Sentenza n. 4143/2026 - Roma, Sezione 1
per l’annullamento del provvedimento di diniego delle misure di accoglienza adottato dalla Prefettura di Roma in data 3 giugno 2025, protocollo di uscita n. -OMISSIS-;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego delle misure di accoglienza adottato dalla Prefettura di Roma, consistente nell’inserimento del richiedente nell’elenco degli aspiranti, con soddisfazione della domanda subordinata alla disponibilità di posti
Esito
Favorevole al resistente (prefettura)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il provvedimento prefettizio del 3 giugno 2025 con cui l’amministrazione, pur inserendolo nell’elenco dei richiedenti misure di accoglienza, aveva comunicato che la domanda sarebbe stata soddisfatta soltanto quando si fossero resi disponibili posti nelle strutture della provincia. Era stata proposta anche domanda cautelare, respinta con ordinanza del 20 agosto 2025 non appellata. Nel corso del giudizio, con nota del 10 febbraio 2026, l’amministrazione ha comunicato l’inserimento del ricorrente presso un centro di accoglienza straordinaria.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, rilevando che il ricorrente aveva conseguito il bene della vita perseguito, ossia l’inserimento in una struttura di accoglienza, per effetto della successiva attività amministrativa e non mediante l’annullamento del provvedimento impugnato. Il giudice ha richiamato, quanto alla rilevanza dell’interesse residuo all’annullamento, un precedente della stessa Sezione. Le spese di lite sono state compensate.
Norme richiamate
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
La disposizione è richiamata quale base per l’oscuramento delle generalità della parte ricorrente a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati, insieme all’art. 52 d.lgs. 196/2003, a fondamento dell’oscuramento dei dati identificativi del ricorrente.
Massime di principio
- La sopravvenuta soddisfazione del bene della vita perseguito dal ricorrente, ottenuta attraverso una successiva attività dell’amministrazione e non mediante la rimozione dell’atto impugnato, determina la sopravvenuta carenza di interesse all’annullamento e comporta l’improcedibilità del ricorso, salvo la permanenza di uno specifico interesse residuo accertato in giudizio.
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