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Cassazione Penale, Ordinanza n. 05511/2026 del 11/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (autorità giudiziaria)

La controversia

La vicenda riguarda la revoca della detenzione domiciliare concessa a un condannato, disposta dal Tribunale di sorveglianza dopo che il Magistrato di sorveglianza aveva sospeso provvisoriamente la misura. La revoca si fondava sull'accertato allontanamento dall'abitazione in orario non consentito e sulla violazione della prescrizione di non uscire dal Comune di Roma, condotta per la quale l'interessato era stato tratto in arresto per evasione. Il ricorrente ha censurato l'ordinanza sostenendo che la revoca fosse stata pronunciata sulla sola base della violazione, senza una concreta valutazione della gravità della condotta, del comportamento complessivo tenuto durante il giudizio e l'esecuzione, delle giustificazioni addotte e della partecipazione a un percorso psicologico e terapeutico; ha inoltre valorizzato il fatto di avere contattato la caserma per avvisare del ritardo e ha sostenuto che l'allontanamento fosse per finalità non illecite.

La decisione

La Corte ha ritenuto che il Tribunale di sorveglianza avesse correttamente applicato l'art. 47-ter, sesto comma, ord. pen., valutando l'accertato e incontestato allontanamento non consentito come condotta contraria alla legge e alle prescrizioni, incompatibile con la prosecuzione della misura. Le censure difensive sono state qualificate come mere doglianze di merito e richiesta di rilettura del fatto, precluse in sede di legittimità. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 47-ter, sesto comma, ord. pen.

    la detenzione domiciliare sia revocata nel caso in cui il comportamento del soggetto, contrario alla legge o alle prescrizioni dettate, appaia incompatibile con la prosecuzione delle misure

    La revoca della detenzione domiciliare è legittima quando il comportamento del beneficiario, contrario alla legge o alle prescrizioni imposte, risulti incompatibile con la prosecuzione della misura.

  • art. 385 c.p.

    Il richiamo al reato di evasione è funzionale a descrivere la condotta che ha dato origine alla revoca, senza ulteriori sviluppi sulla sua configurazione.

Massime di principio

  • La detenzione domiciliare può essere revocata quando il beneficiario violi le prescrizioni imposte in modo tale da rendere il suo comportamento incompatibile con la prosecuzione della misura, anche prima della definizione del procedimento per evasione eventualmente contestato.
  • In sede di legittimità non è consentita una nuova valutazione del merito dei fatti accertati dal giudice di sorveglianza, né la sostituzione del ragionamento decisorio con una diversa lettura delle circostanze fattuali proposta dal ricorrente.
  • Le doglianze che si limitano a valorizzare spiegazioni alternative della condotta, il buon comportamento complessivo o finalità non illecite dell'allontanamento, senza scalfire la valutazione di incompatibilità con la misura, non sono idonee a fondare l'annullamento dell'ordinanza di revoca.

Come è indicizzato

MaterieMisure alternativeImpugnazioniEvasione
RamiEsecuzione penaleProcesso penaleReati contro l'amministrazione della giustizia
IstitutiPrescrizione del reato

Testo integrale

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