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Sentenza

Sentenza n. 1570/2026 - Milano, Sezione 1

per l'annullamento dell’ordinanza contingibile e urgente n. 1 del 12/01/2026 adottata dal Sindaco del Comune di Casalzuigno e avente ad oggetto l’”attuazione di misure di messa in sicurezza e mitigazione del rischio connesse alla presenza di n. 3 esemplari di Picea abies (abete rosso) ubicati in giardino privato sito in via Libertà n. 38, in prossimità della strada comunale”, nonché di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale. nonché per la declaratoria di accertamento del diritto delle ricorrenti a prendere visione ed estrarre copia di tutti gli atti e documenti oggetto dell’istanza di accesso agli atti presentata in data 16 febbraio 2026 prot. n. 738, con conseguente ordine al Comune di Casalzuigno di esibire la documentazione richiesta.

Giustizia amministrativa202600788

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Milano, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza contingibile e urgente del Sindaco che imponeva la messa in sicurezza e, in particolare, la rimozione o l’abbattimento controllato di tre abeti rossi situati in giardino privato presso una strada comunale

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietarie)

Prevale il privato

La controversia

Le ricorrenti hanno impugnato l’ordinanza adottata dal Sindaco ai sensi dell’art. 50, commi 4 e 5, e dell’art. 54, comma 4, del d.lgs. n. 267/2000, con cui era stato imposto, entro trenta giorni, l’abbattimento o la rimozione di tre alberi classificati dalla perizia comunale in classe di rischio R4-Elevato. Con il primo motivo hanno dedotto eccesso di potere per carenza di istruttoria e di motivazione, violazione dell’art. 3 della l. n. 241/1990, contraddittorietà e illogicità manifesta, sostenendo che la valutazione agronomica era stata svolta con metodologia meramente visiva e a distanza e non imponeva necessariamente l’abbattimento. Con il secondo motivo hanno dedotto violazione dell’art. 3 della l. n. 241/1990, dell’art. 54, comma 4, del d.lgs. n. 267/2000 e dei principi di proporzionalità, buon andamento, leale collaborazione, efficacia ed efficienza, poiché il Comune aveva scelto direttamente l’abbattimento senza verificare misure di mitigazione meno invasive e non irreversibili, pur indicate dalla stessa perizia come possibili alternative. Con il terzo motivo hanno dedotto violazione dell’art. 78 del d.lgs. n. 267/2000 e dell’art. 97 Cost., nonché eccesso di potere per conflitto di interessi e sviamento, in ragione dell’interesse personale del Sindaco alla rimozione degli alberi, prospicienti la sua abitazione e già causa di pregiudizi derivanti dalla caduta degli aghi sul tetto. Le ricorrenti avevano inoltre proposto domanda incidentale di accesso documentale; durante il giudizio hanno dichiarato di avere ottenuto la documentazione richiesta.

La decisione

Il TAR ha accolto la domanda di annullamento. I primi due motivi, esaminati congiuntamente, sono stati ritenuti fondati perché il principio di proporzionalità, richiamato dall’art. 1 della l. n. 241/1990, opera anche nell’esercizio dei poteri contingibili e urgenti e impone di verificare, oltre all’idoneità della misura, la sua necessità rispetto ad alternative meno invasive e la proporzionalità in senso stretto. L’abbattimento, pur astrattamente idoneo a eliminare il pericolo, non era stato dimostrato necessario: la perizia comunale lo indicava come una delle possibili misure e non escludeva interventi di mitigazione. Il Comune avrebbe quindi dovuto individuare e valutare concretamente misure alternative idonee a tutelare la pubblica incolumità senza sacrificare irreversibilmente gli alberi. Tale omissione ha determinato sia violazione della proporzionalità sia insufficienza dell’istruttoria. È stato accolto anche il terzo motivo: la documentazione dimostrava un conflitto di interessi potenziale del Sindaco, titolare di un interesse personale alla rimozione degli alberi prospicienti la propria abitazione. L’obbligo di imparzialità e astensione è stato ritenuto applicabile, in via analogica, anche all’adozione di provvedimenti monocratici, sicché il Sindaco avrebbe dovuto astenersi e la competenza sarebbe spettata al Vice-Sindaco ai sensi dell’art. 53, comma 1, del d.lgs. n. 267/2000. L’ordinanza è stata pertanto annullata. Quanto alla domanda di accesso, il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere perché la documentazione era stata acquisita durante il giudizio. Il Comune è stato condannato alle spese, liquidate in euro 2.000, oltre IVA, CPA e rimborso del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 1 l. 241/1990

    Il principio di proporzionalità dell’azione amministrativa, articolato in idoneità, necessarietà e proporzionalità in senso stretto, opera anche nell’esercizio di poteri contingibili e urgenti.

  • art. 3 l. 241/1990

    L’ordinanza deve essere adeguatamente motivata e sorretta da un’istruttoria sufficiente, soprattutto quando impone una misura irreversibile quale l’abbattimento di alberi.

  • art. 50, commi 4 e 5, d.lgs. 267/2000

    La norma è richiamata quale base del potere sindacale esercitato per fronteggiare la situazione di rischio.

  • art. 54, comma 4, d.lgs. 267/2000

    Il potere di adottare ordinanze contingibili e urgenti deve essere esercitato nel rispetto dei presupposti normativi e del principio di proporzionalità.

  • art. 78, comma 2, d.lgs. 267/2000

    L’obbligo di astensione per conflitto di interessi è applicabile, secondo il TAR, in via analogica anche all’adozione di provvedimenti monocratici.

  • art. 53, comma 1, d.lgs. 267/2000

    In caso di astensione del Sindaco, l’adozione del provvedimento avrebbe dovuto competere al Vice-Sindaco.

  • art. 97 Cost.

    I principi di imparzialità e buon andamento impediscono al titolare del potere di adottare un provvedimento nel quale abbia un interesse personale, anche potenziale.

  • art. 116, comma 2, c.p.a.

    La domanda incidentale di accesso è divenuta improcedibile per cessazione della materia del contendere dopo l’ostensione della documentazione richiesta.

  • art. 26 c.p.a.

    La soccombenza dell’amministrazione giustifica la condanna alle spese del giudizio.

Massime di principio

  • Il principio di proporzionalità opera anche nell’adozione di ordinanze contingibili e urgenti e impone all’amministrazione di verificare concretamente l’esistenza di misure alternative meno invasive, idonee e non irreversibili, prima di imporre il sacrificio massimo della posizione privata.
  • Quando una perizia tecnica indica più misure possibili per fronteggiare un rischio, l’amministrazione non può scegliere automaticamente quella più gravosa, ma deve motivare perché le alternative meno invasive non siano sufficienti a tutelare l’interesse pubblico.
  • L’imposizione di una misura irreversibile richiede un’istruttoria concreta e adeguata sulla necessità della misura stessa; la mera classificazione del rischio come elevato non dimostra, da sola, la necessità dell’abbattimento.
  • L’obbligo di imparzialità e astensione derivante da un conflitto di interessi potenziale può applicarsi anche all’adozione di provvedimenti monocratici, non soltanto agli atti collegiali, quando il titolare del potere abbia un interesse personale nella decisione.
  • Il conflitto di interessi potenziale del Sindaco nell’adozione di un’ordinanza contingibile e urgente impone l’astensione; il provvedimento deve essere adottato dal soggetto competente in sostituzione, individuato dalla disciplina dell’ente locale.

Come è indicizzato

MaterieOrdinanze contingibili e urgentiMotivazione del provvedimentoResponsabile del procedimento e competenza
RamiEnti locali e organizzazione amministrativaProcedimento amministrativo
IstitutiProporzionalità e ragionevolezzaDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneBuona fede e correttezza della PA

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