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Sentenza

Sentenza n. 1947/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3

per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Campania (sezione sesta) n. 2781/2023, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202400072

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza comunale di demolizione di opere consistenti nella trasformazione di una cabina elettrica in locale residenziale, con opere interne e modifiche ai prospetti

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il giudizio ha ad oggetto l’ordinanza con cui il Comune ha ingiunto la demolizione di opere abusive realizzate su un locale destinato a cabina elettrica e trasformato in superficie residenziale, mediante tramezzature, finiture, pavimentazione, impianti, sanitari, modifica del vano di accesso, chiusura di un vano di aerazione e apertura di una finestra. L’appellante ha dedotto, in sintesi: 1) che l’intervento rientrasse nel restauro e risanamento conservativo ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. c), d.P.R. 380/2001, anche in ragione della modifica normativa introdotta dall’art. 65-bis, comma 1, d.l. 50/2017; 2) in subordine, che l’intervento fosse realizzabile mediante SCIA ai sensi dell’art. 22 d.P.R. 380/2001, non avendo comportato incremento di volumetria o superficie né modifica della sagoma o dei prospetti; 3) la contraddittorietà della motivazione dell’ordinanza per il contestuale richiamo agli artt. 31 e 33 d.P.R. 380/2001; 4) l’omessa considerazione, da parte del TAR, della pendenza di un’istanza di accertamento di compatibilità paesaggistica e urbanistica, che avrebbe dovuto determinare l’improcedibilità del ricorso contro l’ordinanza di demolizione; 5) l’illegittimità della valutazione relativa alla demolibilità degli interventi in area paesaggisticamente vincolata, ritenuta dall’appellante questione attinente alla sola domanda di sanatoria.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello e confermato la sentenza del TAR. Ha ritenuto che la trasformazione di un locale accessorio, nella specie una cabina elettrica, in locale residenziale comporti un incremento della superficie utile residenziale e un aggravio del carico urbanistico, rendendo necessario il permesso di costruire e assoggettando l’intervento alla sanzione demolitoria in caso di assenza del titolo. La qualificazione come restauro o risanamento conservativo è stata esclusa perché le opere hanno inciso in modo rilevante sulla destinazione e sulla distribuzione interna, sulla superficie residenziale e accessoria e sui prospetti dell’edificio, mediante modifica del vano di accesso, realizzazione di una porta-finestra con pensilina, chiusura di un vano di aerazione e apertura di una finestra. Ne consegue che l’intervento non era realizzabile mediante SCIA ex art. 22 d.P.R. 380/2001. La censura relativa al richiamo congiunto degli artt. 31 e 33 è stata respinta perché l’ordinanza chiariva che le opere erano state realizzate in assenza del permesso di costruire e il dispositivo richiamava specificamente i commi 3 e 4 dell’art. 31; l’eventuale erroneità o ridondanza del richiamo normativo aveva quindi natura meramente formale e non generava incertezza sul potere esercitato. Quanto alla sanatoria, il Collegio ha rilevato anzitutto che dagli atti risultava soltanto un’istanza di compatibilità paesaggistica, non una vera domanda di sanatoria, e che non era stato comunicato l’esito dell’integrazione documentale richiesta dall’amministrazione. In ogni caso, la presentazione di una domanda di accertamento di conformità non incide sulla legittimità originaria dell’ordinanza di demolizione né determina l’improcedibilità del ricorso: sospende soltanto temporaneamente l’efficacia della misura repressiva, che torna operativa in caso di rigetto, anche tacito, della domanda. È stata infine confermata la rilevanza, ai fini della legittimità dell’ordinanza, dell’esecuzione di interventi edilizi in assenza o difformità da DIA/SCIA in area paesaggisticamente vincolata, trattandosi di questione riferita alla legittimità della sanzione demolitoria e non alla futura accoglibilità della sanatoria. L’appellante è stato condannato alle spese del grado, liquidate in euro 2.500, oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 3, comma 1, lett. c), d.P.R. 380/2001

    La nozione di restauro e risanamento conservativo non comprende interventi che trasformano in modo rilevante l’edificio, incidendo sulla destinazione d’uso, sulla superficie residenziale e accessoria, sulla distribuzione interna e sui prospetti.

  • art. 6-bis d.P.R. 380/2001

    La disposizione è richiamata dall’appellante, ma il giudice esclude che le opere possano essere ricondotte a interventi realizzabili mediante il regime edilizio invocato.

  • art. 20 d.P.R. 380/2001

    L’ordinanza chiariva che le opere erano state realizzate in assenza del permesso di costruire necessario.

  • art. 22 d.P.R. 380/2001

    La SCIA non è sufficiente per interventi che, per il cambio di destinazione d’uso da locale accessorio a residenziale e per le modifiche realizzate, richiedono il permesso di costruire.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    La realizzazione senza permesso di costruire legittima l’ingiunzione di demolizione; nel caso concreto il dispositivo dell’ordinanza richiamava i commi 3 e 4 della disposizione.

  • art. 33 d.P.R. 380/2001

    Il richiamo contestuale all’art. 33 nelle premesse dell’ordinanza non determina illegittimità, poiché la motivazione e il dispositivo individuavano chiaramente l’assenza del permesso e il potere demolitorio esercitato ai sensi dell’art. 31.

  • art. 167, comma 1, d.lgs. 42/2004

    Il giudice richiama la disciplina paesaggistica per confermare che gli interventi eseguiti in assenza o difformità da DIA/SCIA in area vincolata non sfuggono alla misura demolitoria-ripristinatoria.

  • art. 65-bis, comma 1, d.l. 24 aprile 2017, n. 50

    La modifica normativa invocata dall’appellante non consente di qualificare come conservativo un intervento che abbia prodotto una rilevante trasformazione dell’edificio e del suo carico urbanistico.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    La disposizione è richiamata in relazione alla trattazione della causa nell’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato.

Massime di principio

  • La trasformazione di un locale accessorio in locale residenziale comporta un incremento della superficie utile residenziale e un aggravio del carico urbanistico; per tale ragione richiede il permesso di costruire e, se eseguita senza titolo, è soggetta a ordinanza di demolizione.
  • Un intervento non può essere qualificato come restauro o risanamento conservativo quando, oltre al mutamento di destinazione d’uso, incida significativamente sulla superficie residenziale e accessoria, sulla distribuzione interna e sui prospetti dell’edificio.
  • Quando l’intervento richiede il permesso di costruire, non può essere legittimamente realizzato mediante SCIA ai sensi dell’art. 22 d.P.R. 380/2001.
  • Il richiamo contestuale, nelle premesse di un’ordinanza di demolizione, a più disposizioni sanzionatorie non determina di per sé l’illegittimità dell’atto se la motivazione e il dispositivo consentono di individuare con chiarezza l’assenza del permesso di costruire e il potere demolitorio concretamente esercitato.
  • La presentazione di un’istanza di accertamento di conformità non incide sulla legittimità originaria dell’ordinanza di demolizione e non determina, di regola, l’improcedibilità dell’impugnazione; essa comporta soltanto una sospensione temporanea dell’efficacia della misura repressiva, destinata a cessare in caso di rigetto, anche tacito, della domanda.
  • La legittimità dell’ordinanza di demolizione per interventi eseguiti in assenza o difformità da DIA/SCIA in area paesaggisticamente vincolata costituisce questione distinta dalla futura valutazione dell’accoglibilità della domanda di sanatoria.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniQualificazione degli interventiSanatoria paesaggisticaInvalidità del provvedimento
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggioProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDifetto di motivazioneEccesso di potereVizi formali non invalidantiAutotutela decisoria

Testo integrale

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