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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 597/2024 del 08/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Trieste contestando: 1) la sussistenza degli elementi costitutivi del reato di resistenza a pubblico ufficiale, sostenendo che la sua condotta fosse una forma di protesta priva di connotazione intimidatoria e quindi priva del dolo specifico; 2) la qualificazione giuridica della condotta come resistenza, chiedendo la riqualificazione nel reato di minaccia aggravata (reato per il quale, secondo l'imputato, sarebbe necessaria la querela); 3) l'applicazione della recidiva, ritenuta dal difensore fondata unicamente sui precedenti penali senza adeguata motivazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondati i primi due motivi: la Corte territoriale ha descritto elementi concreti (atteggiamento ostruzionistico durante una perquisizione in carcere e la frase inequivocabilmente minacciosa rivolta al Sovrintendente: "fuori non sei nessuno e se ti becco ti renderai conto con chi hai a che fare...") tali da integrare il reato di resistenza, essendo finalizzati a neutralizzare e ostacolare l'attività del pubblico ufficiale; non sussiste pertanto la riqualificazione in minaccia aggravata non procedibile d'ufficio. Ha altresì respinto il terzo motivo ritenendolo generico: la Corte d'appello ha motivato adeguatamente la sussistenza degli elementi ostativi all'esclusione della recidiva (tipologia e offensività dei precedenti, vicinanza temporale, escalation del comportamento, commissione del reato durante l'espiazione di pene pregresse). Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 337 cod. pen.

    La Corte richiama il delitto richiamato nella decisione per sottolineare che la condotta minacciosa diretta a neutralizzare l'azione del pubblico ufficiale integra il delitto perseguibile d'ufficio, dato il dolo specifico consistente nella volontà di ostacolare l'attività dell'ufficio.

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 38786 del 17/09/2014 (Eki, Rv. 260469)

    Richiama il principio secondo cui, nel reato di resistenza a pubblico ufficiale, il dolo specifico si concretizza nella volontà e coscienza di usare violenza o minaccia al fine di opporsi al compimento di un atto dell'ufficio; ciò integra il fine di ostacolare l'attività pertinente al pubblico ufficio o servizio in atto.

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 23684 del 14/05/2015 (Bianchini, Rv. 263813)

    Stabilisce la distinzione tra comportamento aggressivo diretto a costringere o impedire l'azione del pubblico ufficiale (che può integrare resistenza, perseguibile d'ufficio) e comportamenti che sono solo espressione di volgarità/ingiuria o minaccia generica, i quali sono perseguibili a querela.

Massime di principio

  • Le espressioni minacciose rivolte a un pubblico ufficiale durante l'esercizio delle sue funzioni possono integrare il reato di resistenza se finalizzate concretamente a ostacolare l'atto d'ufficio (presenza del dolo specifico).
  • È fondamentale distinguere tra minaccia/ingiuria generica (che richiede la querela per la procedibilità) e minaccia impiegata per neutralizzare o costringere un pubblico ufficiale nell'esercizio del suo servizio (perseguibile d'ufficio come resistenza).
  • La Corte di cassazione non sostituisce la valutazione di fatto dei giudici di merito quando questi hanno fornito motivazioni coerenti e circostanziate: il ricorso deve dimostrare un vizio giuridico o una carenza logica della motivazione per essere accolto.
  • Ai fini della recidiva si considerano la tipologia, la gravità, la collocazione temporale e l'eventuale escalation delle condotte pregresse; la semplice elencazione di precedenti non impedisce l'accertamento della recidiva se ricorrono elementi ostativi adeguatamente motivati.
  • In casi analoghi, il difensore dovrebbe fornire elementi concreti che dimostrino l'assenza di finalità ostative nell'atteggiamento dell'imputato o errori di valutazione dei fatti per superare l'orientamento consolidato della giurisprudenza.

Testo integrale

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