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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48064/2022 del 20/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva il riconoscimento della disciplina del reato continuato tra diverse condanne: in particolare tra la contestazione del reato associativo di tipo mafioso (clan La Torre) e alcuni reati estorsivi già posti in continuazione tra loro in sede di cognizione, nonché tra questi ultimi e le estorsioni commesse ai danni di Carmine Falace (dicembre 2005 e gennaio 2006). Vellucci ha eccepito che quegli episodi estorsivi facevano parte di un unico programma criminoso riconducibile alla sua affiliazione al clan, richiamando dichiarazioni di collaboratori e la circostanza che le estorsioni sarebbero servite a pagare "gli avvocati per i carcerati". La Corte di appello, tuttavia, ha ritenuto che per le estorsioni ai danni di Falace fosse stata esclusa l'aggravante di cui all'art. 7 d.l. n. 152/1991 e che, al momento dei fatti, il successivo clan Gagliardi non era ancora formato/operativo; quindi mancava il riferimento ai fatti nel programma del sodalizio e, soprattutto, la prova che al momento del primo reato il secondo fosse già programmato nelle sue linee essenziali.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto fondate le argomentazioni dell'ordinanza impugnata, osservando che il ricorrente non ha fornito elementi significativi per dimostrare che le estorsioni contro Falace fossero inserite in un programma criminoso unitario già delineato al momento della commissione del primo episodio. Di conseguenza il riconoscimento della continuazione è stato escluso e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 7 d.l. n. 152 del 1991

    La Corte ha rilevato che per le estorsioni ai danni di Falace l'aggravante di matrice mafiosa prevista dall'art. 7 non è stata accertata, sicché tali fatti non possono essere ricondotti al programma del sodalizio; l'assenza dell'aggravante ha contribuito a escludere il collegamento con l'associazione mafiosa

  • disciplina del reato continuato (art. 81 c.p. - principio della continuazione)

    Per riconoscere la continuazione è necessario dimostrare che più fatti costituiscano l'attuazione di un piano criminoso unitario e che, al momento del primo reato, il secondo fosse già programmato nelle sue linee essenziali; la Corte ha ritenuto che il ricorrente non abbia fornito questa prova e quindi ha negato l'applicazione della continuazione

Massime di principio

  • Per ottenere il riconoscimento della continuazione tra reati commessi in momenti diversi è indispensabile provare che tutti gli eventi facciano parte di un unico piano criminoso e che, al momento del primo episodio, i successivi erano già programmati nelle loro linee essenziali.
  • L'aggravante di matrice mafiosa (art. 7 d.l. 152/1991) presuppone che il fatto sia riconducibile all'operatività del sodalizio: se tale collegamento è escluso, gli atti non possono essere automaticamente ricondotti al programma dell'associazione.
  • Le valutazioni già compiute in sede di cognizione (sentenze di condanna) sulla qualificazione dei fatti vincolano il giudice dell'esecuzione quando da quelle risultino elementi decisivi (es. assenza dell'aggravante mafiosa o mancata operatività del clan).
  • La mera proposta di una valutazione alternativa dei fatti o testimonianze non sufficientemente idonee non basta a sovvertire le conclusioni motivate del giudice: il ricorrente ha l'onere di apportare elementi nuovi e significativi.
  • In sede esecutiva il giudice richiede argomentazioni logiche e prove chiare per modificare la qualificazione giuridica già data in sede di cognizione; l'assenza di questa prova determina il rigetto del ricorso.

Testo integrale

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