Cassazione Penale, Sentenza n. 34214/2022 del 15/09/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato il sequestro preventivo per il reato di tentata estorsione. I difensori hanno dedotto: (i) violazione dei termini di cui all'art. 321 comma 3-bis c.p.p., sostenendo che il sequestro era stato operato dalla Polizia Giudiziaria il 20/04/2021 alle ore 8:30 e che quindi i termini decadenziali per la trasmissione al PM e per la richiesta di convalida al GIP erano scaduti; (ii) incompetenza territoriale perché il sequestro effettuato a Rosarno avrebbe dovuto essere trasmesso alla Procura di Palmi; (iii) carenza del requisito della pertinenzialità rispetto alle somme e mancanza di giustificazione per il sequestro degli apparati telefonici, anche in considerazione che il fatto è contestato nella forma del tentativo e riferito al 2018; (iv) inesistenza del periculum in mora, ossia assenza del concreto rischio di dissipatione o occultamento dei beni sequestrati.
La decisione
Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il sequestro non fosse stato operato di iniziativa della PG ma fosse stato disposto con decreto del Pubblico Ministero del 22/04/2021 ore 13:50, con richiesta di convalida al GIP disposta il 24/04/2021 ore 9:00, per cui i termini di cui all'art. 321 comma 3-bis c.p.p. risultano rispettati. Perciò l'eccezione di violazione dei termini e di incompetenza territoriale è manifestamente infondata. Il Tribunale del riesame ha altresì adeguatamente motivato la sussistenza del fumus commissi delicti (disparità tra redditi dichiarati e somme sequestrate, giustificazione fornita priva di riscontro) e del periculum in mora (rischio di agevole dissipazione della somma). La Corte ha inoltre ricordato il perimetro di ammissibilità del ricorso per cassazione in materia di provvedimenti cautelari reali (consentito solo per violazione di legge ex art. 325 c.p.p. o per carenza motivazionale radicale) e ha ritenuto che i motivi proposti non rientrassero in tali ipotesi. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare €3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 321 comma 3-bis cod. proc. pen.
"avanzando nelle 48 ore successive richiesta di convalida al Gip"
La Corte ha ritenuto che i termini previsti siano rispettati quando il sequestro risulti disposto con decreto del Pubblico Ministero e la richiesta di convalida sia presentata al GIP nei termini; il momento rilevante è l'atto formale del PM (decreto) e la successiva tempestiva richiesta di convalida.
art. 325 cod. proc. pen.
Il ricorso per cassazione contro provvedimenti di sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge; non sono sindacabili in sede di legittimità valutazioni di fatto o motivazioni che non appaiano radicalmente viziate.
art. 616 cod. proc. pen.
Consente alla Corte di condannare la parte che propone ricorso inammissibile al pagamento delle spese processuali; qui è stata anche irrogata una sanzione alla Cassa delle ammende per profili di colpa.
Giurisprudenza Sezioni Unite (Sez. U. n. 25932 del 29/05/2008) e Sez. 6 n. 6589 del 10/01/2013
Richiamate per chiarire che il vizio in cassazione può consistere in errores in iudicando o in procedendo o in una motivazione del tutto assente o apparente; la mera divergenza valutativa sui fatti o sui motivi non integra automaticamente il vizio di legge richiesto per l'ammissione del ricorso.
Massime di principio
- Per valutare la tempestività degli adempimenti relativi al sequestro preventivo occorre stabilire con precisione chi ha materialmente disposto l'atto (Polizia Giudiziaria o Pubblico Ministero): il termine di 48 ore previsto dall'art. 321 c.3-bis decorre e si applica con riferimento all'atto formale rilevante (decreto del PM o notifica da parte della PG) come interpretato dalla giurisprudenza.
- L'incompetenza territoriale va valutata in relazione all'organo che ha disposto il provvedimento: se il sequestro è disposto dal PM titolare delle indagini, l'obiezione di incompetenza è debole, salvo specifiche violazioni delle norme di competenza.
- La pertinenzialità dei beni oggetto di sequestro si valuta sulla base del fumus commissi delicti e della sproporzione tra beni posseduti e redditi/attività dichiarate; giustificazioni offerte dal ricorrente devono essere comprovate e non basate su mere dichiarazioni non riscontrate.
- Il requisito del periculum in mora richiede elementi concreti sul rischio di dissipazione o occultamento: affermazioni generiche senza elementi concreti sono insufficienti, mentre la possibilità concreta di rapidissima dispersione dei beni puo' giustificare il provvedimento.
- In sede di cassazione, i motivi che impugnano esclusivamente valutazioni di fatto o la congruità della motivazione del riesame sono spesso inammissibili: il ricorso per cassazione è strumento limitato a questioni di diritto o a vizi motivazionali radicali.
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