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Sentenza

Sentenza del 08/03/2018 n. 501 - Comm. Trib. Reg. per il Piemonte

Somme provenienti dall'ambito familiare, depositate su c/c aziendali

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

A seguito di indagini finanziarie sui conti correnti della società e dei soci, l'Ufficio aveva contestato versamenti complessivi per 47.100 euro, ritenendoli riferibili all'attività d'impresa, oltre a costi non di competenza per 7.080 euro e costi non documentati per 9.600 euro. La società sosteneva che gli accrediti derivassero da prestiti e aiuti finanziari provenienti dal padre della socia accomandante o da trasferimenti tra conti societari e personali, mentre i costi sarebbero stati relativi a lavori extracapitolato. L'appello contestava inoltre la decisione di primo grado e la pretesa fiscale, deducendo la difficoltà economica della società e la giustificazione del versamento di 29.000 euro come finanziamento del socio accomandatario.

La decisione

La Commissione Tributaria Regionale ha ritenuto l'appello ammissibile, ma lo ha respinto nel merito. Le giustificazioni fornite dalla società non erano supportate da corrispondenza tra gli importi versati e i prelievi effettuati dal familiare indicato come finanziatore, né da una successione temporale coerente. In particolare, i prelievi per 40.000 euro erano avvenuti tra giugno e luglio 2008, mentre il versamento di 29.000 euro sul conto societario era stato effettuato il 24 dicembre 2008. Non è stata provata neppure l'operazione immobiliare che avrebbe giustificato il prestito, né risultava verosimile che il denaro fosse rimasto per circa quattro mesi nella disponibilità dei soci in contanti. Sono state quindi confermate la ripresa a tassazione dei versamenti non giustificati e quella dei costi riferiti a una cessione immobiliare avvenuta nel 2007, dunque non imputabili al 2008. La parte appellante è stata condannata al pagamento di 1.200 euro di spese di giudizio.

Norme richiamate

  • Art. 53 del d.lgs. 546/1992

    L'Ufficio ha eccepito l'inammissibilità dell'appello per genericità.

    La Commissione ha ritenuto l'appello ammissibile, poiché la società aveva sostanzialmente riproposto le proprie difese in modo idoneo a contestare la decisione di primo grado, la cui motivazione era ritenuta generica con riferimento al versamento di 29.000 euro.

Massime di principio

  • Quando l'Amministrazione presume che i versamenti sui conti della società o dei soci siano ricavi non dichiarati, il contribuente deve fornire una prova analitica della provenienza non reddituale delle somme.
  • Una generica indicazione di prestiti, aiuti familiari o disponibilità personali non è sufficiente: occorre dimostrare importi, date, soggetti coinvolti e modalità del trasferimento.
  • I prelievi effettuati dal presunto finanziatore devono essere coerenti, per importo e vicinanza temporale, con i successivi versamenti sul conto societario; in mancanza di tale corrispondenza la giustificazione può essere ritenuta inattendibile.
  • La prova deve essere documentale e tracciabile. La mera disponibilità di denaro contante per un periodo prolungato, senza ulteriori riscontri, può essere considerata inverosimile.
  • Le operazioni immobiliari o altre vicende economiche addotte come origine dei fondi devono essere dimostrate con contratti, ricevute, movimenti bancari e documenti aventi data certa.
  • I costi devono essere imputati all'esercizio corretto e adeguatamente documentati; costi collegati a un'operazione realizzata in un'annualità precedente non possono essere dedotti nell'esercizio successivo senza una specifica giustificazione contabile e fiscale.

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