Cassazione Penale, Sentenza n. 04182/2026 del 02/02/2026
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso avverso la sentenza della Corte di appello di Trieste che aveva parzialmente confermato la sentenza del GUP di Pordenone. I motivi principali: 1) nullità della sentenza per mancato rinvio dell'udienza per legittimo impedimento del difensore (impegno professionale sopravvenuto e documentato); 2) illogicità della motivazione nel rigetto delle attenuanti generiche, per aver considerato solo i precedenti e non l'ammissione dei fatti; 3) violazione di legge in relazione alla confisca di 9.980 euro disposta come profitto del reato ai sensi dell'art. 73, comma 7-bis, d.P.R. 309/90, contestando la mancanza di prova che quella somma derivasse dalle cessioni di cocaina coeve all'accertamento.
La decisione
La Corte di legittimità ha rigettato i primi due motivi. Sul primo, ha ritenuto legittimo il rigetto dell'istanza di rinvio perché il difensore aveva nominato un sostituto che aveva svolto attività processuale e non era stato provato che il sostituto fosse inidoneo; applicazione dell'art. 102 cod. proc. pen. Sul secondo, ha confermato la motivazione relativa al diniego delle attenuanti generiche, valorizzando la gravità delle condotte (numero e durata delle cessioni, ampia platea di acquirenti), le ammissioni solo parziali, le gravi violazioni delle misure cautelari e i precedenti penali. Ha invece accolto il terzo motivo limitatamente alla confisca: la confisca diretta dei 9.980 euro è stata ritenuta non adeguatamente provata alla luce dei più recenti principi delle Sezioni Unite (sentenza Massini n. 13783/2024) che richiedono la prova del nesso di derivazione del denaro dal reato; le somme rinvenute a distanza di anni non sono state accertate come identiche a quelle provenienti dalle cessioni 2017-2019 e non è dimostrato il reimpiego o il transito immediato. La Corte ha quindi annullato senza rinvio la parte di sentenza relativa alla confisca e disposto la restituzione di quanto sequestrato; ha rigettato il ricorso per il resto.
Norme richiamate
art. 73 d.P.R. 309/1990
Comma 5 qualificazione della fattispecie contestata; comma 7-bis disciplina la confisca obbligatoria del profitto del reato. La Corte ha applicato la norma sulla confisca ma ha valutato, sulla base della giurisprudenza successiva, che per la confisca diretta del denaro sia necessaria la prova della derivazione causale dal reato
art. 102 cod. proc. pen.
Il sostituto del difensore esercita tutti i diritti e assume tutti i doveri del titolare; la mancata partecipazione del difensore titolare non giustifica automaticamente il rinvio se il sostituto ha agito e non è provata la sua inidoneità
artt. 178, 179, 420-ter, 604 cod. proc. pen.
Norme richiamate dal ricorrente per denunciare nullità e violazioni procedurali relative alla trattazione dell'istanza di rinvio; la Corte ha ritenuto il motivo infondato perché il processo non risultava privo di difensore e non era dimostrata l'indispensabilità della presenza del difensore titolare
art. 200 cod. pen.
Principio di non retroattività delle norme processuali o sostanziali, richiamato per escludere l'applicazione retroattiva di modifiche legislative che incidevano sulla disciplina della confisca per equivalente
legge n. 159 del 13/11/2023
Ha modificato l'ambito applicativo dell'art. 85-bis del d.P.R. 309/1990 e attratto alcune ipotesi nell'art. 240-bis cod. pen.; la Corte ha valutato la tempistica della modifica rispetto alla sentenza di primo grado per escluderne l'effetto retroattivo
Sezioni Unite - sent. n. 42415 del 27/05/2021 (C.)
Orientamento precedente che qualificava spesso come confisca diretta il prelievo di denaro riconducibile al reato in forza della fungibilità del denaro; la Corte territoriale si era richiamata a tale principio, ma la Cassazione ha ritenuto che sia stato poi superato
Sezioni Unite - sent. n. 13783 del 26/09/2024 (Massini)
Nuovo orientamento delle Sezioni Unite che richiede la prova della derivazione causale del bene confiscato dal reato e limita i casi di confisca diretta del denaro ai casi in cui la somma sia identificabile come proveniente dal reato, in caso di metamorfosi/reimpiego collegato o per transiti temporali e circostanze di fatto che dimostrino l'identità della somma
Massime di principio
- La richiesta di rinvio per impedimento del difensore va valutata anche alla luce della presenza e dell'attività di un sostituto: se un sostituto di fiducia ha effettivamente svolto attività processuale e non è provata la sua inidoneità, il rigetto del rinvio è legittimo
- Il diniego delle attenuanti generiche può essere giustificato con riferimento a complessivi elementi della personalità e della gravità del fatto, quali reiterazione, durata dell'attività illecita, ampiezza della platea di acquirenti, ammissioni parziali, violazioni di misure cautelari e precedenti penali
- La confisca diretta di somme di denaro richiede prova del nesso causale tra la somma sequestrata e il profitto del reato; la sola fungibilità del denaro non è più sufficiente per qualificare come diretta la confisca quando non è dimostrata l'identità o il collegamento temporale/causale tra somme illecite e somme sequestrate
- Quando l'attività illecita è avvenuta anni prima e le somme sono rinvenute successivamente, il giudice deve accertare il reimpiego o il transito che colleghi materialmente le somme sequestrate al profitto illecito; in assenza di tale prova la confisca diretta non può essere disposta e, se per equivalente, bisogna valutare la rilevanza delle norme sull'applicabilità della confisca per equivalente al caso concreto
- In caso di dubbio sulla provenienza del denaro e mancata dimostrazione del collegamento con il reato, il rimedio è l'annullamento della confisca e la restituzione delle somme all'avente diritto
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