Sentenza n. 1234/2026 - Palermo, Sezione 5
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Termini Imerese, Sezione Lavoro, che aveva condannato il Ministero al pagamento dell’indennità sostitutiva delle ferie non godute
Esito
Favorevole al ricorrente (dipendente scolastico)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha chiesto l’ottemperanza al giudicato formatosi sulla sentenza n. 919/2024 del Tribunale di Termini Imerese, resa in funzione di giudice del lavoro, che aveva condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito al pagamento di euro 1.072,88, oltre interessi legali dal dovuto al saldo, a titolo di indennità sostitutiva delle ferie non godute per gli anni scolastici 2018/2019 e 2019/2020. Ha dedotto l’inadempimento dell’Amministrazione, chiedendo anche la nomina di un commissario ad acta per il caso di persistente inerzia. Il Ministero si è costituito, ma non ha allegato né dimostrato l’avvenuto pagamento, né ha dedotto fatti modificativi o estintivi del credito.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso, ritenendo documentalmente provati il contenuto pecuniario della sentenza, il passaggio in giudicato e il rispetto delle formalità e dei termini di notificazione all’Amministrazione debitrice. In assenza di prova dell’adempimento o di fatti estintivi o modificativi del credito, ha ordinato al Ministero di dare esecuzione al giudicato mediante il pagamento di euro 1.072,88, oltre interessi legali dal dovuto al saldo, entro sessanta giorni dalla comunicazione amministrativa o dalla notificazione della sentenza, se anteriore. Per l’ulteriore inerzia ha nominato commissario ad acta il responsabile pro tempore della competente Direzione generale del Ministero, con facoltà di delega, assegnandogli un ulteriore termine di sessanta giorni dalla richiesta dell’interessato per liquidare e corrispondere le somme dovute. Ha posto le spese di lite a carico dell’Amministrazione, liquidandole in euro 200,00 oltre accessori di legge.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
La disposizione costituisce la base processuale dell’azione di ottemperanza e consente al giudice amministrativo di ordinare l’esecuzione del giudicato e di nominare, in caso di persistente inadempimento, un commissario ad acta.
d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115
Il compenso eventualmente spettante al commissario ad acta deve essere determinato e liquidato successivamente con separato decreto.
d.m. n. 55/2014
È stato utilizzato analogicamente come parametro per la liquidazione delle spese di lite, con riferimento ai minimi tariffari delle procedure esecutive mobiliari, considerata la non particolare complessità della controversia.
Massime di principio
- L’azione di ottemperanza è accoglibile quando il ricorrente dimostri l’esistenza di una pronuncia passata in giudicato contenente una condanna pecuniaria, nonché il rispetto delle formalità e dei termini previsti per la notificazione all’amministrazione debitrice.
- Nel giudizio di ottemperanza avente a oggetto una condanna al pagamento di somme, l’amministrazione non può sottrarsi all’esecuzione limitandosi a costituirsi in giudizio: ove non dimostri l’avvenuto pagamento o deduca fatti modificativi o estintivi del credito, il giudice può ordinare direttamente la corresponsione delle somme dovute.
- Il giudice dell’ottemperanza può assegnare all’amministrazione un termine per adempiere e nominare preventivamente un commissario ad acta, destinato a operare entro un ulteriore termine in caso di persistente inerzia dell’amministrazione.
- Il commissario ad acta nominato in sede di ottemperanza esercita un ufficio pubblicistico sostitutivo dell’amministrazione inadempiente e può essere autorizzato a delegare le attività necessarie all’esecuzione del giudicato.
Come è indicizzato
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