Sentenza del 27/07/2023 n. 22743 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
L'Agenzia impugnava la sentenza della C.T.R. Campania che aveva accolto l'appello del contribuente (A.A.), ritenendo non provata dall'Ufficio la qualità di amministratore di fatto della CASE PREZIOSE da parte di A.A. e richiedendo quindi la riforma dell'accertamento tributario (I.V.A., I.R.A.P., I.R.E.S. e sanzioni) relativo al 2007. In cassazione l'Amministrazione censurava: (i) la motivazione della C.T.R. sarebbe apparente/illogica (art. 360 c.p.c. comma 1 n.4, art.132 c.p.c.), (ii) l'uso delle risultanze penali non poteva escludere d'ufficio la qualità di amministratore di fatto e l'ufficio non avrebbe correttamente applicato regole probatorie proprie del processo tributario (art. 360 c.p.c. comma 1 n.3; art. 654 c.p.p.; art.116 c.p.c.), (iii) la C.T.R. avrebbe errato nell'escludere l'applicazione delle sanzioni e nel non considerare norme penali/tributarie richiamate (D.Lgs. n.472/1997, D.L. n.269/2003, art.2639 c.c.).
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia. Quanto al primo motivo, ha ritenuto infondata la censura sulla motivazione perché la C.T.R. aveva spiegato chiaramente il proprio percorso argomentativo, inserendo le risultanze penali in un più ampio quadro istruttorio e rilevando l'assenza di elementi dell'Ufficio per sconfessare quelle conclusioni. I secondi e terzi motivi sono stati dichiarati inammissibili: la Corte non ha potuto riesaminare il convincimento di merito (divieto di nuova valutazione del merito in cassazione) e l'Agenzia ha mancato di specificità nella doglianza (non indicando presunzioni concrete, tempi e modalità di allegazione). Inoltre la questione delle sanzioni era assorbita dalla decisione sulla qualità di amministratore di fatto, perciò non esaminata. L'Agenzia è stata condannata alle spese di giudizio in favore di A.A. (Euro 200,00 per esborsi e Euro 13.000,00 compenso, più accessori).
Norme richiamate
art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4
Limita il sindacato di legittimità: n.4 per vizio di motivazione solo nei casi di motivazione assente o meramente apparente; n.3 per violazione di norme, ma la Corte non può riesaminare il merito dei fatti.
art. 132 c.p.c.
Richiede motivazione adeguata; la Corte ha ritenuto che la C.T.R. avesse dato sufficiente esposizione del criterio logico adottato.
D.Lgs. n. 546/1992, art. 36
Norme sul processo tributario e motivazione; richiamata nella censura ma la Corte ha verificato il rispetto del minimo costituzionale della motivazione.
art. 111 Cost.
Il principio del giusto processo e del dovere di motivazione; la Cassazione valuta se la motivazione rispetti il 'minimo costituzionale'.
art. 116 c.p.c.
Disciplina il giudizio di merito e l'apprezzamento delle prove; la Corte ricorda che non è consentita in cassazione una nuova valutazione del convincimento probatorio.
art. 654 c.p.p.
Norma del processo penale sulle esternazioni delle sentenze; la Corte osserva che nessun automatismo tra esito penale e giudizio tributario è stato affermato dalla C.T.R., ma le risultanze penali possono concorrere alla valutazione probatoria.
D.Lgs. n. 472/1997, artt. 7, 9, 11
Norme sulle sanzioni tributarie; la loro applicabilità non è stata esaminata dalla C.T.R. perché assorbita dalla decisione sull'insussistenza della qualità di amministratore di fatto.
D.L. n. 269/2003, art. 7
Riguarda soggetti responsabili e sanzioni in caso di società costituite per evadere imposte; la questione non è stata decisa in primo grado e quindi non poteva essere esaminata in cassazione.
art. 2639 c.c.
Riguarda l'annullabilità degli atti per simulazione o frode; richiamato nella censura ma non valutato dalla Corte perché la materia sulle sanzioni è assorbita.
D.P.R. n. 115/2002, art. 13, comma 1-quater
Riferimento formale: la norma sulle spese non è applicabile quando la parte soccombente è una pubblica amministrazione ammessa a prenotazione a debito; la Corte lo richiama nel decidere sulle spese.
Massime di principio
- In giudizio tributario l'onere della prova circa la qualità di amministratore di fatto grava sull'Ufficio e il giudice di merito deve motivare chiaramente perché ritiene provata o non provata tale qualità.
- Le sentenze penali non producono effetti automatici nel processo tributario, ma le risultanze penali possono essere utilizzate come parte del quadro probatorio da valutare insieme ad altri elementi.
- La Corte di Cassazione non può riesaminare il merito e riformare il convincimento probatorio del giudice di merito: i motivi che chiedono una rivalutazione dei fatti sono inammissibili.
- Le censure in cassazione devono essere specifiche: vanno indicate le presunzioni invocate, i fatti, la loro collocazione temporale e probatoria; l'assenza di specificità porta all'inammissibilità.
- Se il giudice di merito dichiara una questione 'assorbita' (es. l'applicabilità di sanzioni in caso di insussistenza della qualità contestata), la parte doveva censurare l'assorbimento o la mancanza di motivazione su quel punto nei gradi precedenti.
- Il sindacato sulla motivazione in cassazione è limitato al controllo del rispetto del 'minimo costituzionale' (motivazione non totalmente mancante, non meramente apparente o contraddittoria); non basta un disaccordo sulle valutazioni di fatto.
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