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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 20252/2021 del 15/07/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'Appello che aveva ritenuto ingiustificato e non diligente l'affidamento di una consulenza alla societa' Gregorio (costo complessivo C 126.146,20) ritenuta appena costituita e con oggetto sociale non attinente, e che aveva considerato il rimborso di finanziamenti soci subordinato ai creditori ex art. 2467 c.c. Il ricorrente deduceva altresì violazione dell'onere della prova (art. 2697 c.c.), omessa considerazione della sentenza penale di assoluzione, erronea applicazione dell'art. 2467 c.c., e omesso esame di fatti decisivi (spese saldate da un collaboratore, uso di autovetture aziendali da parte di soci senza incarichi). Sono invocate inoltre presunte violazioni e false applicazioni di artt. 2697 e 1223 c.c. e 116 c.p.c., nonche' vizi per omessa considerazione dei fatti decisivi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso per inammissibilità e infondatezza. Ha confermato la valutazione della Corte d'Appello secondo cui l'affidamento della consulenza era arbitrario e non giustificato, trattandosi di societa' priva di esperienza e con oggetto estraneo, e che le fatture non documentavano prestazioni giustificative dell'importo. Ha ritenuto corretta l'applicazione dell'art. 2467 c.c. avendo la Corte d'Appello accertato che la restituzione del finanziamento era avvenuta in un periodo di grave crisi di liquidità della societa' (incapacità di pagare debiti contributivi ed erariali). Ha dichiarato inammissibili o generiche le censure sul punto dell'onere della prova (art. 2697), sull'omessa considerazione della sentenza penale (art. 360, comma 10, n.5 c.p.c.) e sul principio di non contestazione per mancanza di allegazioni autosufficienti. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite, liquidate in C 10.400,00 (di cui C 200,00 oltre spese forfettarie e accessori di legge) e dispone il versamento del contributo unificato supplementare previsto dall'art. 13, comma 1‑bis.

Norme richiamate

  • art. 2392 c.c.

    Richiama il parametro della diligenza del mandatario nell'esame della ragionevolezza delle scelte gestorie dell'amministratore; la sindacabilità del merito è limitata ma sussiste la verifica sulla ragionevolezza e sulle cautele adottate ex ante

  • art. 2697 c.c.

    La mera valutazione delle prove da parte del giudice non configura spostamento dell'onere della prova; la violazione è configurabile solo se il giudice avesse effettivamente attribuito l'onere a parte diversa da quella tenuta

  • art. 360, comma 10, n. 5 c.p.c.

    art. 360 comma 10 n. 5 c.p.c.

    La censura per omessa considerazione di una sentenza penale richiede che il ricorrente dimostri la rilevanza decisiva dei fatti penali per le conclusioni della Corte d'Appello; riferimenti o brani isolati non sono sufficienti

  • art. 2467 c.c.

    L'art. 2467, comma 2, trova applicazione quando il rimborso dei finanziamenti soci avviene in condizioni in cui sarebbe stato ragionevole un conferimento (es. crisi di liquidità); la Corte d'Appello ha accertato tali condizioni e la valutazione non è sindacabile in cassazione se logicamente coerente

  • artt. 2697 e 1223 c.c.

    art. 2697 e art. 1223 cod. civ.

    Richiami utilizzati dal ricorrente per contestare onere della prova e risarcimento; la Corte ha ritenuto le deduzioni generiche e prive di autosufficienza documentale

  • art. 116 c.p.c.

    Richiamato in relazione alla valutazione probatoria; la Corte ha ritenuto non provate le circostanze dedotte dal ricorrente e quindi le censure infondate

  • art. 115, comma 2 c.p.c.

    art. 115 comma 2 cod. proc. civ.

    Principio della non contestazione: per farne valere l'operatività è necessaria la trascrizione puntuale degli atti nei quali la parte abbia specificato i fatti; affermazioni generiche non sono ammesse

  • art. 13, comma 1‑bis (contributo unificato)

    Prevede il versamento supplementare del contributo unificato in caso di certe condizioni processuali; la Corte dà atto della sussistenza dell'obbligo a carico del ricorrente principale

  • Cass. n. 15470/2017

    Cass. n. 15470 del 22/06/2017

    Giurisprudenza di riferimento sul limite alla insindacabilità delle scelte gestorie degli amministratori, subordinata alla verifica della diligenza e della ragionevolezza

  • Cass. n. 13395/2018

    Precedente indicato per delineare che la mera valutazione delle prove non equivale ad inversione dell'onere della prova

  • Cass. n. 20637/2016

    Richiamata in tema di requisito di autosufficienza della doglianza inerente la non contestazione; occorre trascrivere gli atti chiave

  • Cass. n. 20525/2020 e n. 21847/2014

    Cass. n. 20525/2020; Cass. n. 21847/2014

    Richiami sul principio di specificità dell'allegazione che deve precedere l'invocazione della non contestazione a norma dell'art. 115 c.p.c.

Massime di principio

  • Le scelte gestorie dell'amministratore sono in linea di principio insindacabili, ma il giudice civile può verificarne la ragionevolezza e la diligenza ex ante: se manca una giustificazione plausibile e le cautele, la scelta può essere ritenuta arbitraria
  • Per ritenere ingiustificato un costo elevato per consulenze occorre che la prestazione sia documentata e commisurata; fatture generiche e societa' consulenti prive di esperienza attinente possono far ritenere l'esborso inutile
  • L'art. 2467 c.c. si applica quando il rimborso dei finanziamenti soci avviene in condizioni che avrebbero richiesto un conferimento (es. grave crisi di liquidità); è necessario un accertamento fattuale della situazione economica della società
  • La violazione dell'onere della prova (art. 2697 c.c.) è configurabile solo se il giudice ha effettivamente attribuito l'onere a parte diversa; la mera diversa valutazione delle prove non basta
  • La non contestazione (art. 115 c.p.c.) può essere invocata solo se la parte ha specificamente e dettagliatamente allegato i fatti e si può provare la mancata contestazione con trascrizione degli atti; affermazioni generiche non producono automatismi
  • L'esistenza di una sentenza penale di assoluzione non obbliga automaticamente il giudice civile a conformarsi: va dimostrata la rilevanza decisiva dei fatti penali per le questioni civili e la loro specifica attinenza
  • In Cassazione le censure devono essere autosufficienti e documentate; doglianze generiche o di mero merito sono frequentemente dichiarate inammissibili

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