Cassazione Penale, Sentenza n. 10429/2026 del 18/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per due reati di estorsione aggravata dal metodo mafioso. I mezzi di doglianza erano due: (1) per il capo relativo all'estorsione ai danni di Giuseppe Femia si contestava che l'incontro organizzato dal Bruzzese fosse un mero antecedente causale privo di connessione causale con la consumazione del reato e dunque non provava la sua partecipazione o consapevolezza; (2) per il capo relativo all'estorsione ai danni di Alessandro Benedetti si deduceva che Bruzzese si fosse limitato ad accompagnare Giuseppe Zito in officina (eventuale post factum), non avesse partecipato alla richiesta estorsiva né ne avesse consapevolezza, che le intercettazioni fossero travisate e che la sua presenza agli incontri non equivalga a condivisione dell'azione criminosa, potendosi al più configurare favoreggiamento.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Quanto al primo capo (Femia), la Corte ha richiamato e applicato la dottrina dell'"estorsione ambientale": nei contesti ad alta infiltrazione mafiosa chi fa da "punto di contatto" attiva consapevolmente la procedura estorsiva; dalle intercettazioni e dalla dinamica emerse il Tribunale aveva correttamente ritenuto che Bruzzese fosse conscio della natura della richiesta, avesse agevolato l'appuntamento con il vertice e fosse persona di fiducia (autista) del capomafia, elementi convergenti sui gravi indizi di colpevolezza. Quanto al secondo capo (Benedetti), la Corte ha ribadito i limiti del sindacato in sede di legittimità (non può rivedersi il merito probatorio salvo travisamento manifesto e decisivo) e ha ritenuto logica e non censurabile la valutazione del Tribunale: le intercettazioni e le conversazioni indiziavano la consapevole partecipazione di Bruzzese all'azione estorsiva, la sua presenza durante le disposizioni del vertice e il ruolo fiduciario nei confronti di Piromalli. La Corte ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e disposto l'invio di copia del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art. 94 disp. att. c.p.p.; non vi è stata remissione in libertà.
Norme richiamate
art. 629 cod. pen. (estorsione)
Norma sostanziale del reato di estorsione; la Corte l'ha richiamata nella valutazione dei requisiti del reato anche nella forma "ambientale" e per esaminare la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza
art. 273 cod. proc. pen.
Richiamato nelle deduzioni del ricorrente in relazione alla valutazione dei gravi indizi e alla legittimità della misura cautelare; interpretato dalla Corte nel senso di collegarsi ai presupposti per l'applicazione e sindacato delle misure cautelari
art. 616 cod. proc. pen. (spese del procedimento)
Prevede che la parte privata che propone ricorso sia condannata alle spese se il ricorso è rigettato; la Corte lo ha applicato condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali
art. 94 disp. att. cod. proc. pen. (adempimenti in caso di mantenimento della custodia)
art. 94, commi 1-ter e 1-bis, disp. att. c.p.p.
Obbligo di trasmettere copia del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario per gli adempimenti consequenziali riguardanti lo stato di detenzione dell'indagato; la Corte ha disposto tale trasmissione dato che non è intervenuta la remissione in libertà
Massime di principio
- In contesti ad alta infiltrazione mafiosa la figura del "punto di contatto" può integrare la partecipazione all'estorsione anche in assenza di minacce esplicite: la capacità intimidatrice del contesto e il ruolo fiduciario del soggetto sono elementi idonei a provare la consapevolezza e il contributo all'azione estorsiva
- La Corte di Cassazione, in sede di legittimità, non rivede valutazioni di merito sulle prove e sulle intercettazioni salvo il caso di travisamento manifesto e decisivo; per vincere in Cassazione è necessario allegare e dimostrare concretamente il travisamento o l'illogicità manifesta della motivazione
- La mera azione materiale (es. accompagnare una persona) può essere qualificata in modi diversi: se isolata e priva di consapevolezza può essere al più favoreggiamento, ma se accompagnata da prove di consapevolezza, presenza a disposizioni del vertice e rapporto fiduciario con il capo può concorrere a fondare gravi indizi di estorsione
- La qualificazione di comportamenti come intimidatori va valutata in relazione alle circostanze ambientali (infiltrazione mafiosa), alla personalità dell'agente e alla condizione della vittima: comportamenti 'velati' possono essere idonei a coartare la volontà della vittima in tali contesti
- Per la difesa, quando si contesta l'interpretazione di intercettazioni, occorre dimostrare puntualmente la discrepanza tra contenuto reale e valutazione del giudice di merito; semplici alternative ermeneutiche non sono sufficienti in Cassazione
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