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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28294/2023 del 03/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso articolato con due motivi principali: 1) vizio di violazione di legge e difetto di motivazione per presunta illogicita della sentenza che avrebbe escluso l'affidabilita della dichiarazione della persona offesa ma al contempo avrebbe ritenuto la responsabilita del ricorrente sulla base di presunte "dirette percezioni degli operanti" non presenti al momento del fatto; 2) vizio di violazione di legge e difetto di motivazione in ordine al trattamento sanzionatorio, con contestazione del diniego delle attenuanti generiche, della mancata applicazione dell'attenuante di cui all'art. 116 c.p. e della quantificazione della pena in linea con il patteggiamento del coimputato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse motivato logicamente la decisione: la condanna di Lucky Osas a 5 anni per concorso nel tentato omicidio era adeguatamente sostenuta da testimonianze terze (Halmanja, Baruzzo), dal rinvenimento dei due aggressori con tracce di sangue nei pressi del luogo del fatto, e dal fatto che l'imputato era in possesso del cappellino del coimputato completamente intriso del sangue della vittima, oltre al tentativo di occultamento del cappellino. La Corte ha inoltre confermato l'esclusione dell'attenuante di cui all'art. 116 c.p. perche' l'apporto dell'imputato non era marginale, ha escluso le attenuanti generiche per mancanza di seria e verificabile resipiscenza (richiamando un precedente di legittimita), e ha ritenuto non censurabile la quantificazione della pena. Conseguentemente il ricorrente e' condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 116 cod. pen.

    La Corte ha escluso l'applicazione dell'attenuante prevista dall'art. 116 c.p. perche' ha ritenuto che l'apporto del ricorrente non fosse minimo o marginale e vi fosse un'unita' di intenti con il coimputato.

  • Giurisprudenza: Sez. 1, n. 11302 del 14/10/1993, Rv. 195606

    Principio secondo cui la mancanza di resipiscenza, se desumibile dal comportamento processuale, puo' giustificare il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche in quanto indicativa di una personalita' negativa e non mera scelta difensiva.

Massime di principio

  • La testimonianza della persona offesa non e' imprescindibile: se esistono testimonianze terze concordanti e riscontri oggettivi, la condanna puo' reggersi su tali elementi indipendenti.
  • Il ritrovamento vicino al luogo del fatto di persone con tracce di sangue e il possesso di oggetti appartenenti alla vittima o intrisi di sangue costituiscono un forte elemento probatorio di partecipazione all'aggressione.
  • Il tentativo di occultare elementi materiali (es. nascondere un cappellino insanguinato) e' valutato come circostanza indicativa di consapevolezza e puo' rafforzare la prova di colpevolezza.
  • In caso di pluralita' di aggressori, se emerge un'unita' di intenti e un contributo attivo di piu' soggetti, non si applicano le attenuanti per apporto minimo o analoga disciplina di marginalita'.
  • La mancata dimostrazione di una seria e verificabile resipiscenza puo' legittimare l'esclusione delle attenuanti generiche, anche quando tale mancanza emerga dal comportamento processuale.
  • Un ricorso per vizio di motivazione eccessivamente generico o non supportato da errori logici evidenti e' destinato a essere dichiarato inammissibile se la motivazione della Corte territoriale e i riscontri probatori risultano complessivamente coerenti.
  • L'inammissibilita' del ricorso in Cassazione puo' comportare la condanna del ricorrente alle spese e al versamento di somme alla Cassa delle ammende.

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