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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18825/2024 del 13/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente deduceva che la Corte d'appello aveva illegittimamente aumentato la pena di base applicando l'aumento per la recidiva, nonostante il giudice di primo grado avesse già ravvisato equivalenza tra la recidiva e le circostanze attenuanti generiche. Contestava quindi l'inosservanza dell'art. 597, comma 3, cod. proc. pen., poiché il giudizio di equivalenza non poteva essere neutralizzato in assenza di impugnazione da parte del pubblico ministero.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto illegittimo l'aumento per la recidiva operato in appello perché il giudice di primo grado aveva dichiarato l'equivalenza della recidiva con le circostanze attenuanti generiche e tale valutazione non era stata impugnata dal PM. Ha annullato senza rinvio la parte della sentenza impugnata relativa all'aumento per la recidiva e ha rideterminato il trattamento sanzionatorio nella pena base: nove mesi di reclusione e euro 300 di multa. Per il resto la condanna è stata confermata nella sostanza secondo quanto previsto al tempus commissi delicti.

Norme richiamate

  • art. 597, comma 3, cod. proc. pen.

    Secondo la Corte, la norma impone che il giudizio di equivalenza tra circostanze attenuanti e fattore aggravante (qui: la recidiva) non possa essere disatteso in sede di appello se non è stata promossa impugnazione dal pubblico ministero; pertanto l'aumento per recidiva operato in assenza di detta impugnazione è illegittimo.

  • art. 23, comma 8, decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 (conv. con modificazioni)

    Norma procedurale richiamata in relazione alla possibilità di discussione orale e alle requisitorie scritte; nel caso è stato rilevato che non è stata formulata richiesta di discussione orale e che è pervenuta una requisitoria scritta del Sostituto Procuratore generale.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato come limite formale al sindacato in cassazione sulle questioni dedotte nell'ambito dei termini e delle modalità previste; il ricorso è stato comunque ritenuto ammissibile e fondato sul punto dedotto.

Massime di principio

  • Se il giudice di primo grado riconosce equivalenza tra una circostanza attenuante e una causa di aumento (es. recidiva), tale valutazione vincola e non può essere elusa in appello se il pubblico ministero non la impugna.
  • La Corte d'appello non può legittimamente aumentare la pena per recidiva quando il primo giudice ha già neutralizzato la recidiva mediante equivalenza con attenuanti generiche, salvo che il PM non abbia fatto ricorso contro quella valutazione.
  • In cassazione, quando l'illegittimità riguarda solo la determinazione della pena, la Corte può annullare senza rinvio la parte impugnata e rideterminare direttamente il trattamento sanzionatorio ove ciò sia possibile.
  • Per la difesa è importante verificare se il PM abbia impugnato questioni che svantaggiano l'imputato: l'assenza di impugnazione del PM su un giudizio di equivalenza può costituire un punto di forza per ottenere la riduzione della pena in sede di cassazione.
  • Nel ricalcolo della pena vanno rispettate la cornice edittale vigente al momento del fatto e i limiti stabiliti dalle valutazioni già compiute dal primo giudice, a meno che non sussistano impugnazioni valide che ne modifichino i presupposti.

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