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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41147/2025 del 22/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza di appello che: 1) ha ritenuto sussistente il reato di estorsione nonostante la difesa avesse dedotto l'assenza di minaccia e la spontanea offerta di denaro da parte della vittima per ottenere la restituzione del telefono; 2) ha rifiutato l'assorbimento del furto nell'estorsione chiedendo l'irrilevanza dell'unitarietà temporale e materiale delle condotte; 3) ha negato il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche (art. 62-bis) nonostante incensuratezza, giovane età, disagio economico e collaborazione processuale; 4) ha escluso l'attenuante di lieve entità del danno patrimoniale (art. 62, n.4) sostenendo la non tenuità del danno; 5) ha negato la sospensione condizionale della pena per presunta prognosi negativa; 6) ha ordinato l'espulsione ai sensi dell'art. 235 cod. pen., contestata per mancato accertamento della pericolosità sociale e per superamento (o meno) del limite di pena previsto dalla norma.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso fondato soltanto in relazione alla misura di sicurezza dell'espulsione: l'espulsione è stata annullata senza rinvio perché la Corte d'appello ha ordinato l'espulsione nonostante, dopo la riforma della pena, la sanzione risultasse pari a due anni di reclusione, valore che non consente l'espulsione automatica prevista dall'art. 235 cod. pen. Sul resto dei motivi (sussistenza dell'estorsione nonostante la spontanea dazione di denaro; mancato assorbimento del furto; diniego delle attenuanti generiche e di quella per lieve entità del danno; diniego della sospensione condizionale della pena) la Cassazione ha ritenuto i motivi inammissibili o manifestamente infondati e ha confermato le valutazioni della Corte d'appello. In particolare la Corte ha richiamato il principio consolidato secondo cui l'estorsione può sussistere anche quando la vittima offre denaro di propria iniziativa se tale offerta è determinata dalla minaccia implicita della perdita definitiva del bene; ha inoltre ribadito la distinzione strutturale tra furto ed estorsione che impedisce l'assorbimento automatico, e ha condiviso la valutazione di merito sulla non riconoscibilità delle attenuanti e del beneficio della sospensione condizionale.

Norme richiamate

  • art. 235 cod. pen.

    L'espulsione quale misura di sicurezza è ordinabile solo quando la pena inflitta supera il limite previsto (la Corte ha ritenuto che una pena pari a due anni non legittima l'espulsione ordinata dalla Corte d'appello) e pertanto ha annullato l'ordinanza di espulsione.

  • art. 629 cod. pen. (estorsione)

    La Corte conferma l'orientamento secondo cui l'estorsione sussiste anche se la vittima offre denaro spontaneamente, quando tale comportamento sia determinato dalla minaccia implicita (timore della perdita definitiva del bene).

  • art. 624 cod. pen. (furto)

    Il furto è distinto strutturalmente dall'estorsione: il furto consiste nello spossessamento del bene, mentre l'estorsione nella coercizione della volontà per ottenere un profitto. Perciò non opera assorbimento automatico del furto nell'estorsione.

  • art. 62, comma 1, n.4 cod. pen. e sentenza Corte costituzionale n. 120/2023

    Il criterio del valore economico del danno va valutato ma non può essere utilizzato due volte per ottenere attenuanti sovrapposte: se il giudice di primo grado ha già valorizzato la lieve entità del danno (alla luce della sentenza n.120/2023) non è possibile duplicare la stessa valutazione per riconoscere ulteriore attenuante.

  • art. 62-bis cod. pen.

    La valutazione delle circostanze attenuanti generiche richiede un apprezzamento motivato degli elementi favorevoli; la Corte d'appello ha ritenuto non sussistenti elementi sufficienti (incensuratezza, collaborazione, giovanià) per riconoscere un apprezzamento attenuante.

  • art. 133 cod. pen.

    I parametri per la sospensione condizionale della pena comprendono la personalità del condannato, l'entità della pena e la prognosi di recidiva; la Corte d'appello ha motivato negativamente la prognosi e il diniego del beneficio, giudizio ritenuto non viziato dalla Cassazione.

Massime di principio

  • L'estorsione può ricorrere anche quando la vittima offre denaro volontariamente, se si dimostra che l'offerta è stata determinata dal timore (anche implicito) di perdere definitivamente il bene: la valutazione del contesto e della dinamica fattuale è centrale.
  • Furto ed estorsione sono fattispecie autonome e, pur potendo essere collegate temporalmente, non si assorbono automaticamente l'una nell'altra; va valutata la diversità dell'azione e del bene giuridico tutelato.
  • Il giudice non può duplicare la stessa valutazione fattuale per ottenere due attenuanti basate sul medesimo presupposto (evitare la doppia valutazione della stessa circostanza), specie alla luce degli orientamenti della Corte costituzionale sulla lieve entità del danno.
  • Per ottenere la sospensione condizionale della pena è necessario fornire elementi concreti e pregnanti circa la personalità, la prognosi favorevole e i parametri indicati dall'art.133 c.p.; considerazioni generiche sulla giovane età o l'incensuratezza possono essere ritenute insufficienti.
  • L'espulsione come misura di sicurezza è strettamente disciplinata: occorre verificare il rispetto del requisito soggettivo e oggettivo (limiti di pena) e l'accertamento puntuale della pericolosità sociale; l'irregolarità del soggiorno o l'assenza di lavoro, da sole, non giustificano automaticamente l'espulsione.
  • In sede di impugnazione in Cassazione, le critiche che si limitano a ripetere i motivi già rigettati in appello senza una nuova, specifica e argomentata censura sono inammissibili o destinate al rigetto.

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