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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37665/2023 del 14/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti contestavano l'assoluzione pronunciata dalla Corte d'appello di Milano per il reato di falsa testimonianza contestato agli imputati. In primo grado il Tribunale di Lecco aveva condannato gli imputati per avere reso false dichiarazioni in un giudizio del lavoro relativo a presunti rapporti di lavoro irregolari e orari eccedenti quelli contrattuali presso la panetteria gestita dalla società "La Forneria del Baffo". Le parti civili sostenevano che la Corte d'appello avesse errato nel ritenere inattendibili le loro dichiarazioni e nell'aver privilegiato testimonianze ritenute interessate.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi delle parti civili, ritenendo che essi fossero generici e aspecifici e che consistessero in una mera richiesta di rivalutazione del materiale probatorio, attività non consentita in sede di legittimità. La Suprema Corte ha altresì ritenuto che la Corte d'appello avesse adeguatamente motivato l'assoluzione, confutando specificamente le ragioni della sentenza di primo grado e analizzando le incoerenze e contraddizioni delle dichiarazioni delle parti civili. Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e a versare, in via equitativa, euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Sez. Un. n. 41476 del 25/10/2005 (Misiano)

    Sez. Un. n. 41476 del 25/10/2005, Misiano

    Principio secondo cui la Corte di legittimità non può procedere a una rilettura del compendio probatorio di merito; la valutazione dei fatti è riservata al giudice di merito

  • Sez. Un. n. 33748 del 12/07/2005 (Mannino)

    Sez. U. n. 33748 del 12/07/2005, Mannino

    La sentenza di appello che riforma completamente la decisione di primo grado ha l'obbligo di delineare le linee del proprio ragionamento probatorio e di confutare specificamente i principali argomenti della motivazione della prima sentenza

  • Sez. Un. n. 6402 del 02/07/1997 (Dessimone) e Sez. Un. n. 930 del 29/01/1996 (Clarke)

    Sez. Un. n. 6402 del 2/7/1997, Dessimone; Sez. Un. n. 930 del 29/1/1996, Clarke

    Conferma del principio di limitazione del sindacato della Corte di Cassazione sulla valutazione in fatto, ribadendo la necessità di motivazioni specifiche per censurare la valutazione probatoria

  • Giurisprudenza di sezioni: Aglieri, Rastegar, Alagna

    Sez. 6 n. 6221 del 20/04/2005, Aglieri; Sez. 5 n. 8361 del 17/01/2013, Rastegar; Sez. 5 n. 23005 del 22/11/2013, Alagna

    Ulteriori precisazioni sulla necessità che la revisione in appello espliciti criticamente le ragioni per le quali si ritengono insostenibili le argomentazioni del primo giudice

  • Corte EDU, Dan v. Moldova (5/07/2011)

    Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, Dan contro Moldavia, 5 luglio 2011

    Richiamata come riferimento interpretativo in materia di motivazione delle decisioni giudiziarie e garanzie procedurali connesse alla valutazione delle prove

  • Corte costituzionale, sentenza n. 186 del 13/06/2000

    Sentenza Corte costituzionale n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata in relazione ai presupposti per l'attribuzione di somme alla Cassa delle ammende quando sussistano ragioni di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non rivaluta i fatti: i ricorsi che chiedono una diversa valutazione del materiale probatorio senza indicare censure specifiche sono inammissibili.
  • Un ricorso per cassazione deve contenere censure precise e motivate; asserzioni generiche o la mera richiesta di un diverso apprezzamento delle prove non sono sufficienti.
  • Quando la Corte d'appello riforma integralmente una decisione di primo grado (assolvendo o condannando), è obbligata a confutare specificamente i principali argomenti della motivazione del primo giudice e a spiegare il nuovo percorso logico-probatorio adottato.
  • Le contestazioni sulla credibilità dei testimoni devono essere puntuali: è necessario indicare le specifiche contraddizioni o elementi che giustificano il discredito, altrimenti la censura risulta inammissibile in sede di legittimità.
  • Se l'istanza di cassazione è ritenuta inammissibile per colpa o negligenza, il ricorrente può essere condannato non solo alle spese, ma anche a una somma a favore della Cassa delle ammende.

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