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Cassazione Civile, Ordinanza n. 33768/2024 del 21/12/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce dalla domanda di una dipendente di Roma Capitale, assegnata a un ufficio speciale per le emergenze traffico e mobilità, che rivendicava compensi per lavoro straordinario svolto tra il 2010 e il 2012, assumendo di aver prestato quotidianamente servizio per un numero di ore superiore all'orario contrattuale. Il Tribunale aveva accolto la domanda, ma la Corte d'appello aveva riformato la decisione, ritenendo non provata la previa autorizzazione al lavoro straordinario, considerata elemento costitutivo del diritto al compenso nel pubblico impiego contrattualizzato. Con il ricorso per cassazione la lavoratrice denunciava, da un lato, vizio di motivazione e erronea valutazione dei documenti che avrebbero dimostrato l'autorizzazione e la contabilizzazione delle ore eccedenti; dall'altro, violazione di norme processuali e dell'art. 2697 c.c., sostenendo che l'Amministrazione non avesse contestato i fatti rilevanti e che la prova dell'autorizzazione fosse già stata fornita in giudizio.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto inammissibile il primo motivo perché formulato, in sostanza, come critica alla sufficienza e logicità della motivazione, profilo non più deducibile nei termini prospettati dopo la riformulazione dell'art. 360, n. 5, c.p.c., e comunque diretto a sollecitare una rivalutazione di merito dei documenti. Ha ritenuto inammissibile anche il secondo motivo perché la censura sulla mancata contestazione non si confrontava con la ratio decidendi della sentenza impugnata, cioè la mancanza di allegazione e prova della previa autorizzazione, oltre al rilievo che la valutazione della non contestazione appartiene al giudice di merito. La Corte ha inoltre richiamato il principio secondo cui, nel pubblico impiego contrattualizzato, il compenso per lavoro straordinario presuppone la previa autorizzazione dell'amministrazione; pertanto la decisione di merito era conforme a diritto. La ricorrente è stata condannata alle spese e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 360, comma primo, n. 5, c.p.c.

    riformulazione dell'art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.

    Dopo la riformulazione è deducibile solo l'omesso esame di un fatto storico decisivo, restando fuori le censure di insufficienza, contraddittorietà o illogicità della motivazione, salvo i casi di motivazione mancante, apparente, perplessa o incomprensibile.

  • art. 132, secondo comma, n. 4, c.p.c.

    La mancanza della motivazione o le sue forme patologiche integrano nullità della sentenza per difetto del requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale.

  • art. 111, sesto comma, Cost.

    È richiamato come parametro del 'minimo costituzionale' della motivazione, oltre il quale non è consentito il sindacato di legittimità sulla sufficienza della motivazione.

  • art. 113 c.p.c.

    Censurato nel ricorso, ma la Corte non ne ravvisa violazione autonoma nella decisione impugnata.

  • art. 414 c.p.c.

    Censurato nel ricorso insieme agli artt. 416 c.p.c. e 2697 c.c., senza che la Corte riconosca una violazione.

  • art. 416 c.p.c.

    Censurato nel ricorso in relazione alla non contestazione, ma la doglianza è ritenuta inammissibile.

  • art. 2697 c.c.

    La ricorrente non ha assolto l'onere di allegare e provare il fatto costitutivo del diritto, cioè la previa autorizzazione allo straordinario.

  • art. 2108 c.c.

    Nel pubblico impiego contrattualizzato il compenso per lavoro straordinario spetta solo se le prestazioni sono debitamente autorizzate.

  • art. 2 d.lgs. n. 165/2001

    Richiamato insieme all'art. 40 d.lgs. n. 165/2001 e all'art. 97 Cost. per confermare che la disciplina del pubblico impiego richiede autorizzazione preventiva e compatibilità organizzativa e finanziaria.

  • art. 40 d.lgs. n. 165/2001

    Concorre a fondare il principio della necessità di autorizzazione preventiva per lo straordinario nel pubblico impiego contrattualizzato.

  • art. 97 Cost.

    La previa autorizzazione è coerente con i principi di buon andamento e con la verifica della compatibilità della spesa con il bilancio.

  • art. 2126 c.c.

    La presenza dell'autorizzazione è il solo elemento che condiziona l'applicabilità dell'art. 2126 c.c. rispetto ai vincoli della disciplina collettiva, secondo il precedente richiamato.

  • art. 13, comma 1 quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    In caso di inammissibilità del ricorso, sussiste l'obbligo di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto.

Massime di principio

  • Nel pubblico impiego contrattualizzato il diritto al compenso per lavoro straordinario presuppone la previa autorizzazione dell'amministrazione; la semplice prestazione di ore eccedenti non basta a fondare il credito.
  • La mancanza di autorizzazione preventiva integra un elemento costitutivo della domanda di pagamento dello straordinario e deve essere allegata e provata dal lavoratore che agisce in giudizio.
  • Dopo la riforma dell'art. 360, n. 5, c.p.c., non sono ammissibili censure che mirino solo a contestare la sufficienza, coerenza o logicità della motivazione di merito, salvo l'omesso esame di un fatto storico decisivo o le ipotesi di motivazione apparente o mancante.
  • La doglianza fondata sulla mancata contestazione è inammissibile se non si confronta con il reale fondamento della decisione impugnata e, comunque, la valutazione della non contestazione rientra nel giudizio di merito.
  • Nel pubblico impiego contrattualizzato l'autorizzazione al lavoro straordinario è rilevante perché implica la valutazione dell'interesse pubblico, della compatibilità organizzativa e della copertura di bilancio.

Come è indicizzato

MaterieRetribuzione e TFRImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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