ter), d.P.R. 380/2001, introdotta dal d.l. n. 69/2024 e convertita dalla l. n. 105/2024. Secondo il giudice, tali caratteristiche escludono la creazione di volume e distinguono l'opera da una tettoia. Il diniego di sanatoria è stato quindi ritenuto illegittimo e, per illegittimità derivata, è stata annullata anche l'ordinanza di demolizione e ripristino adottata ai sensi dell'art. 31 d.P.R. 380/2001. La domanda risarcitoria è stata invece respinta: l'illegittimità dell'atto non è sufficiente a fondare la responsabilità della pubblica amministrazione e la ricorrente aveva formulato la domanda soltanto nelle conclusioni, con formula generica e senza allegare o provare adeguatamente l'an e il quantum del danno. Il TAR ha escluso l'applicazione officiosa del metodo acquisitivo agli elementi nella disponibilità del privato, richiamando gli artt. 2043 e 2697 c.c. Le spese sono state poste a carico del Comune e liquidate in euro 2.000,00 oltre accessori di legge, se dovuti. La sentenza è stata sottoscritta dal solo Presidente, in applicazione dell'art. 132, comma 2, c.p.c., richiamato dall'art. 39 c.p.a., per l'impedimento assoluto dell'estensore.

Norme richiamate

  • art. 6 d.P.R. 380/2001

    opere di protezione dal sole e dagli agenti atmosferici; tende a pergola con elementi di protezione solare mobili o regolabili; non è consentita la creazione di uno spazio stabilmente chiuso

    La struttura aperta, priva di pareti laterali e dotata di lame metalliche orientabili con funzione di protezione solare e dagli agenti atmosferici, rientra nella fattispecie delle pergotende eseguibili in edilizia libera.

  • art. 6, comma 1, lett. b-ter), d.P.R. 380/2001

    tende a pergola con elementi di protezione solare mobili o regolabili

    La disposizione comprende opere di protezione solare e dagli agenti atmosferici che, per caratteristiche tecnico-costruttive e profilo estetico, non creino uno spazio stabilmente chiuso e minimizzino impatto visivo e ingombro.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    L'ordinanza di demolizione e ripristino adottata per l'opera ritenuta abusiva è stata annullata per illegittimità derivata, in quanto conseguente a un diniego di sanatoria illegittimo.

  • art. 36 d.P.R. 380/2001

    Il diniego dell'accertamento di conformità è stato annullato perché l'opera non necessitava del titolo edilizio contestato, essendo riconducibile all'edilizia libera.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Il Comune ha comunicato i motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza prima dell'adozione del diniego; la legittimità sostanziale del diniego è stata tuttavia esclusa dal TAR.

  • art. 3 l. 241/1990

    La censura relativa alla carenza motivazionale è stata assorbita a seguito dell'accoglimento del motivo principale.

  • art. 2043 c.c.

    La domanda risarcitoria richiede l'allegazione degli elementi costitutivi dell'illecito amministrativo, oltre alla prova del danno e del nesso causale.

  • art. 2697 c.c.

    Nel giudizio risarcitorio grava sul privato l'onere di allegare e provare i fatti costitutivi della pretesa, non potendosi applicare d'ufficio il metodo acquisitivo agli elementi nella sua disponibilità.

  • art. 132, comma 2, c.p.c.

    Se l'estensore non può sottoscrivere la sentenza per morte o altro impedimento è sufficiente la sottoscrizione del solo presidente, purché prima della sottoscrizione sia menzionato l'impedimento

    La sentenza collegiale può essere sottoscritta dal solo Presidente quando l'estensore sia deceduto o impedito, purché l'impedimento sia previamente menzionato.

  • art. 39 c.p.a.

    per quanto non disciplinato dal presente codice si applicano le disposizioni del codice di procedura civile, in quanto compatibili o espressione di principi generali

    Consente il rinvio esterno al codice di procedura civile e l'applicazione dell'art. 132, comma 2, c.p.c. alla sottoscrizione della sentenza amministrativa.

Massime di principio

  • Una struttura addossata a un'abitazione, aperta sui lati, priva di pareti fisse e dotata di elementi mobili o regolabili destinati principalmente alla protezione dal sole e dagli agenti atmosferici può essere qualificata come pergotenda ai sensi dell'art. 6, comma 1, lett. b-ter), d.P.R. 380/2001, rientrando nell'edilizia libera quando non determini la creazione di uno spazio stabilmente chiuso.
  • Ai fini della distinzione tra pergotenda e tettoia non è decisiva la superficie occupata dal manufatto, ma la sua concreta capacità di trasformare stabilmente il territorio mediante la creazione di un volume o di uno spazio chiuso; l'assenza di pareti laterali fisse e di una copertura edilizia esclude, di regola, tale trasformazione.
  • L'annullamento del diniego relativo al titolo edilizio determina l'illegittimità derivata dell'ordinanza di demolizione adottata come conseguenza del diniego, con conseguente annullamento anche della misura ripristinatoria.
  • La domanda di risarcimento del danno da attività amministrativa deve contenere specifiche allegazioni sull'esistenza del danno, sul nesso causale e sulla sua quantificazione, oltre alla relativa prova; la mera formula generica inserita nelle conclusioni è insufficiente.
  • Nel giudizio risarcitorio amministrativo il principio dispositivo impone al ricorrente di allegare e provare gli elementi costitutivi della responsabilità della pubblica amministrazione; il metodo acquisitivo non supplisce alla mancata allegazione di fatti che rientrano nella disponibilità del privato.

Come è indicizzato

MaterieTitoli abilitativi ediliziAbusi edilizi e sanzioniDanno da provvedimento illegittimoPartecipazione al procedimento
RamiEdiliziaResponsabilità della pubblica amministrazioneProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDifetto di istruttoriaEccesso di potereRisarcimento del danno da attività amministrativaOnere della prova e principio dispositivo

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