Ordinanza n. 11285/2026 - Roma, Sezione 2T
per la esecuzione delle sentenze del Tar del Lazio n. 6391/2024 e n. 22242/2024.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: liquidazione del compenso spettante al Commissario ad acta nominato per l’esecuzione delle sentenze del TAR Lazio n. 6391/2024 e n. 22242/2024
Esito
Favorevole al ricorrente (società privata)
Prevale il privato
La controversia
Il giudizio è stato promosso per l’esecuzione delle sentenze del TAR Lazio n. 6391/2024 e n. 22242/2024, nell’ambito della revisione del Piano di massima occupabilità di via del Banco di Santo Spirito. Il Commissario ad acta, ritenuto concluso l’incarico con il deposito della relazione finale, aveva chiesto la liquidazione del compenso. Con una precedente ordinanza il Collegio aveva richiesto chiarimenti documentati a Roma Capitale e al Commissario circa l’attività concreta svolta, poiché la deliberazione della Giunta Capitolina n. 503 del 23 dicembre 2025, pur richiamando un’attività d’impulso del Commissario, non ne specificava l’entità in misura sufficiente a consentire la valutazione di congruità del compenso.
La decisione
Il TAR, preso atto dei chiarimenti e della documentazione depositati dal Commissario ad acta e da Roma Capitale, ha ritenuto sussistenti i presupposti fattuali per procedere alla liquidazione. Ha stabilito che, trattandosi di incarico affidato a un dipendente pubblico, i parametri del d.m. 140/2012 possono essere applicati analogicamente, quali disciplina residuale e di chiusura. L’attività svolta è stata qualificata, sempre per analogia, come prestazione stragiudiziale in materia amministrativa riconducibile ai parametri dell’art. 18 del d.m. 55/2014: studio della fattispecie derivante dal giudizio di ottemperanza, raccordo tra le parti e coordinamento tra i diversi uffici di Roma Capitale, fino alla predisposizione della proposta deliberativa sottoposta alla Giunta Capitolina. Considerata l’importanza della controversia e l’assenza di una dichiarazione sul valore, il giudice ha collocato l’affare nella fascia medio-alta, compresa tra euro 52.000,01 ed euro 260.000,00, e ha liquidato al Commissario un compenso di euro 4.500,00, oltre alle spese documentate, a carico di Roma Capitale.
Norme richiamate
art. 1, comma 1, d.m. 140/2012
assume un valore residuale e di chiusura, essendo applicabile in via analogica a casi non espressamente contemplati
I parametri del d.m. 140/2012 possono essere applicati analogicamente per determinare il compenso del Commissario ad acta dipendente pubblico quando la fattispecie non è espressamente disciplinata.
I parametri per le prestazioni stragiudiziali degli avvocati in ambito amministrativo sono utilizzabili, per analogia, per qualificare e quantificare l’attività svolta dal Commissario ad acta.
Massime di principio
- Quando l’incarico di Commissario ad acta è affidato a un dipendente pubblico e manca una disciplina specifica per la liquidazione del compenso, i parametri del d.m. 140/2012 possono essere applicati analogicamente in funzione residuale e di chiusura.
- L’attività del Commissario ad acta consistente nello studio della fattispecie oggetto dell’ottemperanza, nel raccordo tra le parti e nel coordinamento degli uffici dell’amministrazione fino alla predisposizione dell’atto conclusivo può essere assimilata, ai fini della liquidazione, a una prestazione stragiudiziale amministrativa disciplinata dall’art. 18 del d.m. 55/2014.
- La liquidazione del compenso del Commissario ad acta presuppone l’accertamento documentato dell’attività concretamente svolta; quando la documentazione iniziale non consente una valutazione di congruità, il giudice può richiedere chiarimenti integrativi prima di procedere alla liquidazione.
- In assenza di una dichiarazione delle parti sul valore della controversia, il giudice può individuare la fascia parametrica considerando l’importanza dell’affare e le caratteristiche concrete della controversia.
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