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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30650/2025 del 12/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente era stata condannata per avere, al fine di ottenere indebitamente il reddito di cittadinanza, attestato falsamente di risiedere in Italia da almeno dieci anni, mentre era entrata nel territorio nazionale il 29/07/2017 e aveva presentato domanda il 10/09/2020. Ha impugnato la conferma della condanna sostenendo: mancata prova del dolo (avrebbe consegnato al CAF il permesso di soggiorno che attestava il periodo di soggiorno), violazione del diritto unionale (richiamando la sentenza C-112/22 e C-223/22 della CGUE), errore di applicazione della fattispecie e del principio di legalità, illegittima subordinazione della sospensione condizionale della pena alla restituzione delle somme in favore dell'INPS (che non si era costituito parte civile), violazione del principio di proporzionalità e omessa valutazione della situazione economica, nonché travisamento delle prove.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso nella sua parte principale e ha ritenuto fondati soltanto il quarto e il quinto motivo: ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla condizione imposta dalla Corte d'appello che subordinava la sospensione condizionale della pena alla restituzione delle somme all'INPS (condizione illegittima perché l'INPS non si era costituito parte civile), eliminando tale condizione. Sul resto il ricorso è stato respinto: la condanna è stata confermata, con ampia motivazione che affronta il contrasto tra la giurisprudenza della CGUE (che aveva inquadrato il reddito di cittadinanza come misura di assistenza sociale) e la sentenza della Corte costituzionale n. 31/2025 (che ha riconosciuto la natura composita e condizionata del reddito di cittadinanza e ridotto il requisito della residenza da 10 a 5 anni). La Corte di cassazione ha seguito l'orientamento della Corte costituzionale, ritenendo legittima la sanzione penale per la falsa attestazione relativa al requisito di residenza nei limiti del requisito quinquennale; ha inoltre ritenuto che gli elementi probatori erano sufficienti a dimostrare il dolo.

Norme richiamate

  • art. 7, comma 1, d.l. 28 gennaio 2019, n. 4 (conv. l. 28 marzo 2019, n. 26)

    art. 7, comma 1, d.l. n. 4 del 2019

    Norma incriminatrice usata per punire le false dichiarazioni finalizzate all'ottenimento del reddito di cittadinanza; la Corte ha ritenuto applicabile la sanzione penale nei limiti in cui il requisito della residenza sia conforme alla lettura della Consulta (residenza ridotta a 5 anni)

  • art. 2, d.l. n. 4 del 2019

    art. 2 d.l. n. 4 del 2019

    Prevedeva il requisito della residenza decennale per cittadini di Paesi terzi; la Corte costituzionale l'ha giudicata incostituzionale nella parte che prevedeva 10 anni, riducendola a 5 anni

  • art. 43 cod. pen.

    Richiamato in ordine all'elemento soggettivo del reato (dolo) nell'ambito delle false dichiarazioni

  • art. 49 cod. pen.

    Richiamato per distinguere l'impossibilità dell'evento per inidoneità oggettiva dall'elemento soggettivo del reato

  • Direttiva 2003/109/CE (art. 11 par.1 lett. d) e art. 4)

    Direttiva 2003/109/CE, art. 11 par.1 lett. d) e art. 4

    La CGUE ha interpretato tali disposizioni come garantenti la parità di trattamento in materia di prestazioni sociali e ha ritenuto incompatibile il requisito decennale; la Corte costituzionale però ha distinto la natura del reddito di cittadinanza e ha ritenuto ammissibile un criterio di residenza proporzionato (5 anni)

  • Sentenza Grande Sezione CGUE, 29/07/2024, cause riunite C-112/22 e C-223/22

    C-112/22 e C-223/22, 29 luglio 2024

    Ha ritenuto che il reddito di cittadinanza, se considerato misura di assistenza sociale, non può essere subordinato a un requisito di residenza decennale né punire penalmente la falsa dichiarazione su tale requisito; la Corte di cassazione ha però evidenziato che la CGUE si è attenuta all'interpretazione formulata dal giudice di rinvio senza verificarne l'esattezza rispetto all'ordinamento nazionale

  • Sentenza Corte costituzionale n. 31/2025

    Ha stabilito l'illegittimità costituzionale della previsione della residenza decennale per il reddito di cittadinanza (art. 2 d.l. n.4/2019) e ha ridotto il requisito a cinque anni, ritenendo il reddito di cittadinanza una misura con componenti di inclusione attiva non meramente assistenziali

  • Sezioni Unite penali, sent. n. 32939 del 27/04/2023 (Selvaggio)

    Sez. U, n. 32939 del 27/04/2023

    Principio: la sospensione condizionale della pena può essere subordinata al risarcimento del danno solo quando vi sia stata la costituzione di parte civile, poiché il risarcimento riguarda il danno civile

  • Cassazione Sez. 2, sent. n. 13345 del 05/03/2025 (Pena Abreu)

    Sez. 2, n. 13345 del 05/03/2025

    Orientamento precedente della Cassazione che, prima dell'intervento della Consulta, aveva ritenuto che la falsa attestazione sulla residenza decennale non costituisse elemento del delitto; la Corte di cassazione qui ha ritenuto non in conflitto la decisione attuale con la successiva pronuncia costituzionale

Massime di principio

  • Se la parte civile (o il soggetto al quale si richiede la restituzione/riparazione civile) non si è costituita come parte civile, il giudice non può subordinare la sospensione condizionale della pena al risarcimento o alla restituzione di somme a favore di quel soggetto (Sezioni Unite).
  • Nel giudicare la responsabilità per false dichiarazioni finalizzate all'ottenimento di prestazioni pubbliche, la Corte valuta il quadro probatorio nella sua globalità: l'ottenimento effettivo del beneficio e la comunicazione di dati falsi possono sostenere la prova del dolo.
  • In presenza di contrasto tra interpretazioni della CGUE e della Corte costituzionale su norme interne che incidono su diritti costituzionali, la Corte di cassazione può conformarsi alla lettura fornita dalla Corte costituzionale quando questa ha esercitato la funzione di verifica dell'adeguatezza della normativa interna; ciò vale particolarmente se la Consulta ha adattato la norma (es. riduzione del requisito di residenza da 10 a 5 anni).
  • La CGUE può interpretare norme europee secondo il quadro prospettato dal giudice rimettente, ma non è tenuta a verificarne l'esattezza rispetto all'ordinamento nazionale; i giudici nazionali e la Corte costituzionale mantengono ruolo decisivo nell'accertare la compatibilità costituzionale e l'applicazione interna.
  • I motivi di ricorso che riproducono pedissequamente gli stessi argomenti già disattesi in grado d'appello, senza una critica argomentata alla motivazione della corte di merito, sono inammissibili per mancata specificità.
  • Quando una norma penale è stata in parte dichiarata incostituzionale e rimodulata dalla Consulta (es. durata del requisito di residenza), la sua applicazione penale deve essere valutata alla luce della nuova interpretazione costituzionale.

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