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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32825/2022 del 06/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Della Peruta, responsabile dell'ufficio condoni del Comune di Maddaloni, veniva accusato del reato di tentativo di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio: avrebbe incrementato l'importo richiesto per la sanatoria dell'opera abusiva di Luigi Osati e, per ottenere una riduzione, avrebbe proposto di utilizzare un bollettino postale premarcato del 1986 da riempire con l'importo e il nominativo, in modo da attestare un presunto pagamento anteriore; in tal modo compiva atti idonei a farsi consegnare indebitamente 5.000 euro, che però non furono mai corrisposti perché la vittima denunciò i fatti. In appello e poi in Cassazione i difensori hanno contestato tra l'altro la utilizzabilità delle intercettazioni e di alcune dichiarazioni della parte offesa, l'effettiva partecipazione dell'imputato alla trattativa (sostenendo fosse opera del solo Pietropaolo o mera millanteria), la sussistenza della desistenza e la mancata concessione delle attenuanti generiche e della riduzione massima per il tentativo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi proposti dai difensori di Della Peruta. Ha confermato la condanna per tentativo di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio. Il Collegio ha ritenuto inammissibile o infondato il motivo relativo alle intercettazioni, affermando che i decreti autorizzativi non devono essere inseriti nel fascicolo per il dibattimento ai sensi dell'art. 431 cod. proc. pen. salvo che non si prospetti la loro inesistenza o nullità; ha ritenuto utilizzabili le dichiarazioni rese da Osati perché, al momento delle sue dichiarazioni, non sussistevano indizi di reità a suo carico e solo in corso d'istruttoria emersero elementi diversi; ha ritenuto provata la partecipazione dell'imputato sulla base del bollettino premarcato, delle conversazioni e delle dichiarazioni riscontrate; ha escluso la desistenza ritenendola non volontaria ma condizionata dall'indisponibilità del denaro da parte della vittima; ha lasciato insindacabile la valutazione sulle attenuanti generiche e sulla mancata riduzione massima per il tentativo. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese della parte civile, Comune di Maddaloni.

Norme richiamate

  • art. 266 cod. proc. pen.

    Richiamato in censura rispetto alle intercettazioni; la Corte ha ritenuto la doglianza generica e ha confermato che le autorizzazioni sono motivate e legittime.

  • art. 267 cod. proc. pen.

    Richiamato nella contestazione sulle intercettazioni; la Corte ha ritenuto infondate le censure difensive che non hanno specificato vizi del decreto autorizzativo.

  • art. 271 cod. proc. pen.

    Richiamato a supporto delle doglianze difensive sulle intercettazioni; la Corte ha dichiarato inammissibile la critica generica e ha ritenuto regolare l'attività di captazione.

  • art. 431 cod. proc. pen.

    La Corte ha ribadito il principio secondo cui i decreti autorizzativi delle intercettazioni non rientrano tra gli atti che devono essere inseriti nel fascicolo per il dibattimento, quindi il loro mancato inserimento non determina inutilizzabilità degli esiti delle captazioni salvo che non sia eccepita l'inesistenza o la nullità del provvedimento.

  • art. 63, comma 2, cod. proc. pen.

    Richiamato con riguardo all'inutilizzabilità delle dichiarazioni della parte offesa; la Corte ha interpretato che tali dichiarazioni sono utilizzabili se al momento in cui furono rese non sussistevano indizi di reità della persona che le rese.

  • art. 319-quater cod. pen.

    Norma sul delitto di induzione indebita a dare o promettere utilità; la Corte ha richiamato la distinzione tra induzione perfezionata (quando il privato realmente promette) e il caso di simulazione che configura il tentativo a carico del pubblico agente.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Norma sulle circostanze attenuanti generiche; la Corte ha confermato che il giudice di merito può esprimere una valutazione di fatto insindacabile in Cassazione se non contraddittoria e adeguatamente motivata, e ha ritenuto adeguata la motivazione che esclude le attenuanti per la gravità del fatto e il ruolo dell'imputato.

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato in relazione agli elementi che il giudice deve considerare nell'apprezzamento delle attenuanti generiche; la Corte ha ricordato che il giudice può richiamare gli elementi ritenuti preponderanti e non è tenuto a valutare tutte le deduzioni difensive.

Massime di principio

  • I decreti autorizzativi delle intercettazioni non devono essere inseriti obbligatoriamente nel fascicolo per il dibattimento ai sensi dell'art. 431 cod. proc. pen.; la loro mancata produzione non comporta automaticamente inutilizzabilità delle intercettazioni, salvo che non si deduca l'inesistenza o la nullità del decreto.
  • Le dichiarazioni della parte offesa sono utilizzabili se, al momento in cui furono rese, non risultavano indizi di reità a carico della persona che le rese; l'emersione di indizi successivi in istruttoria non rende retroattivamente inutilizzabili quelle dichiarazioni.
  • Nel reato di induzione indebita a dare o promettere utilità, la fattispecie è bilaterale solo nella misura in cui il privato compia una promessa reale; se la partecipazione del privato è solo apparente o simulata, l'illecito configurabile per il pubblico agente può essere tentato e perseguibile indipendentemente dall'adesione effettiva del privato.
  • La desistenza dall'azione criminosa richiede una scelta volontaria e libera dall'agente; atti o comportamenti dovuti a impossibilità pratica o a fattori esterni (per esempio l'indisponibilità del denaro da parte della vittima) non integrano la desistenza rilevante ai fini dell'esclusione di responsabilità.
  • La valutazione delle attenuanti generiche è in gran parte un apprezzamento di fatto del giudice e in Cassazione è sindacabile solo se la motivazione è contraddittoria o illogica; il giudice può basare il diniego su uno o pochi elementi ritenuti preponderanti (es. gravità del fatto, ruolo professionale dell'imputato).
  • Le doglianze generiche e aspecifiche relative a mezzi di prova (intercettazioni, ecc.) sono spesso inammissibili; chi contesta la validità formale di un provvedimento autorizzativo deve specificarne i vizi sostanziali o prospettarne l'inesistenza/nullità.

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