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Cassazione Penale, Ordinanza n. 20097/2025 del 29/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il giudice dell'esecuzione della Corte di assise di appello di Napoli ha rigettato la richiesta dell'interessato di applicare la disciplina del reato continuato ex art. 81 c.p. tra plurimi reati oggetto di diverse sentenze irrevocabili: quattro omicidi aggravati, partecipazione ad associazione di tipo mafioso e alcuni reati-fine, diverse violazioni della normativa sulle misure di prevenzione e resistenza a pubblico ufficiale. Con il ricorso per cassazione, limitatamente al reato associativo e agli omicidi, si deduceva violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'art. 81 c.p., sostenendo che la Corte territoriale avrebbe errato nel negare il vincolo della continuazione: i fatti sarebbero stati inseriti in un unico contesto criminoso e sarebbero espressione di una unica programmazione funzionale al perseguimento degli scopi dell'associazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto manifestamente infondate le doglianze. Ha ribadito che l'identità del disegno criminoso deve essere riconoscibile sin dalla commissione del primo reato e che, nel caso concreto, dagli atti non emergeva un'unica ideazione originaria risalente al 1999, ma solo la collocazione dei fatti in un più ampio contesto delinquenziale. Ha inoltre osservato che il ricorso tendeva a sollecitare una diversa lettura del materiale fattuale, non consentita in sede di legittimità. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La continuazione richiede l'esistenza di una medesima e originaria ideazione criminosa, riconoscibile fin dal primo reato; non basta che i fatti siano inseriti in un comune contesto delinquenziale.

  • art. 416-bis c.p.

    Indicata come uno dei reati oggetto di condanna ai fini della richiesta di continuazione.

  • art. 9, comma 2, l. 1423/1956

    Indicata come base normativa di alcune delle condanne oggetto della richiesta di continuazione.

  • art. 368 c.p.p.

    Non citato.

Massime di principio

  • Ai fini del riconoscimento della continuazione, il disegno criminoso deve essere unitario e originario, e deve potersi individuare già al momento del primo reato.
  • La mera appartenenza dei fatti a un medesimo contesto criminale o a una comune strategia delittuosa non è sufficiente a integrare il vincolo della continuazione.
  • In sede di legittimità non è consentito chiedere una nuova e alternativa valutazione del compendio fattuale e probatorio quando il provvedimento impugnato sia già sorretto da motivazione adeguata e logica.
  • Il ricorso è inammissibile quando le censure sono manifestamente infondate e si risolvono nella richiesta di una diversa ricostruzione del fatto.
  • In caso di inammissibilità del ricorso, salvo assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, segue la condanna al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniCircostanze del reato
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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