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Sentenza

Sentenza n. 12474/2026 - Roma, Sezione 2

per l'annullamento, previa sospensione dell’efficacia a) del Provvedimento di rigetto della domanda di rilascio del visto di ingresso per studio, n. Prot. 2014/2023, adottato dall’Ambasciata d’Italia in Libano, in data 6 settembre 2023 e notificato in data 14.9.2023 al ricorrente, previa consegna brevi menu; b) nonché di ogni provvedimento presupposto, consequenziale o, comunque, connesso.

Giustizia amministrativa202314754

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di rilascio del visto di ingresso per motivi di studio per l'anno accademico 2023/2024

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione consolare)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento dell'Ambasciata d'Italia in Libano che aveva respinto la domanda di visto di ingresso per studio, chiedendone l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, nonché l'annullamento degli atti presupposti, consequenziali o connessi. Il testo non specifica i singoli vizi di legittimità dedotti. La domanda cautelare era stata respinta con ordinanza non appellata. Nel corso del giudizio si è concluso l'anno accademico 2023/2024 cui il ricorrente intendeva partecipare; il Collegio ha quindi prospettato alle parti, ai sensi dell'art. 73, comma 3, c.p.a., la possibile improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. La conclusione dell'anno accademico 2023/2024 ha fatto venir meno l'utilità concreta dell'eventuale annullamento del diniego di visto, non essendo stata manifestata dal ricorrente alcuna esigenza risarcitoria tale da giustificare l'accertamento dell'illegittimità dell'atto ai sensi dell'art. 34, comma 3, c.p.a. Il giudice ha ribadito che l'interesse ad agire deve sussistere sia al momento della proposizione del ricorso sia fino al passaggio in decisione e che la sua persistenza può essere verificata d'ufficio. Le spese di lite sono state compensate per giuste ragioni.

Norme richiamate

  • art. 34, comma 3, c.p.a.

    Quando, nel corso del giudizio, l'annullamento del provvedimento impugnato non risulta più utile per il ricorrente, il giudice accerta l'illegittimità dell'atto se sussiste l'interesse ai fini risarcitori

    Se l'annullamento non è più utile nel corso del giudizio, il giudice può accertare l'illegittimità dell'atto soltanto quando sussista un interesse ai fini risarcitori.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Il ricorso è dichiarato improcedibile quando nel corso del giudizio sopravviene il difetto di interesse alla decisione.

  • art. 73, comma 3, c.p.a.

    Il giudice può rilevare e sottoporre al contraddittorio delle parti un possibile profilo di improcedibilità prima della decisione.

Massime di principio

  • L'interesse ad agire nel processo amministrativo deve sussistere al momento della proposizione del ricorso e permanere fino al passaggio della causa in decisione; il giudice amministrativo deve verificarne la persistenza in ciascuna di tali fasi.
  • Quando, per il sopravvenire di fatti che rendono inutile l'annullamento dell'atto impugnato, viene meno l'utilità concreta della decisione, il ricorso deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse.
  • La conclusione del periodo temporale cui era riferito un titolo amministrativo richiesto può far venir meno l'interesse all'annullamento del diniego, se non residua un'utilità concreta e il ricorrente non manifesta un interesse risarcitorio all'accertamento dell'illegittimità dell'atto ai sensi dell'art. 34, comma 3, c.p.a.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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