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Sentenza

Sentenza del 13/03/2020 n. 39 - Comm. Trib. Prov. Piacenza

Tributi erariali diretti - riscossione - accollo negoziale del debito di imposta (IVA) - compensazione con crediti d'imposta - illegittimità - fondamento.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La controversia riguarda l'illegittimità della compensazione operata dalla società contribuente: la stessa aveva compensato debiti IVA di terzi, assunti in virtù di un accollo negoziale, con propri crediti IVA. L'Agenzia delle Entrate ha contestato tale operazione sostenendo che l'accollo non trasforma l'accollante in soggetto passivo tributario e che i crediti utilizzati per la compensazione erano inesistenti.

La decisione

La Commissione Tributaria Provinciale ha accolto l'istanza dell'Agenzia delle Entrate (presentata ai sensi dell'art. 22 D.Lgs. n. 472/1997) e ha censurato l'operato della società contribuente: la compensazione dei debiti IVA di terzi, pur assunti mediante accollo, con i crediti della società è stata ritenuta illegittima poiché l'accollo non fa acquisire allo accollante la qualità di soggetto passivo nei confronti dell'Amministrazione finanziaria e i crediti compensati sono stati considerati inesistenti dall'Agenzia.

Norme richiamate

  • D.Lgs. n. 472/1997

    L'art. 22 è stato invocato dall'Agenzia delle Entrate per proporre l'istanza accolta dalla CTP; nel contesto è stato usato come fondamento per contestare e ottenere la disapplicazione della compensazione illegittima. In sostanza, l'Amministrazione esercita i poteri previsti per la tutela del credito erariale.

  • D.Lgs. n. 241/1997

    L'art. 17 disciplina la compensazione tra crediti e debiti tributari. Dall'interpretazione del giudice emerge che la compensazione è legittima solo quando riguarda posizioni tributarie del medesimo soggetto passivo e non può essere utilizzata per estinguere debiti di terzi, anche se questi sono stati assunti contrattualmente tramite accollo.

Massime di principio

  • L'accollo negoziale fa sorgere per l'accollante un'obbligazione contrattuale (posizione di 'obbligato' o coobbligato) ma non ne determina la qualità di soggetto passivo tributario nei confronti dell'Amministrazione finanziaria; il soggetto passivo resta quello indicato dalla legge.
  • La compensazione dei tributi è ammessa solo tra debiti e crediti del medesimo soggetto passivo secondo le condizioni di legge; non è sufficiente un accordo privato che trasferisca l'obbligo a terzi per legittimare l'uso dei crediti per estinguere debiti di soggetti diversi.
  • Prima di effettuare compensazioni occorre verificare l'effettiva esistenza e la titolarità dei crediti; l'Amministrazione può contestare la sussistenza dei crediti e ottenere il rifiuto della compensazione se risultano inesistenti o non spettanti.
  • Chi assume debiti tributari tramite accollo dovrebbe prevedere adeguata documentazione e, se necessario, misure per formalizzare la posizione verso l'Amministrazione (es. cambiare il soggetto passivo quando previsto dalla legge o ottenere riconoscimenti formali), ma non può presumere che l'accollo muti automaticamente la titolarità fiscale.
  • In situazioni analoghe, gli operatori privati devono evitare di utilizzare propri crediti per compensare debiti di terzi senza aver previamente accertato la legittimità dell'operazione e la riconducibilità fiscale della posizione; in caso contrario rischiano l'annullamento della compensazione e sanzioni/recupero da parte dell'Amministrazione.

Testo integrale

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