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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44346/2023 del 03/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente ha chiesto la rimessione (spostamento) del processo penale n. 1090/2023 pendente presso il Tribunale di Pescara per il reato di violazione di pubblica custodia di cose (art. 351 c.p.), deducendo una "inimicizia grave" dell'ufficio del pubblico ministero della sede di Pescara (in particolare del Procuratore Capo dott. Giuseppe Bellelli e della P.M. dott.ssa Anna Benigni) maturata nell'ambito del procedimento sulla morte di Roberto Straccia. A fondamento dell'istanza la ricorrente ha richiamato: risentimento personale derivante da azioni civili promosse in veste di difensore di Mario Straccia; la convocazione del pubblico ministero da parte della Commissione Parlamentare Antimafia; decisioni relative al collaboratore di giustizia Eugenio Ferrazzo; e la "presunta pressione" esercitata dalla 'ndrangheta sui giudici di Pescara. Ha inoltre prospettato eccezioni di incostituzionalità degli artt. 36 e 52 c.p.p. rispetto all'art. 111 Cost. e all'art. 6 CEDU.

La decisione

La Corte ha dichiarato la richiesta di rimessione manifestamente infondata e inammissibile. Ha ritenuto inammissibile anche l'eccezione di incostituzionalità degli artt. 36 e 52 c.p.p. in quanto le norme censurate non si applicano al procedimento di rimessione e quindi sono irrilevanti nel caso concreto. La Corte ha motivato che l'istituto della rimessione è eccezionale e richiede una "grave situazione locale" esterna alla dialettica processuale, capace di compromettere l'imparzialità dell'ufficio giudiziario; i fatti denunciati dalla ricorrente (risentimento personale, azioni civili pendenti, congetture su pressioni della criminalità organizzata) non raggiungono tale soglia e sono privi della gravità necessaria, essendo per lo più congetture e illazioni. Conseguentemente la richiesta è stata respinta e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 351 cod. pen.

    Norma del codice penale che disciplina il reato di violazione di pubblica custodia di cose; è il capo di imputazione contestato alla ricorrente nel processo di merito.

  • artt. 45 e segg. cod. proc. pen.

    art. 45, comma 1 cod. proc. pen.

    Regolano la rimessione (translatio iudicii). La Corte interpreta questi articoli restrittivamente: la rimessione è ammessa solo in presenza di una "grave situazione locale" esterna alla dialettica processuale che comprometta l'imparzialità dell'ufficio giudiziario o la libertà di determinazione dei partecipanti al processo.

  • art. 36 cod. proc. pen.

    punti a) "se ha interessi nel procedimento", d) "se vi è inimicizia grave con una delle parti private", h) "se esistono altre gravi ragioni di convenienza"

    La ricorrente ne ha contestato la costituzionalità nella parte relativa ai presupposti di astensione; la Corte ha ritenuto la questione inammissibile poiché la norma non trova applicazione nel procedimento di rimessione.

  • art. 52 cod. proc. pen.

    Regola l'astensione del pubblico ministero; la ricorrente ha contestato il fatto che preveda una facoltà e non un obbligo di astensione. La Corte ha considerato la questione irrilevante nel procedimento di rimessione.

  • art. 111 Cost.

    Richiamato dalla ricorrente in relazione alla presunta violazione del diritto al giusto processo; la Corte non ha ritenuto la questione applicabile al procedimento di rimessione.

  • art. 6 Convenzione europea dei diritti dell'uomo

    Invocato dalla ricorrente in relazione al diritto a un processo equo; la Corte ha ritenuto la questione non pertinente al rito di rimessione.

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020 (conv. l. n. 176/2020) e successive proroghe

    Norme che hanno permesso la trattazione scritta del ricorso (procedura scritta) in assenza di richiesta di trattazione orale; applicazione procedurale nella vicenda.

  • art. 94, comma 2, d.lgs. 150/2022

    Richiamato in relazione ai termini di impugnazione e alle norme transitorie per l'applicazione della procedura scritta; utilizzato per il corretto inquadramento procedurale del ricorso.

Massime di principio

  • La richiesta di rimessione del processo (translatio iudicii) è un rimedio eccezionale: occorre dimostrare una "grave situazione locale" esterna alla normale dialettica processuale, capace di compromettere l'imparzialità dell'ufficio giudiziario o la libertà di autodeterminazione dei partecipanti al processo.
  • Motivi personali di risentimento, azioni civili pendenti o conflitti individuali con magistrati non sono di per sé sufficienti a integrare la grave situazione locale richiesta dall'art. 45 c.p.p.; serve prova di un pregiudizio concreto e diffuso all'imparzialità dell'ufficio o alla serenità del procedimento.
  • Le accuse generiche, le congetture o le illazioni sulla pressione della criminalità organizzata o su comportamenti dei magistrati non provati non bastano: è necessaria una documentazione o evidenza che leghi tali fatti all'effetto di pregiudizio sull'ufficio giudiziario della sede.
  • Le eccezioni di incostituzionalità o i rilievi relativi alla disciplina dell'astensione del pubblico ministero (artt. 36 e 52 c.p.p.) possono essere dichiarate irrilevanti se le disposizioni indicate non si applicano al procedimento concreto che si sta decidendo (ad es. procedimento di rimessione).
  • Chi propone una richiesta manifestamente infondata può essere condannato al pagamento delle spese processuali e a sanzioni pecuniarie (es. somme alla Cassa delle ammende); conviene valutare con cautela e fornire prove solide prima di avanzare istanze di rimessione.

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