Sentenza n. 1119/2026 - Firenze, Sezione 2
per l'accertamento del silenzio-inadempimento dell'Amministrazione sull’istanza del ricorrente, volta alla regolarizzazione della propria posizione.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio-inadempimento sulla richiesta di regolarizzazione della posizione, comprendente il rilascio di un permesso di soggiorno per attesa occupazione
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente, destinatario di un nulla-osta lavorativo rilasciato dallo Sportello Unico Immigrazione della Prefettura di Pisa su istanza del datore di lavoro, riferiva di essere entrato in Italia e di essersi attivato, insieme al datore, per completare l'iter di rilascio del permesso di soggiorno, senza ottenere una decisione amministrativa. Dopo l'assunzione, il datore aveva cessato l'attività e licenziato i dipendenti, compreso il ricorrente. Con istanza del 25 agosto 2025 il ricorrente aveva chiesto la regolarizzazione della propria posizione, incluso il rilascio del permesso di soggiorno per attesa occupazione. La Prefettura aveva avviato il procedimento di revoca del nulla-osta, richiamando il parere negativo della Questura e l'asserita commissione, da parte del datore di lavoro, del reato ostativo previsto dall'art. 582 c.p. Il ricorrente aveva contestato tale rilievo, evidenziando l'assenza di condanne definitive e la cessazione dell'attività datoriale, oltre alla propria richiesta di permesso per attesa occupazione. Nonostante ciò, l'Amministrazione non aveva concluso il procedimento con un provvedimento espresso, nemmeno dopo l'ordinanza istruttoria con cui il TAR le aveva ordinato di depositare una relazione sullo stato del procedimento e sulle ragioni del ritardo.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso contro il silenzio-inadempimento. Ha ordinato allo Sportello Unico Immigrazione dell'U.T.G.-Prefettura di Pisa di definire con un provvedimento espresso la posizione del ricorrente entro 30 giorni dalla comunicazione della sentenza. Il giudice non ha sostituito l'Amministrazione nella valutazione sostanziale della richiesta, ma ha imposto la conclusione del procedimento. Per l'eventuale ulteriore inadempimento, ha nominato commissario ad acta il Prefetto di Pisa, con facoltà di delega, affinché provveda nei successivi 30 giorni e senza diritto al compenso. L'Amministrazione è stata condannata alle spese di lite, liquidate in euro 1.500,00, oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato.
Norme richiamate
art. 582 c.p.
La Prefettura aveva richiamato l'asserita commissione, da parte del datore di lavoro, del reato indicato come ostativo; il TAR, tuttavia, non ha deciso nel merito la rilevanza di tale circostanza, limitandosi a ordinare la conclusione espressa del procedimento.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato quale presupposto per l'oscuramento delle generalità e dei dati identificativi del ricorrente.
art. 10 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamato, insieme alla normativa nazionale sulla privacy, a tutela dei diritti e della dignità del ricorrente mediante oscuramento dei dati identificativi.
Massime di principio
- Quando l'Amministrazione non definisce con un provvedimento espresso il procedimento avviato a seguito di un'istanza di regolarizzazione della posizione di uno straniero, il silenzio protratto legittima l'accoglimento dell'azione avverso il silenzio-inadempimento e l'ordine giudiziale di provvedere.
- Nel giudizio avverso il silenzio, il giudice può imporre all'Amministrazione di concludere il procedimento entro un termine determinato, senza sostituirsi ad essa nella valutazione discrezionale o tecnica del merito della richiesta.
- L'ordine di provvedere può essere assistito dalla nomina di un commissario ad acta, incaricato di adottare il provvedimento in caso di ulteriore inerzia dell'Amministrazione entro il termine assegnato dal giudice.
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