Sentenza n. 680/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Seconda) n. 1434/2022.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Calabria, Sez. II, n. 1434/2022, che aveva respinto il ricorso contro l'ordinanza comunale di demolizione di opere edilizie abusive
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La proprietaria impugnava la sentenza del TAR che aveva respinto il ricorso contro l'ordinanza n. 12 del 5 marzo 2021, con cui il Comune di Tropea aveva ingiunto la demolizione di diverse opere realizzate in difformità dal permesso di costruire: ampliamento del piano seminterrato, chiusure di verande e portici ai piani terra e primo, modifica dell'aggetto del tetto, innalzamento delle falde di copertura e realizzazione di una porta-finestra al piano sottotetto. L'unico motivo d'appello deduceva error in iudicando e in procedendo, nonché violazione e falsa applicazione del d.P.R. n. 380/2001. L'appellante sosteneva che, dopo la proposizione del ricorso, avendo presentato SCIA per demolizioni parziali e successive istanze di accertamento di conformità ai sensi dell'art. 36 del d.P.R. n. 380/2001, il TAR avrebbe dovuto sospendere la trattazione, dichiarare la cessazione della materia del contendere oppure dichiarare l'improcedibilità del ricorso, anziché decidere sulla legittimità dell'ordinanza demolitoria.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello con sentenza semplificata ai sensi dell'art. 74 c.p.a., ritenendolo prima facie infondato. Ha affermato che la presentazione di un'istanza di sanatoria o di accertamento di conformità non incide sulla legittimità dell'ordinanza di demolizione già adottata e non ne determina l'annullamento o la caducazione. L'istanza produce soltanto la temporanea sospensione dell'efficacia e dell'eseguibilità dell'ordine demolitorio fino alla definizione del procedimento di sanatoria. In caso di rigetto dell'istanza, riprende a decorrere il termine per l'esecuzione dell'ordine e, in caso di inottemperanza, può essere disposta l'acquisizione dell'opera abusiva senza necessità di una nuova ingiunzione o di un nuovo termine di novanta giorni. È stata quindi ritenuta corretta la decisione del TAR di pronunciarsi sulla legittimità dell'ordinanza, senza dichiarare la cessazione della materia del contendere o l'improcedibilità. L'appellante è stata condannata alle spese del grado, liquidate in euro 4.000 oltre accessori di legge.
Norme richiamate
art. 36 d.P.R. 380/2001
La presentazione dell'istanza di accertamento di conformità non travolge la validità dell'ordinanza di demolizione, ma ne sospende temporaneamente efficacia ed eseguibilità fino alla definizione del procedimento di sanatoria.
art. 74 c.p.a.
Consente la definizione della controversia con sentenza semplificata quando il ricorso risulta manifestamente o prima facie infondato.
Massime di principio
- La presentazione di un'istanza di sanatoria o di accertamento di conformità non incide sulla legittimità dell'ordinanza di demolizione già adottata e non ne determina la caducazione.
- L'istanza di sanatoria determina soltanto la temporanea inefficacia e ineseguibilità dell'ordinanza demolitoria fino alla definizione del relativo procedimento.
- In caso di rigetto dell'istanza di sanatoria, riprende a decorrere il termine per l'esecuzione dell'ordine di demolizione; in caso di successiva inottemperanza, l'amministrazione può disporre l'acquisizione dell'opera abusiva senza adottare una nuova ingiunzione o concedere un nuovo termine di novanta giorni.
- La pendenza di un procedimento di accertamento di conformità non impone al giudice amministrativo di sospendere il giudizio sull'impugnazione dell'ordinanza di demolizione né determina la cessazione della materia del contendere o l'improcedibilità del ricorso: il giudice può decidere sulla legittimità dell'ordine demolitorio.
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