Cassazione Civile, Sentenza n. 20424/2020 del 28/09/2020
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La controversia riguarda la deducibilità fiscale delle commissioni (fee) pagate da Bottonificio Padano a seguito di un contratto di "stock lending" stipulato con la società ceca DFD Czech s.r.o. per il 2005 e 2006. L'Agenzia contestava la deducibilità delle commissioni (di importo superiore ai dividendi incassati) ai fini IRES e, per il 2006, il recupero dell'IVA relativa a 25 fatture per beni la cui esportazione non risultava provata, con applicazione di sanzioni. La contribuente deduceva la validità civile del contratto (equiparandolo a un mutuo o a negozio valido) e, alternativamente, ne contestava la nullità per frode o violazione di norme imperative; impugnava inoltre vizi formali degli avvisi di accertamento (mancata allegazione di documenti, insufficiente motivazione, mancata indicazione della tipologia di accertamento, omissione riguardo agli elementi acquisiti da autorità estere) e l'applicabilità dell'art. 37-bis DPR 600/73 e delle sanzioni in presenza di eventuale incertezza normativa o mancanza dell'elemento soggettivo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. Ha ritenuto che: il contratto di stock lending non fosse nullo per mancanza di causa né in contrasto con norme imperative; tuttavia, dal punto di vista tributario l'operazione realizza "il medesimo fenomeno economico dell'usufrutto di azioni" e, dunque, i costi connessi (le commissioni versate) sono indeducibili ai sensi dell'art. 109, comma 8, TUIR quando riguardino partecipazioni da cui derivano utili esclusi ai sensi dell'art. 89; la controversia non era quindi da risolvere sul terreno della nullità contrattuale ma sulla indeducibilità dei costi. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili o infondati i rilievi formali sulla motivazione degli atti dell'Amministrazione e le censure fondate sulla qualificazione dell'operazione come elusiva (art. 37-bis), ritenendo la vicenda qualificabile come evasione: pertanto sono stati confermati i recuperi a tassazione e le relative sanzioni (incluso il recupero IVA per le fatture senza prova d'esportazione). La società è stata condannata alle spese processuali (liquidate in C 11.000,00).
Norme richiamate
art. 1813 e ss. c.c.
Riferimento alla disciplina del mutuo/prestito di cose (richiamata dalla ricorrente per sostenere la validità civilistica dell'operazione), ma non risolutiva ai fini tributari della deducibilità dei costi
art. 1362 c.c.
Richiamato in relazione alla causa del contratto; la Corte non ha ritenuto che la causa mancasse tale da rendere nullo il negozio
art. 1418 e art. 1344 c.c.
Norme sulla nullità dei negozi e la causa illecita: invocation della ricorrente per sostenere la nullità per frode/violazione di norme imperative; la Corte ha escluso la nullità per tali ragioni
art. 41 Cost.
Richiamato in relazione al principio della libertà di iniziativa economica: la Corte ha escluso che la tutela costituzionale imponga la deducibilità dei costi contestati
art. 7 legge 27 luglio 2000, n. 212
Disciplina l'obbligo di allegazione degli atti citati nell'avviso di accertamento; la Corte ha ricordato che l'obbligo va valutato in relazione alla necessità del contenuto di tali atti per integrare la motivazione
art. 42, secondo comma, d.P.R. n. 600/1973
Norme sulla motivazione e sugli elementi dell'accertamento: richiamata dalla ricorrente ma la Corte ha ritenuto non decisivo il profilo indicato
dir. n. 77/799/CEE e art. 26 Convenzione Italia-Repubblica Ceca
Riferimenti internazionali evocati in relazione allo scambio di informazioni; la Corte ha ritenuto irrilevante per la deducibilità dei costi e ha evidenziato che la contribuente avrebbe potuto chiedere accesso agli atti
art. 37-bis d.P.R. n. 600/1973
Norma anti-elusione chiamata in causa dalla contribuente: la Corte ha escluso l'applicazione perché la fattispecie è stata qualificata come evasione (comportamento sostanzialmente fraudolento) e non operazione elusiva ricondotta a art. 37-bis
art. 5, 6 e 17 d.lgs. n. 472/1997
Norme sulle sanzioni tributarie: richiamate in relazione alla contestazione delle sanzioni; la Corte ha ritenuto legittime le sanzioni applicate
art. 109, commi 5 e 8, d.P.R. n. 917/1986 (TUIR)
Comma 5: "Le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi... sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi..." Comma 8: "In deroga al comma 5 non è deducibile il costo sostenuto per l'acquisto del diritto d'usufrutto o altro diritto analogo relativamente ad una partecipazione societaria da cui derivino utili esclusi ai sensi dell'articolo 89."
La Corte interpreta il contratto di stock lending come fenomeno economico analogo all'usufrutto di azioni: il corrispettivo (commissione/fee) per ottenere il diritto ai dividendi è assimilabile al costo dell'usufrutto e, se la partecipazione genera utili esclusi da tassazione ai sensi dell'art. 89, tale costo è indeducibile ai sensi del comma 8
art. 89 TUIR
Riferimento alla disciplina dei dividendi esclusi dalla base imponibile (utili esclusi): la presenza di utili esclusi incide sulla indeducibilità dei costi ai sensi dell'art. 109, comma 8
art. 3, comma 3, legge 7 agosto 1990, n. 241
Richiamata nella motivazione in relazione alla finalità integrativa della motivazione amministrativa e al diritto del contribuente di conoscere gli atti a supporto dell'accertamento
art. 2, comma 3 d.lgs. n. 461/1997 (modifiche successive)
Citata dalla ricorrente come possibile modifica normativa rilevante; la Corte ha precisato che le modifiche addotte si applicano solo a condotte successive a quella giudicata e quindi non rilevanti ratione temporis
Massime di principio
- Un contratto di stock lending che attribuisca al mutuatario il diritto di incassare i dividendi è, ai fini tributari, economicamente assimilabile all'usufrutto di azioni: il corrispettivo pagato per ottenere quel diritto può essere considerato "costo per diritto analogo" e risultare indeducibile ai sensi dell'art. 109, comma 8, TUIR quando la partecipazione produzca utili esclusi ai sensi dell'art. 89
- La validità civilistica del negozio (mutuo, prestito di titoli, ecc.) non esclude il controllo fiscale basato sulla sostanza economica: la qualificazione fiscale segue la realtà economica dell'operazione più che la sua formale denominazione
- Per contestare la motivazione di un avviso di accertamento non basta rilevare la mera presenza di riferimenti a documenti non allegati: il contribuente deve dimostrare che il contenuto non riportato è essenziale per integrare la motivazione e che la conoscenza di tale contenuto sarebbe decisiva per la difesa
- La distinzione tra elusione e evasione è cruciale: l'applicabilità di strumenti anti-elusione come l'art. 37-bis dipende dalla qualificazione dell'operazione; se l'atto risulta sostanzialmente evasivo o fraudolento, non opera la disciplina di elusione e possono rimanere applicabili i recuperi e le sanzioni ordinarie
- In presenza di contestazioni su documenti detenuti dall'Amministrazione, il contribuente ha l'onere/provata facoltà di chiedere accesso agli atti e copie: la mancata richiesta può indebolire le doglianze sulla carenza di documentazione
- Quando si strutturano operazioni con società estere o strutture intermediarie, occorre valutare la sostanza economica e l'effettiva capacità produttiva/professionalità del partner estero; l'uso di soggetti costituiti solo per intermediare può indurre a qualificazioni fiscali avverse
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