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Sentenza

Sentenza del 16/10/2020 n. 307 - Comm. Trib. Reg. per il Molise

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La controversia riguarda un'intimazione di pagamento (più cartelle) impugnata dalla contribuente; in primo grado la CTP aveva annullato parzialmente l'atto limitando i tributi di natura tributaria a euro 214,67 e dichiarando difetto di giurisdizione sui crediti di diversa natura. L'Agenzia ha impugnato sostenendo che i giudici di primo grado avevano erroneamente dato rilievo ad estratti di ruolo che riportavano somme al netto delle sospensioni connesse a 'definizioni agevolate', senza considerare che la contribuente era decaduta dal beneficio per mancato pagamento di alcune rate e che i ruoli originari erano stati sostituiti da quelli posti a fondamento dell'intimazione. L'Agenzia ha prodotto documentazione sui pagamenti effettuati, sui periodi e sui residui; ha inoltre rilevato l'annullamento di tre cartelle ai sensi dell'art. 4 D.L. 119/18 e dedotto vizi procedurali relativi alla notifica. La resistente ha eccepito l'inammissibilità dell'appello per carenza di petitum e ha sostenuto che l'estratto di ruolo da lei prodotto era prova fedele dell'ammontare dovuto.

La decisione

La Commissione Regionale ha accolto l'appello dell'Agenzia ritenendo che la sentenza di primo grado avesse errato nella quantificazione del credito tributario avendo posto a fondamento estratti di ruolo relativi a posizioni sospese per definizioni agevolate, senza tener conto della decadenza dal beneficio conseguente al mancato pagamento delle rate. La Commissione ha ritenuto che la decadenza dalla definizione agevolata si produce automaticamente per il mancato pagamento e non richiede un provvedimento formale. Ha constatato che l'Agenzia ha fornito idonea documentazione dimostrativa dei pagamenti e dei residui, e ha disposto che i tributi di natura tributaria risultanti dall'intimazione siano dovuti, con l'ordine che l'Agenzia ricalcoli l'esatto importo tenendo conto di eventuali pagamenti intervenuti nel frattempo e delle tre cartelle annullate ai sensi dell'art. 4 D.L. 119/18. Le spese di tutti i gradi di giudizio sono compensate per la peculiare complessità e le questioni interpretative coinvolte.

Norme richiamate

  • art. 4 D.L. 119/2018

    Applicazione dell'articolo per l'annullamento automatico di alcune cartelle di importo inferiore a 1.000 euro; le tre cartelle indicate sono state annullate in base a questa norma e vanno escluse dal ricalcolo dei debiti.

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato dall'Agenzia per contestare omissioni nella pronuncia di merito; la Commissione ha valutato preliminarmente la questione e ritenuto infondata la censura, considerando il petitum e i motivi sufficientemente espressi.

  • art. 100 c.p.c.

    Richiamato dalla resistente per eccepire la carenza di interesse ad agire dell'appellante; la Commissione ha implicitamente rigettato tale eccezione ritenendo l'appello fondato sul merito.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 77 del 19 aprile 2018

    sentenza n. 77 del 19 aprile 2018

    Richiamata a fondamento della compensazione delle spese di lite per ragioni di particolare complessità e dubbio interpretativo delle norme in materia tributaria; giustifica la compensazione delle spese di giudizio.

  • Principio sulla decadenza automatica dalla definizione agevolata

    La Commissione interpreta e applica il principio per cui la decadenza dal beneficio della definizione agevolata si verifica automaticamente al mancato pagamento delle rate pattuite, senza necessità di un formale provvedimento amministrativo di decadenza.

Massime di principio

  • Se il contribuente ha aderito a una definizione agevolata ma non ha pagato tutte le rate, la decadenza dal beneficio si verifica automaticamente per il mancato pagamento e l'ente creditore può riprendere a chiedere l'intero debito residuo senza bisogno di un atto formale di decadenza.
  • In giudizio gli estratti di ruolo che riportano importi al netto di sospensioni o definizioni agevolate non sono necessariamente decisivi: è necessario valutare se tali sospensioni siano ancora efficaci o siano venute meno (es. per decadenza), sulla base della documentazione dell'agente della riscossione relativa a pagamenti, periodi e ammontare residuo.
  • L'Amministrazione finanziaria deve produrre documentazione chiara e dettagliata (pagamenti effettuati, periodi, importi versati e residui) per dimostrare la perdita del beneficio e la corretta quantificazione del credito; la mancanza di un formale provvedimento di decadenza non impedisce la prova della decadenza stessa tramite fatti (mancato pagamento).
  • Le somme annullate per effetto di norme speciali (es. art. 4 D.L. 119/18) vanno sottratte dal ricalcolo dei debiti rivendicati; il giudice può disporre che l'ente proceda a un ricalcolo tenendo conto di tali cancellazioni e di eventuali pagamenti intervenuti nel frattempo.
  • In presenza di questioni complesse e dubbi interpretativi rilevanti in materia tributaria, il giudice può compensare le spese di lite, anche in appello, conformemente ai principi costituzionali richiamati dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale.
  • Eccezioni formali dell'opponente (es. carenza di petitum o di interesse ad agire dell'appellante) vanno esaminate ma non ostano all'accoglimento dell'appello quando il motivo principale è fondato sul merito e sufficientemente specificato.

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