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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24071/2026 del 30/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (indagato)

La controversia

La vicenda riguarda un provvedimento cautelare personale emesso dal GIP del Tribunale di Latina e confermato dal Tribunale del riesame di Roma nei confronti di un ex agente della Polizia locale di Sperlonga, ritenuto gravemente indiziato di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio. Gli veniva contestato, in sintesi, di avere intrattenuto rapporti illeciti e stabili con pubblici ufficiali del Comune di Sperlonga, promettendo utilità e appoggi per ottenere atti contrari ai doveri d'ufficio e vantaggi in procedure amministrative e concorsuali, in cambio di favori e informazioni. Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del riesame deducendo tre censure: 1) nullità per mancanza assoluta o apparenza di motivazione sulle esigenze cautelari, sostenendo che il Tribunale non avesse spiegato la concretezza e attualità del pericolo di recidiva, specie alla luce del decorso di oltre cinque anni dai fatti, della sua incensuratezza, dell'età avanzata e della condotta processuale corretta; 2) motivazione solo apparente sul pericolo di inquinamento probatorio, perché il giudice avrebbe richiamato intercettazioni e bonifiche ambientali senza collegarle attualmente al rischio cautelare; 3) manifesta illogicità sulla scelta della misura degli arresti domiciliari, ritenuta sproporzionata e non adeguatamente giustificata rispetto a misure meno afflittive, anche in ragione dell'età e delle condizioni personali dell'indagato. La Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo, osservando che il riesame aveva valorizzato condotte illecite risalenti al 2021-2022 e un presunto ruolo stabile dell'indagato nel sistema locale, ma senza confrontarsi in modo specifico con il significativo lasso di tempo trascorso e senza spiegare se quel ruolo e quel potere di influenza fossero ancora attuali. Ha quindi richiamato il principio per cui l'attualità del pericolo cautelare non coincide con l'imminenza di una specifica occasione di reato, ma richiede una prognosi concreta e individualizzata sulla possibilità di reiterazione, tanto più rigorosa quanto maggiore è la distanza temporale dai fatti. Poiché il primo motivo era pregiudiziale, la Corte non ha esaminato gli altri motivi e ha annullato l'ordinanza con rinvio al Tribunale di Roma per nuovo giudizio ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso limitatamente al primo motivo e, per effetto della sua natura pregiudiziale, non ha esaminato le ulteriori doglianze sulla motivazione relativa al pericolo di inquinamento probatorio e sulla proporzionalità/adeguatezza della misura. Ha quindi annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Roma, in diversa composizione o comunque quale giudice competente ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p., affinché rivaluti la sussistenza e l'attualità delle esigenze cautelari motivando in modo specifico sul decorso del tempo e sulla persistenza del rischio cautelare. Non vi è stata decisione definitiva sul merito dell'accusa, né una revoca diretta della misura, ma soltanto un annullamento con rinvio per nuovo esame cautelare.

Norme richiamate

  • art. 274, comma 1, lett. c), c.p.p.

    Il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione non coincide con l'imminenza di specifiche occasioni di commissione del reato; richiede invece una valutazione prognostica concreta e individualizzata sulla possibilità di condotte reiterative, fondata su modalità del fatto, personalità dell'indagato e contesto socio-ambientale.

  • art. 309, comma 7, c.p.p.

    Il Tribunale competente deve riesaminare la misura cautelare dopo l'annullamento della Cassazione e uniformarsi ai principi di diritto indicati dal giudice di legittimità.

Massime di principio

  • In tema di misure cautelari personali, il giudice deve motivare in modo specifico sulla concretezza e attualità delle esigenze cautelari, soprattutto quando tra i fatti contestati e la decisione sia decorso un apprezzabile lasso di tempo.
  • L'attualità del pericolo di reiterazione non può essere affermata in modo astratto né ricavata solo dalla gravità o sistematicità delle condotte pregresse: occorre spiegare perché il quadro fattuale e personale dell'indagato renda ancora attuale il rischio cautelare.
  • Più è distante nel tempo la condotta contestata, più rigorosa deve essere la motivazione sulla persistenza delle esigenze cautelari e sulla eventuale insufficienza di misure meno afflittive.
  • La valutazione cautelare deve tener conto non solo delle condotte pregresse, ma anche dell'evoluzione successiva della posizione dell'indagato e dell'eventuale attenuazione dei fattori di rischio.
  • Quando il primo motivo di ricorso investe la tenuta della motivazione sulle esigenze cautelari in modo pregiudiziale, la Corte può assorbire le ulteriori censure relative a inquinamento probatorio e adeguatezza della misura.

Come è indicizzato

MaterieCorruzioneImpugnazioniCustodia cautelareEsigenze cautelari
RamiReati contro la PAProcesso penaleMisure cautelari
SottomaterieCorruzione propria
IstitutiNe bis in idem

Testo integrale

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