Cassazione Civile, Ordinanza n. 14854/2024 del 28/05/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (proprietari)
La controversia
La controversia nasce dalla determinazione dell’indennità dovuta per l’acquisizione al patrimonio indisponibile comunale di un terreno di proprietà privata, avvenuta ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001. La Corte d’appello, a seguito di opposizione alla stima, aveva quantificato l’indennità in misura assai maggiore rispetto a quella inizialmente stimata dal Comune, ritenendo che l’area fosse assoggettata a un vincolo preordinato all’esproprio relativo alla realizzazione di una strada, ormai decaduto, con conseguente applicazione del regime delle zone bianche ex art. 9 d.P.R. n. 380/2001 e valorizzazione del fondo in base alle sue caratteristiche ambientali e paesaggistiche. Il Comune ha proposto ricorso per cassazione con un unico motivo, denunciando omesso esame di un fatto storico principale e violazione di legge, sostenendo che la Corte territoriale avesse erroneamente qualificato il vincolo come preordinato all’esproprio, mentre si trattava di un vincolo conformativo o comunque di rispetto, diretto a regolare l’attività edilizia e a recepire una preesistente destinazione a strada, con conseguente inapplicabilità della decadenza quinquennale.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che il motivo era formulato in modo non sufficientemente specifico e tassativo, cumulando e mescolando censure eterogenee di violazione di legge e omesso esame di fatti decisivi senza consentire di individuare con chiarezza il vizio dedotto ex art. 360 c.p.c. Ha inoltre osservato che la doglianza, oltre a essere generica e poco pertinente rispetto alla motivazione impugnata, mirava in sostanza a ottenere una rivalutazione del fatto e delle risultanze di merito, già esaminate dalla Corte territoriale e dal consulente tecnico d’ufficio. La sentenza impugnata è quindi rimasta ferma, con condanna del Comune alle spese e con attestazione dell’obbligo di versare l’ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001
norma posta a base dell’acquisizione del bene al patrimonio pubblico e della conseguente determinazione dell’indennità dovuta ai proprietari
art. 9 d.P.R. n. 380/2001
richiamato dalla Corte territoriale per applicare il regime delle zone bianche in ragione della ritenuta decadenza del vincolo espropriativo
art. 2 l. n. 1187/1968
invocato dal ricorrente per sostenere la natura conformativa del vincolo e l’assenza di decadenza
art. 11 l. n. 1150/1942
richiamato dal ricorrente a sostegno della tesi del vincolo urbanistico conformativo
art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3
indicato come parametro del motivo per violazione o falsa applicazione di legge
art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5
indicato come parametro del motivo per omesso esame di un fatto storico decisivo
art. 369 c.p.c., comma 1, n. 5
richiamato nel motivo di ricorso in relazione all’onere di deposito degli atti rilevanti
artt. 375, ultimo comma, e 380-bis.1 c.p.c.
norme sul rito camerale di trattazione del ricorso per cassazione
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002
norma applicata per il raddoppio del contributo unificato in caso di inammissibilità del ricorso
art. 1, comma 17, l. n. 228/2012
norma che ha introdotto l’ulteriore importo dovuto a titolo di contributo unificato
art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115/2002
richiamato come parametro per la determinazione dell’ulteriore importo dovuto
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione deve contenere censure specifiche, chiare e immediatamente riconducibili a uno dei motivi tipizzati dall’art. 360 c.p.c.; la commistione non lineare di violazioni di legge, omesso esame di fatti e richieste di rivalutazione del merito può determinare inammissibilità.
- La denuncia di omesso esame di un fatto decisivo non può essere utilizzata per sollecitare una nuova valutazione del materiale istruttorio o delle risultanze peritali, se il fatto risulta già considerato dal giudice di merito.
- La censura in cassazione deve essere anche autosufficiente e confrontarsi con la motivazione della decisione impugnata; se un fatto o un’allegazione non risulta specificamente dedotto o trattato nella sentenza impugnata, la doglianza è inidonea.
- La qualificazione di un vincolo urbanistico come preordinato all’esproprio o come conformativo incide sul regime della sua durata e sulla disciplina applicabile alla quantificazione dell’indennità, ma tale qualificazione, se fondata su accertamenti di merito adeguatamente motivati, non è censurabile in cassazione tramite mera diversa lettura dei fatti.
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