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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 13994/2025 del 26/05/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente chiedeva l'accertamento dell'acquisto per usucapione della porzione di terreno (mq. 3.168, particella 113, Comune di Mondragone) che risultava intestata al Demanio Pubblico dello Stato per effetto di una voltura catastale errata del 1960. Sosteneva di detenere il bene ininterrottamente dal 1974-1975 e che, in realtà, la particella era stata sdemanializzata già in virtù dell'atto di affranco del 17/9/1935 e dei provvedimenti approvativi successivi (ordinanza del Regio Commissario per gli Usi Civici del 24/8/1936; decreto del Ministro per l'Agricoltura e Foreste del 12/9/1936), oltre a documenti catastali e c.t.u. La Corte di Appello aveva però rigettato l'appello ritenendo che per i beni del demanio marittimo la sdemanializzazione non potesse realizzarsi tacitamente ma richiedesse un decreto ministeriale ai sensi dell'art. 35 cod. nav., e che mancasse prova dell'approvazione superiore prevista dall'atto di affranco del 1935. In Cassazione il ricorrente ha articolato tre motivi: (i) omesso esame di documenti decisivi (art. 360, I, n.5 c.p.c.); (ii) violazione e falsa applicazione di norme sul demanio marittimo e sulla sdemanializzazione (art. 829 c.c., art. 157 Codice della Marina Mercantile 1877, art. 35 Codice della Navigazione) chiedendo di considerare la normativa antecedente al 1942; (iii) errata interpretazione contrattuale dell'atto di affranco (artt. 1362 e ss. c.c.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il secondo motivo di ricorso, ritenendo che la Corte territoriale abbia erroneamente applicato l'attuale disciplina dell'art. 35 del Codice della Navigazione senza considerare che la vicenda riguarda atti ante 1942 regolati dall'art. 157 del Codice della Marina Mercantile del 1877. La Cassazione ha affermato il principio che l'art. 157 valorizzava l'elemento sostanziale del venir meno della necessità all'uso pubblico e che, sotto quel regime, poteva essere sufficiente il riconoscimento amministrativo della non necessità (meramente dichiarativo) per il passaggio dal demanio al patrimonio dello Stato, mentre l'art. 35 cod. nav. valorizza la formalità richiedendo anche un decreto ministeriale costitutivo. Perciò la sentenza impugnata è stata cassata e la causa rinviata alla Corte d'Appello di Napoli in diversa composizione per nuovo esame e valutazione dei documenti (atto di affranco 1935, ordinanza 24/8/1936, decreto 12/9/1936, c.t.u., note catastali), mentre il primo e il terzo motivo sono stati assorbiti dall'accoglimento del secondo.

Norme richiamate

  • art. 157 Codice della Marina Mercantile (R.D. 24 ottobre 1877, n. 4146)

    "le parti di spiaggia e delle altre pertinenze demaniali sovraindicate, che per dichiarazione della amministrazione marittima fossero riconosciute non più necessarie all'uso pubblico, potranno fare passaggio dai beni del pubblico demanio a quelli del patrimonio dello Stato"

    Sottolineata la natura sostanziale della norma: il riconoscimento amministrativo della non necessità all'uso pubblico era condizione sufficiente per il transito dal demanio al patrimonio, senza necessità di un atto ministeriale formale aggiuntivo.

  • art. 35 Codice della Navigazione (R.D. 30 marzo 1942, n. 327)

    "le zone demaniali che dal capo del compartimento non siano ritenute utilizzabili per pubblici usi del mare sono escluse dal demanio marittimo con decreto del ministro per le comunicazioni di concerto con quello per le finanze"

    Valorizza l'aspetto formale della sdemanializzazione: oltre al riconoscimento tecnico, richiede un decreto ministeriale costitutivo per escludere le zone dal demanio marittimo.

  • art. 829 cod. civ.

    Regola la sdemanializzazione per il demanio 'accidentale' (efficacia meramente dichiarativa dell'atto di sclassificazione); la sentenza la cita per distinguere il trattamento del demanio generale rispetto al demanio marittimo necessario.

  • art. 829 (riferimento dottrinale) e giurisprudenza sulla distinzione demanio necessario/accidentale

    Richiama il principio consolidato che per i beni del demanio necessario (quali spiagge e lido) la sdemanializzazione richiede, di regola, un formale provvedimento amministrativo, mentre per il demanio accidentale può essere possibile una sdemanializzazione tacita.

  • artt. 1362, 1363, 1366, 1367, 1369 e 1372 cod. civ.

    Norme sull'interpretazione dei contratti; richiamate dal ricorrente con riguardo all'interpretazione dell'atto di affranco del 1935, rilevando che la Corte di merito avrebbe dovuto esaminare il testo e il contesto contrattuale nel loro insieme.

  • art. 360, primo comma, nn. 3 e 5 cod. proc. civ.

    Fondamenti processuali dei motivi dedotti in Cassazione: n.3 per violazione di norme di diritto, n.5 per omesso esame di fatti e documenti decisivi. La Corte ha ritenuto fondato il n.3 in relazione alla normativa sulla sdemanializzazione e ha assorbito il n.5 rimandando l'esame documentale al giudice di rinvio.

  • art. 429 cod. civ. 1865 (riferimento storico)

    Citato nel ricorso per indicare la disciplina previgente in tema di perdita della demanialità per fatto naturale; utilizzato per sostenere che la normativa antecedente non impediva il riconoscimento amministrativo senza atto costitutivo.

Massime di principio

  • Distinguere sempre tra demanio 'accidentale' e demanio marittimo ('necessario'): per il primo la sdemanializzazione può essere dichiarativa e talvolta tacita; per il secondo la regola è la necessità di un atto amministrativo formale, salvo che la vicenda sia regolata da norme antecedenti che prevedevano diverso meccanismo.
  • Verificare la legge applicabile al momento in cui si sarebbe verificata la sdemanializzazione: se l'evento risale a periodi anteriori all'entrata in vigore del Codice della Navigazione (1942), va valutata l'applicazione dell'art. 157 del Codice della Marina Mercantile e degli atti amministrativi coevi.
  • In caso di contestazione di sdemanializzazione antecedente alla normativa vigente, il giudice deve esaminare compiutamente documenti amministrativi storici (atti di affranco, ordinanze commissariali, decreti ministeriali, relazioni tecniche, note catastali e c.t.u.) per verificare se vi sia stato il riconoscimento amministrativo sufficiente ai sensi della disciplina allora applicabile.
  • L'assenza di un decreto ministeriale ex art. 35 cod. nav. non è necessariamente definitiva se la transizione dal demanio al patrimonio è avvenuta sotto il regime previgente che richiedeva solo il riconoscimento amministrativo: occorre valutare il contesto storico-amministrativo.
  • Il possesso di un privato su bene demaniale non è idoneo all'usucapione finché la demanialità non sia effettivamente cessata secondo la disciplina applicabile; pertanto la prova della sdemanializzazione è essenziale in giudizi di usucapione su aree demaniali.
  • Il giudice ordinario non può sostituirsi all'Amministrazione nel compiere atti di natura discrezionale destinati all'esclusione dal demanio: la sua funzione è quella di accertare l'effettiva esistenza e portata degli atti amministrativi che eventualmente hanno già compiuto tale esclusione.

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