Cassazione Penale, Sentenza n. 7288/2022 del 02/03/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva confermato e parzialmente ridotto il sequestro preventivo disposto dal GIP relativo a reati tributari (artt. 10-bis e 10-ter d.lgs. n. 74/2000). Il ricorrente contestava la possibilità di sequestro diretto di somme sul conto corrente oltre il saldo effettivo all'epoca della scadenza del termine per il pagamento dell'imposta, sostenendo che si possa sequestrare solo la liquidità effettivamente giacente al momento della scadenza
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha rilevato che solo Luca Gallo era legittimato ad impugnare (altre società indicate nell'intestazione non avevano partecipato al procedimento di riesame). Sul merito, la Corte ha richiamato l'orientamento delle Sezioni Unite secondo cui, quando il profitto del reato è costituito da denaro, la confisca (e dunque il sequestro finalizzato alla confisca) è diretta e può essere eseguita sui liquidi comunque presenti nel patrimonio dell'interessato fino alla concorrenza del valore del profitto, senza richiedere il nesso di derivazione tra ciascuna specifica somma e il reato. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali
Norme richiamate
Norme relative ai reati tributari per i quali è stato disposto il sequestro preventivo; la decisione riguarda misure sui profitti derivanti da tali illeciti
Richiamato in relazione alle conclusioni del Pubblico Ministero nell'udienza; norma citata a fini procedurali per la partecipazione del PM
Sez. U, Corte di Cassazione
n. 31617 del 26/06/2015; n. 10561 del 30/01/2014
Principio stabilito: se il profitto del reato è denaro, la confisca è diretta e può essere eseguita sul denaro presente nel patrimonio dell'imputato fino alla concorrenza del profitto, senza necessità di provare che la specifica somma sia direttamente derivata dal reato
Sez. 3, Corte di Cassazione
n. 42527 del 04/07/2019; n. 9796 del 16/01/2015
Orientamenti richiamati sul requisito di legittimazione a impugnare: solo chi ha partecipato al procedimento di riesame è legittimato a proporre ricorso per cassazione contro l'ordinanza di riesame
Massime di principio
- Solo le parti che hanno effettivamente partecipato al procedimento di riesame sono legittimate a proporre ricorso per cassazione contro l'ordinanza di riesame; attenersi all'intestazione e alla legittimazione processuale prima di impugnare
- Quando il profitto del reato è costituito da denaro, la confisca è qualificata come diretta: è possibile aggredire somme presenti nel patrimonio dell'indagato fino alla concorrenza del profitto senza dover provare che ogni singola somma discenda direttamente dal reato
- La contestazione basata sul saldo di conto corrente alla data della scadenza dell'imposta è difficilmente efficace se il profitto è denaro, perché la Corte ammette l'ablazione su disponibilità patrimoniali complessive
- In istruttorie che coinvolgono più soggetti (persone fisiche e società), verificare sempre la partecipazione formale delle entità interessate nel procedimento di riesame per garantirne la legittimazione ad impugnare
- Per difendersi efficacemente da un sequestro/pretesa di confisca di somme di denaro, conviene puntare su profili fattuali e probatori (es. dimostrazione dell'assenza di disponibilità patrimoniale equivalente o della provenienza lecita di specifiche somme) piuttosto che soltanto su argomenti formali legati al timing dei saldi
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