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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 414/2024 del 05/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza del Giudice di Pace che aveva dichiarato l'imputato responsabile del reato di ingresso e soggiorno illegale (art. 10‑bis, d.lgs. n. 286/1988) e lo aveva condannato all'ammenda di 5.000 euro. Il ricorrente denunciava la violazione di legge e il vizio della motivazione per la mancata applicazione della causa di improcedibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall'art. 34 d.lgs. n. 274/2000.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato. Ha richiamato la giurisprudenza che ammette l'applicabilità dell'art. 34/2000 anche al reato di ingresso/soggiorno illegale, ma ha osservato che l'applicazione della causa di improcedibilità richiede un esame rigoroso dei presupposti (esiguità dell'offesa, occasionalità, ridotto grado di colpevolezza, pregiudizi per lavoro/studio/famiglia/salute). Ha censurato la motivazione del Giudice di Pace come apodittica e manifestamente erronea: 1) sovrastima dell'interesse tutelato non coerente con la sanzione prevista (ammenda); 2) richiamo a numerosi precedenti non provati negli atti. Per questi motivi la Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla questione della procedibilità ex art. 34 d.lgs. n. 274/2000 e ha rinviato il giudizio al Giudice di Pace di Pescara in diversa persona fisica perché proceda a nuovo esame sul punto, lasciando ferme le valutazioni di merito che il giudice di rinvio riterrà opportune.

Norme richiamate

  • art. 34 d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274

    Prevede l'esclusione della procedibilità per fatti di particolare tenuità; la Corte afferma che tale causa è applicabile anche al reato di ingresso/soggiorno illegale ma la sua applicazione richiede verifica rigorosa di elementi quali esiguità dell'offesa, occasionalità, basso grado di colpevolezza e pregiudizi di carattere personale.

  • art. 10‑bis d.lgs. 25 luglio 1988, n. 286

    Norma che sanziona l'ingresso e il soggiorno illegale; nel caso concreto il reato è stato contestato e punito con ammenda, circostanza che la Corte ritiene compatibile con la possibile applicazione dell'art. 34 se ricorrono i presupposti di particolare tenuità.

Massime di principio

  • L'istituto dell'improcedibilità per particolare tenuità (art. 34 d.lgs. 274/2000) può essere applicato anche ai reati di ingresso e soggiorno illegale, ma la sua applicazione richiede un esame motivato e rigoroso dei presupposti.
  • I criteri principali da valutare sono: esiguità dell'offesa all'interesse tutelato, occasionalità della violazione, ridotto grado di colpevolezza e il pregiudizio concreto che il procedimento penale può arrecare a lavoro, studio, famiglia o salute dell'imputato.
  • La mera affermazione della rilevanza dell'interesse dello Stato non è sufficiente: il giudice deve motivare concretamente perché i presupposti di tenuità non sussistono, tenendo conto anche della sanzione prevista.
  • Non è ammesso fondare il diniego sulla presenza di precedenti non documentati; i precedenti che influenzano la valutazione devono risultare dagli atti e essere descritti adeguatamente nella motivazione.
  • Se la motivazione è carente o contraddittoria, la sentenza può essere annullata e il giudice di merito può essere rinviato a nuovo esame (anche in diversa persona fisica) sul punto dell'improcedibilità.

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