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Sentenza

Tribunale, Sentenza T-11/17

Sentenza del Tribunale (Seconda Sezione ampliata) del 7 febbraio 2019. — RK contro Consiglio dell'Unione europea. — Funzione pubblica – Funzionari – Articolo 42 quater dello Statuto – Collocamento in congedo nell’interesse del servizio – Parità di trattamento – Divieto di discriminazione fondata sull’età – Errore manifesto di valutazione – Diritto di essere ascoltato – Dovere di sollecitudine – Responsabilità. — Causa T-11/17

Giurisprudenza europea62017TJ0011

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il Tribunale respinge il ricorso di un’ex funzionaria del Consiglio contro il suo collocamento in congedo nell’interesse del servizio ai sensi dell’articolo 42 quater dello Statuto. La Corte ritiene legittima la disciplina, perché giustificata da finalità di interesse generale e proporzionata nonostante la disparità di trattamento in base all’età. Respinte anche le censure su errore manifesto, diritto di essere ascoltata, dovere di sollecitudine e danni.

Impugnazione del collocamento in congedo nell’interesse del servizio di un’ex funzionaria del Consiglio ai sensi dell’articolo 42 quater dello Statuto: legittimità della norma, applicazione concreta, diritto di essere ascoltata e responsabilità risarcitoria.

La questione giuridica

Se l’articolo 42 quater dello Statuto sia illegittimo per violazione del principio di uguaglianza e del divieto di discriminazione fondata sull’età; se il Consiglio abbia violato tale disposizione e la propria comunicazione interna applicandola alla ricorrente sulla base di un errore manifesto di valutazione; se siano stati violati il diritto di essere ascoltata e il dovere di sollecitudine; e se sussista un diritto al risarcimento dei danni materiali e morali dedotti.

Principio di diritto

L’articolo 42 quater dello Statuto non è illegittimo: esso introduce una disparità di trattamento direttamente fondata sull’età, ma tale differenza è prevista dalla legge, rispetta il contenuto essenziale del principio di non discriminazione ed è giustificata da una finalità di interesse generale dell’Unione, ossia l’ottimizzazione degli investimenti in formazione professionale in un contesto di rigore di bilancio e di efficienza amministrativa; la misura è inoltre proporzionata. Nel caso concreto, il Consiglio non ha commesso errori manifesti di valutazione né ha violato il diritto di essere ascoltata o il dovere di sollecitudine; pertanto, il ricorso di annullamento e la domanda di risarcimento sono respinti.

Norme richiamate

  • Articolo 270 TFUE
  • Articolo 42 quater dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea
  • Articolo 1 quinquies dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea
  • Articoli 20, 21 e 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
  • Articolo 52, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
  • Direttiva 2000/78/CE
  • Articolo 288 TFUE
  • Articolo 310, paragrafo 5, TFUE
  • Regolamento (UE, Euratom) n. 1023/2013
  • Regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012
  • Articolo 90, paragrafo 2, dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea
  • Articolo 91 dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea
  • Articolo 134 del regolamento di procedura del Tribunale
  • Articolo 135 del regolamento di procedura del Tribunale
  • Articolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura del Tribunale

Collocamento in congedo nell’interesse del servizio ex articolo 42 quater dello Statuto

La pronuncia riguarda un ricorso diretto ex articolo 270 TFUE proposto da una ex funzionaria del Consiglio contro la decisione di collocarla in congedo nell’interesse del servizio ai sensi dell’articolo 42 quater dello Statuto. Il Tribunale esamina sia la legittimità astratta della disposizione sia la sua applicazione concreta da parte dell’amministrazione.

Fatti e procedimento principale

RK, funzionaria del Segretariato generale del Consiglio dal 1989, prestava servizio presso l’unità «Sviluppo del personale». Nel 2015 l’amministrazione avviava la procedura di applicazione dell’articolo 42 quater, dopo colloqui con la responsabile dell’unità e con la direttrice RUAP, e con decisione senza data, ricevuta il 4 febbraio 2016, la collocava in congedo nell’interesse del servizio a decorrere dal 30 giugno 2016. La ricorrente proponeva reclamo ex articolo 90, paragrafo 2, dello Statuto, respinto con decisione del 27 settembre 2016, e quindi ricorso per annullamento e risarcimento danni.

Oggetto del ricorso e ricevibilità

Il Tribunale chiarisce che la decisione lesiva è la decisione di collocamento in congedo, mentre il rigetto del reclamo ha natura meramente confermativa e integra soltanto la motivazione dell’atto iniziale. Ne consegue che il controllo di legittimità riguarda la decisione impugnata, letta anche alla luce della decisione di rigetto del reclamo. Inoltre, alcuni documenti depositati dal Consiglio il 6 giugno 2018 sono dichiarati irricevibili ai sensi dell’articolo 85, paragrafo 3, del regolamento di procedura, perché non richiesti dal Tribunale e tardivamente prodotti senza giustificazione.

Primo motivo: illegittimità dell’articolo 42 quater dello Statuto

La ricorrente sosteneva che l’articolo 42 quater violasse il principio di uguaglianza e il divieto di discriminazione fondata sull’età, richiamando gli articoli 20 e 21 della Carta, la direttiva 2000/78/CE e l’articolo 1 quinquies dello Statuto. Il Tribunale osserva che la legittimità della disposizione va valutata primariamente alla luce dell’articolo 21, paragrafo 1, della Carta, tenendo conto della direttiva 2000/78 solo come fonte di ispirazione, poiché tale direttiva si rivolge agli Stati membri e non alle istituzioni dell’Unione. L’articolo 1 quinquies dello Statuto, essendo collocato nello stesso atto e al medesimo livello gerarchico dell’articolo 42 quater, non può fungere da parametro di legittimità della stessa norma. Il Tribunale accerta che l’articolo 42 quater introduce una disparità di trattamento direttamente fondata sull’età, perché si applica solo ai funzionari che si trovano in una fascia compresa, in concreto, tra 55 e 66 anni. Tale disparità comporta svantaggi professionali e economici: mutamento forzato della posizione amministrativa, arresto della progressione di carriera, perdita dello stipendio base sostituito da un’indennità decrescente, nonché assenza di coefficiente correttore. Tuttavia, la limitazione è prevista dalla legge, non lede il contenuto essenziale del principio di non discriminazione e persegue una finalità di interesse generale riconosciuta dall’Unione: l’ottimizzazione degli investimenti in formazione professionale, in un contesto di rigore di bilancio, miglioramento dell’efficienza e riduzione degli organici. Il Tribunale ritiene la misura proporzionata, perché consente di concentrare le risorse formative sui funzionari con una carriera ancora sufficientemente lunga, è inserita in un sistema che limita il numero annuo di casi e lascia all’amministrazione un margine discrezionale, oltre a prevedere un’indennità e la possibilità di continuare a versare contributi pensionistici.

Secondo motivo: violazione dell’articolo 42 quater, della CP 71/15 ed errori manifesti di valutazione

La comunicazione interna CP 71/15 spiegava che la dispensa nell’interesse del servizio mirava ai funzionari che avessero difficoltà ad acquisire nuove competenze e ad adeguarsi all’evoluzione dell’ambiente di lavoro. Il Tribunale considera tale lettura compatibile con l’articolo 42 quater, che fa riferimento all’«interesse del servizio» e alle «esigenze organizzative legate all’acquisizione di nuove competenze». Il controllo giurisdizionale è limitato all’errore manifesto di valutazione, all’inesattezza materiale e allo sviamento di potere, poiché l’amministrazione dispone di un ampio margine discrezionale nella determinazione dell’interesse del servizio. Quanto alle esigenze organizzative, il Tribunale approva la valutazione non solo dell’unità di servizio della ricorrente, ma dello SGC nel suo complesso, anche perché la ricorrente occupava un posto generico e poteva essere riassegnata. Le esigenze organizzative future erano concretate in processi automatizzati, digitalizzazione, nuovi sistemi informatici e riforme dei metodi di lavoro. Quanto alla capacità della ricorrente di adattarsi, il Tribunale ritiene non manifestamente erroneo che il Consiglio abbia considerato i rapporti informativi di più anni e abbia potuto desumere, sulla base del complesso degli elementi, difficoltà nell’adeguamento a nuovi metodi di lavoro, anche se meno radicali di una completa informatizzazione. L’argomento della ricorrente secondo cui i rapporti 2013-2014 erano positivi non basta a dimostrare un errore manifesto.

Terzo motivo: violazione del diritto di essere ascoltata

La ricorrente lamentava che la nota del 25 novembre 2015 della direttrice RUAP non le fosse stata comunicata prima della decisione finale. Il Tribunale ricorda che il diritto di essere ascoltato, ricompreso nei diritti della difesa e nell’articolo 41 della Carta, impone che l’interessato possa esprimere utilmente il proprio punto di vista prima dell’adozione di un atto lesivo. Nel caso concreto, tuttavia, la ricorrente era stata informata dei motivi principali nel corso dei colloqui del 12 e 25 novembre 2015, aveva presentato osservazioni scritte il 7 dicembre 2015 ed era stata nuovamente sentita l’8 dicembre 2015. Pertanto, la mancata comunicazione formale di quella specifica nota non le ha impedito di difendersi in modo utile ed effettivo.

Quarto motivo: violazione del dovere di sollecitudine e del principio di buona amministrazione

Il dovere di sollecitudine impone all’amministrazione di considerare sia l’interesse del servizio sia quello del funzionario. Tuttavia, non può impedire all’APN di adottare i provvedimenti necessari nell’interesse del servizio. Il Tribunale respinge la censura relativa alla mancata comunicazione della nota del 25 novembre 2015, poiché la ricorrente aveva comunque potuto replicare sui punti essenziali. Respinge anche la censura relativa al mancato rinvio dell’efficacia del provvedimento, osservando che il Consiglio aveva già accolto in parte l’interesse personale della ricorrente differendo la decorrenza al 30 giugno 2016. Infine, respinge la critica sull’asserita mancata considerazione dell’interesse individuale, poiché l’errore manifesto nella valutazione dell’interesse del servizio non è stato dimostrato.

Domanda di risarcimento danni

La domanda di risarcimento dei danni materiali e morali è dichiarata infondata in quanto strettamente connessa alle censure di annullamento, tutte respinte. Il pregiudizio dedotto deriva infatti dalla decisione di collocamento in congedo e dalle circostanze della sua adozione.

Spese

Pur respingendo integralmente il ricorso, il Tribunale condanna il Consiglio a sopportare le proprie spese e il 20% di quelle della ricorrente, ritenendo che la mancata allegazione alla decisione di rigetto del reclamo di alcuni documenti richiamati abbia complicato la preparazione del ricorso e prolungato il procedimento. RK sopporta l’80% delle proprie spese; il Parlamento, interveniente, sopporta le proprie.

Principi affermati

  • L’articolo 42 quater dello Statuto, pur introducendo una differenza di trattamento fondata sull’età, è compatibile con l’articolo 21, paragrafo 1, della Carta se persegue una finalità di interesse generale riconosciuta dall’Unione ed è proporzionato.
  • La direttiva 2000/78 non può essere invocata come parametro diretto di legittimità contro un atto dell’Unione, ma può orientare l’interpretazione in quanto espressione di principi generali.
  • Nell’applicazione dell’articolo 42 quater, l’amministrazione dispone di un ampio margine discrezionale; il sindacato del giudice resta limitato all’errore manifesto di valutazione, all’inesattezza materiale e allo sviamento di potere.
  • Il diritto di essere ascoltato è rispettato se l’interessato è messo concretamente in condizione di esporre la propria posizione sugli elementi essenziali che fondano la decisione, anche se non riceve formalmente tutti i documenti interni richiamati.

Come è indicizzato

Materiefunzione pubblica dell’unione europeadiscriminazione fondata sull'etàdiritti della difesadovere di sollecitudineresponsabilità risarcitoria

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