Cassazione Penale, Sentenza n. 29608/2024 del 19/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza della Corte d'Appello di Roma che aveva riformato in senso favorevole all'imputato la determinazione del trattamento sanzionatorio ma aveva confermato la responsabilità per bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale. Il ricorrente lamentava violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'utilizzabilità delle dichiarazioni rese al curatore fallimentare dalla coimputata Imperioli (deceduta) e alla valutazione delle testimonianze dei dipendenti della societa' fallita, sostenendo la loro inattendibilità e la illegittima utilizzazione delle dichiarazioni trasfuse nella relazione ex art. 33 l. fall.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso (dichiarandolo inammissibile nei limiti e, comunque, infondato). Ha ritenuto legittima l'utilizzabilità delle dichiarazioni rese al curatore fallimentare e trasfuse nella relazione ex art. 33 l. fall., osservando che non sussiste violazione dell'art. 526 cod. proc. pen. quando la parte non ha chiesto l'escussione del dichiarante. Inoltre ha richiamato il principio secondo cui, in caso di censura sull'utilizzabilità di un elemento di prova, il ricorrente deve dimostrare l'incidenza della sua espunzione sulla prova di resistenza; qui il ricorrente non ha adempiuto a tale onere perché le deposizioni rese ai sensi dell'art. 507 c.p.p. dai dipendenti della fallita confermavano l'amministratore di fatto (Perciballi). Pertanto la decisione di merito e' stata ritenuta conforme e insindacabile in Cassazione; il ricorrente e' stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 33 legge fallimentare
Le dichiarazioni raccolte dal curatore e trasfuse nella relazione ex art. 33 l. fall. sono utilizzabili come prova a carico se valutate unitamente agli altri elementi che ne confermano l'attendibilità
art. 526 cod. proc. pen.
Non c'è violazione dell'art. 526 quando l'imputato o il difensore non hanno richiesto l'escussione del dichiarante; la mancata escussione puo' derivare da scelta difensiva e non costituisce sottrazione volontaria
art. 507 cod. proc. pen.
Le deposizioni raccolte ai sensi dell'art. 507 (testimonianze rese dal curatore o rilevanti nel procedimento fallimentare) sono valutabili e possono costituire fondamento della decisione di merito
art. 192, comma terzo, cod. proc. pen.
Le dichiarazioni del curatore rese da indagati o imputati devono essere valutate congiuntamente ad altri elementi che ne confermano l'attendibilità
art. 616 cod. proc. pen.
Prevede la condanna alle spese del procedimento nel caso di rigetto del ricorso
Massime di principio
- Le dichiarazioni rese al curatore fallimentare e trasfuse nella relazione ex art. 33 l. fall. possono essere utilizzate come prova a carico se corredate da elementi che ne confermano l'attendibilità
- La mancata escussione in dibattimento di un coimputato o dichiarante non determina automaticamente nullita' o inammissibilita' dell'uso delle sue dichiarazioni quando l'imputato o il difensore non abbiano chiesto l'escussione: la scelta probatoria della difesa e' rilevante
- Chi impugna l'utilizzabilità di una prova deve spiegare e dimostrare come l'eliminazione di quella prova inciderebbe sulla cosiddetta prova di resistenza; se le rimanenti prove sono sufficienti, l'eventuale illegittimità diventa irrilevante
- Le valutazioni di fatto del giudice di merito sull'esistenza di un ruolo di amministratore di fatto sono insindacabili in Cassazione quando siano sorrette da motivazione logica e congrua e da riscontri probatori
- Le deposizioni dei dipendenti e altri testi oculari o diretti, se coerenti e specifiche, hanno elevato valore probatorio e possono sostenere la condanna anche in presenza di dubbi su altre dichiarazioni indirette
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