Cassazione Penale, Sentenza n. 03960/2026 del 30/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di immobili ad Isola di Capo Rizzuto formalmente intestati a Maria De Meco. L'accusa era che gli immobili fossero nella disponibilità effettiva dell'indagato Francesco Bova (reati di tipo mafioso) e l'acquisto sarebbe stato agevolato con provvista di dubbia provenienza. La ricorrente contestava l'inversione dell'onere della prova richiesta dal Tribunale e la carenza, contraddittorietà e illogicità della motivazione, sostenendo di aver documentato la lecita provenienza della provvista (saldo bancario antecedente, bonifici, prestiti e provento dalla vendita di mobili con documentazione e fotografie).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale di Venezia, nel confermare il sequestro, avesse fornito una motivazione congrua e idonea a sostenere l'ipotesi che gli immobili, sebbene intestati alla De Meco, fossero nella effettiva disponibilità dell'indagato Francesco Bova, valorizzando messaggi e conversazioni, l'intervento del figlio nei lavori di ristrutturazione, l'invio di fotografie e circostanze sulla provenienza delle somme. La Corte ha inoltre precisato i corretti criteri di riparto dell'onere probatorio quando i beni sono formalmente intestati a terzi e ricordato il limite di impugnabilità in Cassazione (art. 325 c.p.p.). Per effetto dell'inammissibilità, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e a versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 240-bis cod. pen.
Disciplina la confisca obbligatoria dei beni di cui il condannato non può giustificare la provenienza quando risultino essere nella sua titolarità o disponibilità in valore sproporzionato al reddito; la Corte ricorda che per l'indagato opera una presunzione iuris tantum di illecito accumulo che può essere superata da specifiche allegazioni probatorie.
art. 416-bis cod. pen.
Norma sui reati di associazione di tipo mafioso; richiamata quale tipo di reato 'spia' che giustifica l'accertamento di interposizione fittizia e di disponibilità occulta di beni.
art. 325 cod. proc. pen.
Limita la ricorribilità per Cassazione contro provvedimenti di sequestro preventivo al solo vizio di violazione di legge; la Corte ha escluso che il primo motivo (presunta inversione dell'onere probatorio) rientrasse nell'ambito cognitivo di questo articolo.
art. 606 cod. proc. pen.
Elenca i motivi di ricorso per cassazione; la Corte richiama che questioni di illogicità manifesta della motivazione debbano essere dedotte con il motivo specifico di cui alla lett. e) e che molte censure riguardanti la valutazione del merito restano inammissibili se non configurano una violazione di legge.
art. 616 cod. proc. pen.
Consente la condanna per spese e il pagamento a favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha disposto il versamento di euro 3.000.
art. 110 cod. pen. (concorso di persone)
Richiamato nell'elencazione delle norme penali contestate nell'ambito del procedimento principale come quadro normativo dei reati in concorso.
art. 512-bis cod. pen. e art. 416-bis.1 cod. pen. (richiamati nel provvedimento)
Norme richiamate a corredo delle imputazioni e degli illeciti connessi alla trasferimento fraudolento di valori e agli strumenti di criminalità organizzata; presenti nell'atto ma la decisione si concentra principalmente sul regime del sequestro e della prova di intestazione fittizia.
Massime di principio
- Se un bene è formalmente intestato a un terzo, l'accusa deve dimostrare l'interposizione fittizia con elementi concreti, gravi, precisi e concordanti; la sola sproporzione patrimoniale del terzo non è sufficiente per presumere il carattere fittizio dell'intestazione.
- Quando il bene è collegato a reati 'spia' (es. associazione mafiosa), per l'indagato opera una presunzione relativa di illecito accumulo che l'indagato può superare con prove specifiche sulla legittima provenienza delle somme.
- Nella fase cautelare il giudizio è di natura probabilistica: il giudice del riesame può valorizzare indizi come messaggi, controllo dei lavori, comunicazioni sui pagamenti, incompatibilità tra redditi e spese, purché motivi con coerenza, completezza e ragionevolezza.
- La terza interessata che dichiara la lecita provenienza della provvista deve documentarla con elementi credibili e verificabili (estratti bancari, bonifici con causale, documenti datati, dichiarazioni corroborate da elementi oggettivi).
- In sede di Cassazione il sindacato sul merito della valutazione degli indizi è assai limitato: è ammessa solo la censura per violazione di legge o per assoluta carenza della motivazione; le alternative interpretative dei fatti vanno dedotte e valutate in sede di merito, non in questa sede.
- Messaggi, fotografie, interventi diretti nella ristrutturazione e contatti costanti con l'indagato possono essere valutati come indizi di effettiva disponibilità del bene, se inseriti in un quadro indiziario complessivo e spiegati dal giudice.
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