Sentenza n. 370/2026 - Roma, Sezione 3
per l’esecuzione del giudicato derivante dalla sentenza n. 1842/2024 pubblicata in data 11/12/2024 emessa dal Tribunale di Tivoli - Sezione Lavoro;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Tivoli - Sezione Lavoro, che aveva riconosciuto il diritto al beneficio economico della Carta elettronica del docente
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha proposto un ricorso per ottemperanza ai sensi dell'art. 114 c.p.a. per ottenere l'esecuzione della sentenza del Tribunale di Tivoli - Sezione Lavoro, passata in giudicato per mancata impugnazione. La sentenza aveva accertato il diritto della docente al beneficio di 500 euro annui mediante la Carta elettronica del docente per gli anni scolastici 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024, per complessivi 2.500 euro, oltre alla condanna del Ministero al pagamento delle spese di lite con distrazione in favore del procuratore antistatario. Nonostante la rituale notificazione del titolo esecutivo e il decorso del termine dilatorio di 120 giorni previsto dall'art. 14, comma 1, d.l. 669/1996, l'Amministrazione non ha adempiuto. La ricorrente ha quindi chiesto l'esecuzione coattiva del giudicato e, in caso di ulteriore inerzia, la nomina di un commissario ad acta.
La decisione
Il TAR ha accolto la domanda di ottemperanza, rilevando che la sentenza del giudice ordinario era passata in giudicato, che il titolo era stato ritualmente notificato all'Amministrazione, che era decorso il termine dilatorio di 120 giorni previsto dall'art. 14, comma 1, d.l. 669/1996 e che risultava documentalmente l'inadempimento dell'Amministrazione. Ha quindi dichiarato l'obbligo del Ministero di dare esecuzione al giudicato, corrispondendo alla ricorrente le somme riconosciute dal Tribunale di Tivoli, entro 60 giorni dalla notificazione o, se anteriore, dalla comunicazione della sentenza. Ha nominato fin d'ora, per l'eventuale infruttuoso decorso del termine, il Direttore generale competente quale commissario ad acta, con facoltà di delega e senza compenso, assegnandogli ulteriori 60 giorni decorrenti dalla scadenza del termine concesso all'Amministrazione e previa richiesta della ricorrente. Il Ministero è stato inoltre condannato alle spese del giudizio di ottemperanza, liquidate in 500 euro oltre accessori, con distrazione in favore del procuratore antistatario.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
Costituisce la base processuale dell'azione di ottemperanza diretta a ottenere l'esecuzione del giudicato.
art. 14, comma 1, d.l. 669/1996, convertito dalla l. 30/1997
Il decorso del termine dilatorio di 120 giorni dalla notificazione del titolo esecutivo all'Amministrazione consente di procedere all'esecuzione nei confronti della pubblica amministrazione; nel caso concreto il termine era decorso senza adempimento.
Massime di principio
- L'ottemperanza è esperibile per ottenere l'esecuzione di una sentenza del giudice ordinario passata in giudicato quando l'Amministrazione, pur destinataria del titolo esecutivo ritualmente notificato, non vi abbia dato esecuzione.
- Prima di procedere all'esecuzione nei confronti di una pubblica amministrazione devono essere verificati la notificazione del titolo esecutivo e il decorso del termine dilatorio di 120 giorni previsto dall'art. 14, comma 1, d.l. 669/1996.
- Accertata l'inottemperanza, il giudice amministrativo può ordinare all'Amministrazione di adempiere entro un termine determinato e nominare fin d'ora un commissario ad acta per il caso di ulteriore inerzia.
- La nomina del commissario ad acta può essere subordinata a una richiesta dell'interessato dopo la scadenza del termine assegnato all'Amministrazione; il commissario provvede entro un ulteriore termine stabilito dal giudice e può essere autorizzato a delegare le proprie funzioni.
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