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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3655/2022 del 01/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di modifica della misura cautelare della custodia in carcere. Il ricorrente deduceva vizio di motivazione e violazione di legge in ordine alla gravità indiziaria per i reati di associazione di stampo mafioso e di estorsione aggravata: sosteneva che la presunta parte offesa fosse un imprenditore "colluso" (attualmente in carcere) e quindi non soggetto a minacce estorsive, che mancassero elementi per ritenere che il TEDESCO avesse svolto attività di mediazione per appoggi elettorali, e contestava la rilevanza delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia ARENA. Chiedeva pertanto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con misura meno afflittiva.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e rigettato. La Corte ha richiamato il principio secondo cui, in sede di appello avverso un'ordinanza di rigetto della richiesta di modifica di misura cautelare, il Tribunale è tenuto a verificare principalmente la correttezza giuridica e la motivazione in relazione a fatti nuovi o sopravvenuti idonei a cambiare il quadro probatorio, senza riesaminare interamente la prova. La Corte ha ritenuto che le questioni sollevate fossero già state esaminate nella precedente sentenza n. 16413/2021 e non fossero emergenti elementi di novità; ha inoltre considerato legittima e adeguata la motivazione del provvedimento impugnato, ha dichiarato irrilevanti le censure relative alle dichiarazioni del collaboratore ARENA ove non specificatamente confutate, e ha qualificato come mera rivalutazione di intercettazioni quanto prospettato dal ricorrente. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e rinvio alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disposizioni attuative del codice di procedura penale.

Norme richiamate

  • art. 94, comma 1-ter, disposizioni attuative del codice di procedura penale

    art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Rinvio agli adempimenti di cancelleria a seguito della pronuncia. La norma è citata in relazione agli obblighi di registrazione/trasmissione collegati alla decisione della Corte.

Massime di principio

  • In appello contro un'ordinanza che rigetta la richiesta di modifica della custodia cautelare, il controllo è limitato: il giudice deve verificare la correttezza giuridica e l'adeguatezza della motivazione soprattutto rispetto a fatti nuovi o sopravvenuti; non è consentito un pieno riesame della prova.
  • Se una questione è già stata esaminata e risolta da una precedente decisione della Corte (o dai giudici di merito), il ricorso è destinato a essere respinto salvo che emergano elementi nuovi e decisivi non considerati in precedenza.
  • La circostanza che la presunta parte offesa abbia rapporti di collusione o sia coinvolta in attività illecite non esclude automaticamente la sussistenza di una condotta estorsiva: occorre valutare il concreto quadro fattuale e probatorio, e la semplice collusione non annulla di per sé la configurabilità della minaccia.
  • Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia devono essere specificamente valutate e contestate punto per punto; deduzioni generiche sulla loro inaffidabilità senza indicare elementi precisi difficilmente assurgono a censura idonea a incidere sul provvedimento.
  • La mera rivalutazione di intercettazioni già esaminate dai giudici, senza apportare nuovi elementi o contestazioni specifiche alla motivazione che le ha valorizzate, raramente ottiene successo in sede di impugnazione cautelare.

Testo integrale

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