Cassazione Penale, Sentenza n. 48667/2022 del 22/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 29/09/2021 che aveva rigettato l'istanza di revoca del decreto di sequestro preventivo di euro 52.240,00. Il ricorrente ha sostenuto che parte della somma sequestrata derivava da proventi leciti dell'attività commerciale (una macelleria con bilancio 2020 pari a euro 17.153,64 e un dipendente) e ha chiesto il dissequestro totale o parziale, contestando la mancata considerazione della documentazione (visura camerale, bilanci) e lamentando carenza assoluta di motivazione sul punto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito una motivazione articolata e adeguata: gli elementi di indagine (trovamento di cocaina e hashish, bilancini, materiale per il confezionamento e la somma di euro 52.240,00 nascosta nel retro della macelleria) giustificavano il fumus per l'attività di spaccio e la non verosimiglianza della spiegazione fornita dall'indagato circa l'origine lecita dell'intera somma. Perciò non sussisteva un vizio motivazionale rilevante ai fini della cassazione. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p., tenuto conto della sentenza della Corte Costituzionale n.186/2000.
Norme richiamate
Codice penale
art.81, comma 2; art.99, comma 4
Richiamati come riferimenti alle imputazioni aggravate connesse alla continuazione o reiterazione del reato; la decisione ha valutato che gli elementi probatori fossero compatibili con tali ipotesi.
d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (T.U. stupefacenti)
Norma sostanziale sulla detenzione e il traffico di sostanze stupefacenti; la Corte ha ritenuto che il materiale sequestrato fosse idoneo a fondare il fumus per il reato previsto da quest'articolo.
Codice di procedura penale
Articolo invocato per l'obbligo di versamento in favore della Cassa delle Ammende quando il ricorso è dichiarato inammissibile; applicato con riferimento alla valutazione della Corte Costituzionale n.186/2000 sulla responsabilità della parte.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione
Sez. 2, n.18951 del 14/03/2017, Rv. 269656 - 01
Principio richiamato secondo cui, nei ricorsi per cassazione avverso decreti di sequestro preventivo, il vizio di motivazione è la principale censura ammissibile; la pronuncia è stata utilizzata per delimitare l'oggetto della sindacabilità in Cassazione.
Corte Costituzionale
sentenza n.186 del 13/06/2000
Richiamata per valutare l'assenza di colpa nella proposizione del ricorso e calibrare l'ammontare della somma da versare alla Cassa delle Ammende.
Massime di principio
- In materia di sequestro preventivo, la Cassazione sindaca principalmente vizi gravissimi della motivazione: giudizi di fatto o argomentazioni coerenti e complete del giudice del merito sono normalmente intoccabili in sede di legittimità.
- La presenza di elementi di riscontro (ingenti somme nascoste, quantitativi di stupefacente, bilancini, materiale per il confezionamento) rafforza il fumus commissi delicti e giustifica il mantenimento del sequestro; l'onere probatorio sulla provenienza lecita del denaro grava sul richiedente e richiede documentazione idonea e congruente.
- La mera dichiarazione dei ricavi di un'attività commerciale o la produzione di bilanci con introiti limitati non è automaticamente sufficiente a spiegare somme ingenti trovate; è necessario un confronto concreto e un'analisi economico-finanziaria che giustifichi la compatibilità tra ricavi e somme sequestrate.
- Il rigore motivazionale del giudice del riesame consiste nel valutare la verosimiglianza delle spiegazioni offerte: conclusioni argomentate e non apodittiche vengono di norma convalidate dalla Cassazione.
- Se il ricorso per cassazione è dichiarato inammissibile, il ricorrente può essere condannato alle spese e a versare una somma alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p., salva diversa valutazione basata su principi costituzionali (es. sent. Corte Cost. n.186/2000).
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