Sentenza n. 890/2026 - Firenze, Sezione 3
per l’annullamento: - del provvedimento prot. 84936/2024 del 11.03.2024 del Comune di Firenze; e per la condanna, ex art. 34, comma 1, lett. c) c.p.a. del Comune di Firenze ad adottare i provvedimenti necessari a ridurre le altezze dei fabbricati censiti al Catasto Fabbricati al Foglio n. 120, part.lla 39 sub 1, 2, 3, 4, 5, 501 fino a riportarle a quelle indicate nella Tavola “stato di progetto scia 674/2018 Prospetto Nord Est” contenuta nella S.C.I.A. n. 674/2018.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: provvedimento comunale che, all'esito di un sopralluogo, ha escluso significative differenze altimetriche tra i fabbricati realizzati e le tavole progettuali assentite
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente, proprietaria di un immobile confinante con il complesso immobiliare del controinteressato, ha impugnato il provvedimento comunale con cui l'amministrazione ha ritenuto non sussistenti differenze significative tra le altezze dei fabbricati e quelle risultanti dagli elaborati progettuali relativi alla SCIA. Ha dedotto un unico motivo di eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei fatti ed errore nei presupposti. In particolare, ha contestato il punto di partenza utilizzato dal Comune per misurare le altezze, sostenendo che avrebbe dovuto essere individuato secondo quanto indicato nelle tavole progettuali; ha contestato inoltre l'individuazione dello stato legittimo, ritenendo dovessero assumersi come riferimento le tavole dello stato di progetto della SCIA 674/2018, e non gli elaborati trasmessi successivamente; infine, ha censurato la detrazione di circa trenta centimetri tra l'intradosso dell'imposta di assito e il filo esterno dell'edificio. La ricorrente ha lamentato la perdita della visuale panoramica, nonché di aria e luce, e ha chiesto anche la condanna del Comune all'adozione delle misure necessarie a ridurre le altezze dei fabbricati. Il Comune e il controinteressato hanno eccepito il difetto di interesse a ricorrere, sostenendo che la mera vicinitas non dimostrasse un pregiudizio concreto e serio.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse a ricorrere, senza esaminare nel merito le censure relative alle misurazioni e allo stato legittimo dei fabbricati. Ha riconosciuto la legittimazione ad agire della ricorrente in ragione della vicinitas, risultando l'immobile strettamente contiguo al complesso edilizio contestato. Ha tuttavia ritenuto non provato un pregiudizio concreto, serio ed effettivo. Le allegazioni e le fotografie non dimostravano la preesistenza di una veduta panoramica apprezzabile e la sua compromissione; la posizione affiancata degli immobili e la preesistenza degli ingombri edilizi rendevano inoltre non stimabile una significativa perdita di visuale incidente sul valore del bene. Il Collegio ha osservato che la visuale panoramica costituisce normalmente un interesse di mero fatto, salvo che la sua compromissione si traduca in un pregiudizio effettivo e serio, riferito a una visuale concretamente fruibile e dotata di peculiari profili di pregio. Ha escluso altresì che l'interesse potesse fondarsi sull'aumento del carico urbanistico, poiché la ricorrente non aveva contestato la legittimità del titolo edilizio, ma soltanto la conformità delle opere alle altezze progettuali. Anche la dedotta perdita di aria e luce è stata ritenuta priva di adeguata prova. La domanda di condanna e la richiesta istruttoria sono rimaste assorbite dalla definizione in rito. Le spese sono state integralmente compensate tra tutte le parti.
Norme richiamate
art. 34, comma 1, lett. c) c.p.a.
condanna ... ad adottare i provvedimenti necessari a ridurre le altezze dei fabbricati
La ricorrente ha proposto una domanda di condanna dell'amministrazione all'adozione delle misure ripristinatorie, ma la domanda non è stata esaminata a causa dell'inammissibilità del ricorso per difetto di interesse.
art. 73 d.lgs. 104/2010
Richiamato in relazione allo scambio di memorie difensive e di replica.
art. 35, comma 1, c.p.a.
Richiamato nell'intestazione della sentenza, nel contesto della definizione del giudizio.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato nell'intestazione della sentenza, nel contesto della definizione del giudizio.
Massime di principio
- In materia edilizia, la vicinitas individua una posizione qualificata e differenziata idonea a fondare la legittimazione ad agire, ma non è sufficiente a dimostrare l'interesse a ricorrere; il vicino deve allegare e provare un pregiudizio concreto, effettivo e serio derivante dall'intervento o dall'atto impugnato.
- La compromissione della visuale panoramica, in assenza di una specifica posizione di diritto reale, costituisce normalmente un interesse di mero fatto e può fondare l'interesse a ricorrere solo quando riguardi una visuale effettivamente fruibile, caratterizzata da evidenti e qualificati profili di pregio, e la sua perdita sia concretamente apprezzabile anche in relazione al valore o alla fruibilità dell'immobile.
- La mera preesistenza di una visuale panoramica non dimostra, di per sé, l'esistenza di un diritto di veduta panoramica né di un pregiudizio giuridicamente rilevante; occorre allegare e provare i presupposti della posizione giuridica fatta valere e l'incidenza effettiva dell'intervento contestato.
- Quando il ricorrente non contesta la legittimità del titolo edilizio, ma soltanto la difformità delle opere rispetto agli elaborati progettuali assentiti, l'interesse a ricorrere non può essere desunto automaticamente dall'aumento del carico urbanistico: deve essere dimostrato uno specifico pregiudizio derivante dalla difformità denunciata.
- Le deduzioni relative alla perdita di aria e luce non sono sufficienti a dimostrare l'interesse a ricorrere in materia edilizia se non sono accompagnate da elementi concreti e verificabili, coerenti con la collocazione fisica degli immobili e con l'effettiva incidenza dell'intervento.
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