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Cassazione Civile, Ordinanza n. 02489/2026 del 05/02/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (socia)

La controversia

La contribuente era socia di una società di persone che aveva ricevuto un avviso di accertamento per l'anno d'imposta 2006, fondato su maggiori ricavi non contabilizzati ricostruiti con metodo analitico-induttivo. In ragione della partecipazione sociale, le era stata notificata una ripresa a tassazione pro quota. In primo grado aveva ottenuto l'annullamento dell'atto, perché l'accertamento societario presupposto era stato ritenuto illegittimo in quanto eseguito con metodo analitico-induttivo nei confronti di contribuente congruo e coerente con gli studi di settore, in un ambito in cui l'art. 10, comma 4-bis, l. n. 146/1998, ratione temporis, ne escludeva l'utilizzo. In appello, però, la decisione era stata riformata sul rilievo che la controversia della società si era definita con procedura agevolata ex art. 39 d.l. n. 98/2011, con conseguente cristallizzazione dell'accertamento societario. Nel ricorso per cassazione la socia deduceva, con il primo motivo, violazione delle norme sulla definizione agevolata e sulla ripartizione della pretesa tra società e soci, sostenendo che l'adesione della società non si estende automaticamente al socio e non può pregiudicare il suo diritto di difesa; con il secondo motivo lamentava omessa pronuncia sulla censura relativa all'illegittimità originaria dell'accertamento societario, perché basato su metodo analitico-induttivo in violazione dei limiti di legge.

La decisione

La Corte ha ritenuto fondati entrambi i motivi. Ha affermato che la definizione agevolata con cui la società di persone abbia chiuso la propria posizione non si estende automaticamente al socio destinatario di un autonomo avviso di accertamento, poiché società e soci sono soggetti diversi, con pretese fiscali distinte e autonome. Di conseguenza, il socio non può essere privato del diritto di contestare in radice la pretesa che gli viene imputata per trasparenza. Proprio perché il giudice d'appello non poteva considerare vincolante la definizione agevolata della società, avrebbe dovuto esaminare nel merito la doglianza sulla legittimità dell'accertamento societario presupposto, verificando se, in presenza di congruità e coerenza rispetto agli studi di settore, fosse comunque consentito l'accertamento analitico-induttivo nei limiti di legge. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Lazio, in diversa composizione, per nuovo esame in fatto e in diritto secondo i principi indicati.

Norme richiamate

  • art. 360, primo comma, n. 3 c.p.c.

    Norma invocata per denunciare violazione e falsa applicazione di legge sostanziale.

  • art. 360, primo comma, n. 4 c.p.c.

    Norma invocata per denunciare omessa pronuncia e nullità della sentenza per violazione dell'art. 112 c.p.c.

  • art. 39, comma 12, d.l. n. 98/2011, conv. in l. n. 111/2011

    La Corte esclude che la definizione agevolata della società si estenda automaticamente al socio destinatario di autonomo avviso di accertamento.

  • art. 16, l. n. 289/2002

    Richiamato nel motivo di ricorso tra le norme sulla definizione agevolata.

  • art. 40, comma 2, d.P.R. n. 600/1973

    Richiamato nel motivo di ricorso in tema di accertamento e rapporti tra posizioni societarie e dei soci.

  • art. 41-bis, d.P.R. n. 600/1973

    Richiamato nel motivo di ricorso in materia di accertamento tributario.

  • art. 5, comma 1, d.P.R. n. 917/1986

    Richiamato nel motivo di ricorso per la trasparenza fiscale delle società di persone e l'imputazione pro quota ai soci.

  • art. 36, d.lgs. n. 546/1992

    Richiamato per censurare l'omessa pronuncia della sentenza tributaria.

  • art. 112 c.p.c.

    Norma richiamata per il dovere del giudice di pronunciarsi su tutta la domanda e su tutte le eccezioni.

  • art. 10, comma 4-bis, l. n. 146/1998

    La Corte ritiene che il giudice di rinvio debba verificare se, nel caso concreto, fosse consentito l'accertamento analitico-induttivo nei limiti previsti dalla norma ratione temporis.

Massime di principio

  • La definizione agevolata intervenuta in capo alla società di persone non si estende automaticamente al socio destinatario di un autonomo avviso di accertamento, poiché la pretesa tributaria si articola in distinti atti rivolti a soggetti diversi e relativi a imposte differenti.
  • Il socio conserva un interesse e un autonomo diritto di difesa a contestare la pretesa tributaria che discende dalla rettifica societaria, non potendo essere pregiudicato dalle scelte processuali o convenzionali della società.
  • Quando il giudizio del socio dipende da un accertamento societario presupposto, il giudice deve comunque verificare la legittimità originaria di tale accertamento, ove ciò sia oggetto di specifica censura e rilevi per la pretesa contro il socio.
  • Se la sentenza d'appello omette di esaminare una censura decisiva sull'illegittimità dell'accertamento presupposto, ricorre vizio di omessa pronuncia.
  • In tema di accertamento analitico-induttivo, il giudice deve accertare in fatto se ne ricorrevano i presupposti di legge, anche con riguardo ai limiti connessi alla congruità e coerenza agli studi di settore ove applicabili ratione temporis.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoContenzioso tributarioImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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